Il Parco dell’agro centuriato romano

Nostro punto di vistaParco dell’Agrocenturiato RomanoBosco di PianuraIdrovia

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Oltre alle sagome delle Ville della Riviera el Brenta,  una delle forme che fanno parte della nostra storia e della nostra terra è quella del reticolo di strade perfettamente ortogonali, orientate a favore del corso dell’acqua ed a passo costante che identifica il territorio ed il paesaggio tra le provincie di Padova e Venezia, la Centuriazione Romana. Ambito riconosciuto sia dal sentimento del cittadino che vi abita, sia dalla struttura di Governo del Territorio:

Clicca QUI per consultare il sunto dell'Atlante Ricognitivo delgi ambiti di paesaggio del PTRC

Con il passare del tempo questa forma, originariamente tracciata circa 2000 anni fa dall’agrimensore romano, si è ridotta dalla sua estensione originale, da circa 600 a 220 centurie e quindi da circa 800 a 300 Km di strade.

Oltre che in dimensione, l’evoluzione delle esigenze produttive da agricolo a industriale della popolazione abitante, hanno portato all’interno della Centuria una trasformazione funzionale vedendo ridurre l’estesione dell’agricoltura di sussistenza a favore degli insediamenti produttivi-industriali che hanno fatto la fortuna di una buona percentuale di popolazione locale, più o meno dal dopoguerra.

Le trasformazioni sono inevitabili, a maggior ragione una popolazione stremata dagli stenti di due conflitti bellici mondiali che cosa aveva da offrire se non la propria manodopera e creatività? Queste doti unite alla proverbiale dedizione al lavoro hanno creato tanta ricchezza e aumentato le possibilità per tutti gli abitanti del Graticolato.

Ogni medaglia però ha il suo rovescio e aumentando la sua consapevolezza, l’abitante “illuminato” sta continuando ad osservare che questo modello produttivo (e sopratutto le sue strumentalizzazioni ed estremizzazioni) che a suo tempo si reputava infallibile, sta presentando dei limiti, concorrenza sul mercato a parte, l’abitante del Graticolato è sempre più cosciente che il suo territorio è una risorsa da impegnare ma anche fin troppo sacrificata, e questa sensazione la sperimenta sulla sua pelle.

Impatti sull’ambiente (cementificazione spinta, rifiuti nocivi frutto di scarti di lavorazioni, peggioramento della qualità dell’aria, ecc..) e sulla persona (rischi correlati all’inquinamento, all’eccessivo traffico, stress, ecc..) dovrebbero spingere a delle riflessioni profonde da parte di tutti, prendendo atto che il territorio è una risorsa finita da preservare, iniziando dal fatto che la sua salute è anche la nostra e che la sua incolumità di fatto rappresenta una opportunità, non dimentichiamo che la nostra Regione è ai primi posti a livello nazionale per affluenza turistica.

Cosa fare?

Per prima cosa un gruppo di comitati e associazioni affiliati a CAT ha raccolto varie esperienze e, con il patrocinio del Comune di Mirano, ha organizzato un momento di riflessione pubblica sotto forma di convegno dal titolo:

“verso il parco dell’agrocenturiato romano”

Locandina del convegno "verso il parco dell'agro centuriato romano"

VIDEO introduttivo presentato in occasione del Convegno “Verso il Parco dell’agro centuriato romano” tenutosi sabato 12 giugno 2010 a Mirano (VE). Il convegno, indetto da un gruppo di comitati affiliati a CAT e patrocinato dal Comune di Mirano ha visto l’adesione di molte associazioni locali ed è stato un momento di riflessione sulle possibilità di istituire un’area tutelata coincidente con la centuria romana tra le provincie di Padova e Venezia. Il tutto a scopo sì di tutela ma anche di rilancio dell’economia turistica e di riscoperta delle impronte storiche di questo territorio.

Clicca per leggere l’articolo su La vita del popolo del 19 Dicembre 2010

 

2 Responses to Il Parco dell’agro centuriato romano

  1. Remo Ronchitelli on 10 marzo 2011 at 09:40

    Ottima idea quella del Parco! Da sviluppare anche come progetto agricolo biologico in piena SINERGIA ambiente-agricoltura-cultura-turismo.
    Perchè non collegare l’idea del Parco al progetto in via di studio di fattibilità DELL’IDROVIA PD-VE? Nel senso di non vedere l’idrovia come un canale chiuso in sè stesso ed con una sola funzione di “idrovia” appunto. Ma come una via d’acqua che “porta” l’acqua a scopi turistici, agricoli, ambientali. Una rete acquea che si apre a d albero dall’Idrovia verso il territorio.
    La novità culturale dell’Idrovia PD-VE sta nel NON USO della gomma! Questo potrebbe innescare un circolo virtuoso, economico, ambientale, culturale. Di contrasto al circolo economico vizioso di strade, costruzioni abitative, costruzioni commerciali, infrastrutture necessarie per collegare le strade-costruzioni già costruite e sottoutilizzate, vendita di mezzi di trasporto privati e commerciali per muoversi in questa giungla di infrastrutture costruite per le automobili ed i camion.

  2. Gianluca Baldan on 27 luglio 2011 at 14:45

    Condivido pienamente quanto trattato da Ronchitelli, anche io personalemente avevo pensato ad un “Polo agricolo Biologico” settore di qualità, in grande espasione ed aprezzato anche all’estero; in grado di offrire veramente lavoro (la frutta si mangia ogni giorno) e di qualità tramitè l’impiego di tecnologie agricole biologiche oltre a possibilità di sviluppo per nuove aziende per la distribuzione e produzione di beni a materia prima biologica, con la possibilità di relizzare uno o più prodotti D.O.C. evitando così moltissimo inquinamento e fungendo da esempio di livello internazionale.

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