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Nuova Venezia – 24 Agosto 2012
«Il reparto Maternità deve restare a Mirano»
Il comitato Salvioli difende la divisione ostetrica del civile: garantisce 1.400 parti l’anno contro i 650 di Dolo. E a Noale si potenzi la Lungodegenza.
MIRANO. «Per l’ospedale di Mirano ci aspettiamo l’inizio della costruzione del De Carlo 3 futura sede della Maternità Unica, l’attivazione della Dialisi e della Unità di cura dell’ictus in Neurologia. A Dolo devono essere rinnovati il Pronto Soccorso, la Rianimazione e le sale operatorie mentre a Noale va potenziata la Lungodegenza Medica e la Medicina dello Sport». Queste sono alcune proposte di Aldo Tonolo, coordinatore del comitato Salvioli, che ritorna a parlare delle necessità delle strutture dell’Asl 13 proponendo investimenti su tutti i plessi. Tonolo “boccia” la proposta del comitato “Bruno Marcato” di creare a Dolo la nuova Maternità Unica. «Il Comitato Marcato propone di creare la Maternità Unica a Dolo con buona pace della programmazione del Piano Socio Sanitario regionale 2012-2014 che prevede un punto nascite unico in base ad un parametro oggettivo e cioè il superamento del limite dei 1.000 parti anno», dice Tonolo, «A Dolo infatti nascono in media 600-650 nati all’anno mentre a Mirano i parti sono da tempo sui 1.400 all’anno in continuo aumento». Il coordinatore del Salvioli analizza poi la richiesta del “Marcato” di costruire nuove sale operatorie a Dolo. «A Mirano ci sono 11 sale operatore perfettamente a norma e funzionanti, e se ne dovrebbero costruire altrettante a Dolo per creare un ospedale chirurgico. Forse 5 nuove sale operatorie moderne potrebbero essere sufficienti, dato anche la scarsità delle risorse». Il comitato Salvioli espone poi i suoi progetti per i tre plessi dell’Asl 13: «A Mirano vanno iniziati i lavori del De Carlo 3, l’attivazione della Dialisi e della Unità di cura dell’ictus in Neurologia, il potenziamento della Oncologia e la realizzazione dell’Hospice, il rafforzamento dell’attività di Orl, di Chirurgia Generale nonché dell’Ortopedia oltre al potenziamento dei budget di tutte le Unità Operative». Si passa poi a Dolo. «Vanno rinnovati il Pronto Soccorso, la Rianimazione e le Sale Operatorie, vanno potenziati i budget di tutte le Unità Operative presenti e va completata la riorganizzazione del Laboratorio di Analisi». Infine l’ospedale di Noale. «Vanno rafforzate la Lungodegenza Medica, da trasferire in parte a Mirano quando sarà pronto il De Carlo 3, e la Medicina della Sport. Dovrà essere attivata la Riabilitazione semintensiva a valenza interprovinciale per creare un punto di riferimento per tutto il circondario. Per questi progetti serve un finanziamento adeguato dal Riparto del Fondo Sanitario Regionale oltre ai finanziamenti specifici per l’edilizia ospedaliera». Giacomo Piran
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Nuova Venezia – 23 Agosto 2012
Camion ribaltato, viabilità di Vetrego ancora sotto accusa
Grosso spavento per l’incidente di martedì sera. I residenti: «Strage mancata, non ci resta che pregare»
VETREGO. Lontano da casa con una bomba a idrogeno a due passi dal cortile oppure sul treno fermo in stazione per oltre un’ora, in attesa di sapere cosa stava succedendo tra Mirano e Dolo. Storie di un martedì sera col fiato sospeso per l’incidente a un tir che trasportava bombole di idrogeno compresso, ribaltatosi alla rotonda di via San Silvestro a Vetrego, tra le case del paese e la ferrovia.
