Lo Statuto di CAT

DOCUMENTO COSTITUTIVO DEL COORDINAMENTO DEI COMITATI/ASSOCIAZIONI PER LA DIFESA DELLA RIVIERA DEL BRENTA E DEL MIRANESE (maggio 2008)

1. La Riviera del Brenta è certamente quel magnifico concentrato di ville venete sorte in continuo sulle due rive del Brenta, quasi un prolungamento del Canal Grande e del porto veneziano fino a Padova. Ma è tutto il territorio originato dal Brenta nel suo basso corso, dai suoi due rami antichi, il Majo e il Mino Meduacu, trasformato dallo sforzo millenario dell’uomo di sfruttarne l’ energia e, nel contempo, di regolarne il corso contrastandone gli eccessi distruttivi, a costituire un ambito ben identificato. A nord dell’attuale Naviglio si estendono il Graticolato romano e, più a est, la vasta campagna miranese, attraversati e fecondati l’uno e l’ altra dalla Tergola, dal Muson e dal Marzenego , i fiumi di risorgiva che concorrono a formare il basso bacino della Brenta confluendovi. Questo territorio ha più di 200.000 abitanti : da ovest ad est va da Vigonza a Mestre e da Saonara a Mira sulla sponda lagunare, da nord a sud va da Noventa a Campolongo, da Mirano a Lova di Campagnalupia. Questo territorio non può continuare ad essere considerato il CORRIDOIO fra Venezia- Mestre e Padova, come fosse una terra di nessuno, disponibile solo ad essere attraversata da autostrade, passanti, complanari, treni ad alta velocità ed elettrodotti ad altissima tensione.

2. I nuovi progetti autostradali – la camionabile al posto dell’ abbandonata idrovia, il nuovo elettrodotto Terna da 380.000 Volt; la cosiddetta Romea commerciale con una bretella di collegamento al Passante di Mestre che attraverserebbe Sambruson di Dolo tagliando l’asse storico del Naviglio con le sue ville – e i nuovi progetti insediativi di milioni di metri cubi calati dall’alto da interessi estranei e indifferenti a quest’area –la cosiddetta Veneto City fra Dolo, Pianiga e Mirano, ma anche la cosiddetta Città della Moda a Fiesso d’Artico– sarebbero ulteriori ferite, forse quelle mortali, per questo territorio e per il suo paesaggio e sarebbero senz’altro moltiplicatori di traffico e sottrattori di commercio a tutti i negozianti della zona. Inoltre, progetti come Veneto City allontanerebbero investimenti dalla necessaria e prioritaria riconversione postindustriale di Porto Marghera e della stessa Zona Industriale di Padova mentre tutti i nodi della sempre più fitta maglia stradale diventerebbero, come già sta succedendo, luoghi per la nuova colonizzazione speculativa dei centri commerciali e dei poli del terziario avanzato, con il declassamento e l’abbandono della rete dei piccoli centri di origine antica e dei centri storici delle piccole città come Mirano, Dolo e Mira che, insieme con le ville venete, costituiscono l’identità di quest’area.

Se questi progetti passassero la Riviera del Brenta, l’area miranese, l’area del graticolato sarebbero ferite a morte, con l’unica inesorabile prospettiva di diventare una informe periferia di Padova e di Venezia da far riempire, pezzo dopo pezzo, dalla speculazione edilizia e con il conseguente ulteriore sconvolgimento del suo delicato equilibrio idraulico. Le singole ville, quelle vincolate, probabilmente si salverebbero ma sparirebbe il loro contesto paesaggistico e ambientale.

Se il disegno che lega tutti questi progetti si affermasse, la Riviera del Brenta sarebbe spezzata anche a sud del Naviglio da barriere simili a quelle che già la spaccano a nord, come l’autostrada A4 e la ferrovia a quattro binari. Verrebbe affossata anche l’unica opera, l’idrovia, che darebbe, se completata, sicurezza idraulica a quest’area e al piovese e prospettive di trasporto moderno e di rango europeo.

3. Contro questi progetti e perché questa prospettiva non si realizzi , in molti Comuni di queste “terre di mezzo” si sono formati dei comitati spontanei e apartitici che coinvolgono già migliaia di cittadini. Questi comitati si sono riuniti e hanno dato vita a un Coordinamento stabile che si da il compito di unire le forze, di informare e sensibilizzare i cittadini, di opporsi a questi progetti sconsiderati, di studiare e proporre progetti alternativi ecosostenibili, in grado di arricchire e non di impoverire la qualità della vita e i caratteri identitari di questi nostri territori, come la proposta di completamento dell’idrovia e quella di pretendere la piantumazione di un primo grande bosco fra graticolato e miranese, richiamando con la prima le tradizioni idrauliche e navigatorie dell’entroterra veneziano e con l’altra affermando il ruolo primario che i fattori di rinaturalizzazione devono avere nella pianificazione regionale e provinciale ricostituendo uno dei caratteri del primigenio paesaggio veneto oggi perduti.

(*) La Notte dei Fuochi: nella notte di San Lorenzo si tiene ogni anno questa iniziativa organizzata nell’ambito del Patto di Mutuo soccorso. Ogni realtà sparsa per l’Italia accende il suo falò contro grandi opere e a difesa dei beni comuni, per ribadire che le devastazioni non le vogliamo né qui né altrove,né oggi, né domani; ma anche per il gusto di ritrovarsi, mangiare, ballare e a guardar le stelle.

Uscire dalle case, creare socialità, saper lottare e divertirsi nello stesso tempo sono piccoli passi concreti per costruire il mondo che vogliamo.

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