Poteva essere la cronaca di un disastro, il giorno dopo il paese tira un sospiro di sollievo e lamenta per fortuna solo disagi. Martedì sera treni fermi alla stazione di Mestre, in attesa del via libera. Alle 20 il blocco ha interessato tutta la linea con ritardi che per i regionali hanno superato i 50 minuti, ma ha riguardato anche tre Eurostar e un Euronight. «Ci hanno fermato a Mestre», racconta una pendolare, «l’altoparlante ha detto cos’era successo ma non capivamo bene. Ci ho messo un’ora e mezza per arrivare a Padova». Sulla rotonda che costeggia la ferrovia le operazioni di messa in sicurezza del carico del tir sono proseguite, difficili e delicate, fin quasi a mezzanotte. Solo alle 23, con una terza autogru fatta arrivare appositamente, il camion è stato rimesso in asse e poco dopo i residenti evacuati sei ore prima hanno potuto finalmente fare rientro nelle loro case. Si tratta di quattro famiglie che abitano in un gruppo di case a ridosso della rotonda, tra il capitello di via Basse e la ferrovia. Poco dopo anche la viabilità stradale è stata ripristinata con la riapertura della rotonda, di via Vetrego e di via San Silvestro. Prontamente rimosso il camion e il suo carico infiammabile: nel cassone, di proprietà della Sapio, che tratta gas tecnici e medicinali, si trovavano 12 siluri lunghi 10 metri contenenti 40 atmosfere di idrogeno compresso. Sul luogo dell’incidente restano i segni dello spettacolare ribaltamento, avvenuto mentre il tir affrontava la curva della rotatoria alle porte di Vetrego. Il giorno dopo le polemiche roventi chiamano in causa proprio la nuova viabilità attorno al paese, figlia del Passante e del raddoppio della linea ferroviaria. Per quella rotatoria, in mancanza della riapertura del casello di Roncoduro, transitano, a ridosso delle case e dei binari, mezzi pesanti di qualsiasi tipo e carico, in uscita dal vicino casello di Mirano-Dolo. Percorrono una viabilità definita “assurda” dai residenti, transitando lungo la nuova bretella a nord della ferrovia, poi sopra il Passante, quindi incuneandosi nel sottopasso ferroviario e infine affrontando la rotatoria di via San Silvestro. «Molte volte ci sono perdite di carico e quando il carico è pericoloso non ci resta che pregare» afferma oggi e col senno di poi chi abita alle porte di Vetrego. Filippo De Gaspari
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beppegrillo.it – 23 Agosto 2012
O Roma o Orte
Mario Ciaccia, vice ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, ha avuto un’idea geniale grazie all’esperienza maturata come magistrato della Corte dei Conti (che in questi anni ha visto il debito pubblico salire a 1976 miliardi di euro senza battere ciglio). L’idea è defiscalizzare in parte le Grandi Opere per rilanciare l’economia. Neppure Tremorti osò tanto. Ha detto proprio “Così possono decollare quei progetti che oggi non sono bancabili“. Bancabili? In altre parole progetti insostenibili dal punto di vista economico. E quali sarebbero questi progetti in perdita prima di cominciare? Quelle infrastrutture di cui il Paese ha disperatamente bisogno? La Gronda? La Tav in Val di Susa? Un rilancio del Ponte di Messina? Tutte infrastrutture realizzate con il meccanismo del project financing. In sostanza, in caso di mancato ritorno economico, si consente alle imprese di scaricare i costi delle cosiddette Grandi Opere sullo Stato. Inoltre, di solito le imprese sono finanziate da banche compiacenti. Ciaccia, che ha un senso dell’umorismo britannico, ha proclamato “Penso ad una sterilizzazione totale dell’Iva con un impatto di 5-6 punti di Pil e la creazione di centinaia di posti di lavoro“. La Confindustria di Stato ha applaudito senza freni. Più PIL e Pilu per tutti. La prima Grande Opera che dovrebbe far ripartire il Paese è la fondamentale Orte-Mestre (mai più senza), di 10 miliardi di euro, per interconnettersi con il corridoio transeuropeo n. 5 Lisbona-Kiev. Poi di autostrada in tunnel, in sopraelevate e ponti, scavi e raccordi, tangenziali e triple corsie, di cui nessuno sente il bisogno, dovrebbero essere investiti 300 miliardi di euro in 7 anni. Defiscalizzati. E il cui costo finale graverà quasi sicuramente per intero sulle spalle degli italiani. Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha detto in preda a un orgasmo: ”Puntare in modo deciso sull’utilizzo della fiscalità come leva per favorire gli investimenti in infrastrutture è una scelta che Confindustria condivide pienamente (e ci credo, ndr)”. Queste opere di grande non hanno nulla e soprattutto di utile. Faranno aumentare il debito pubblico e arretrare l’Italia. Se il Governo dispone di risorse finanziarie diminuisca le imposte sulle imprese (in particolare le piccole e medie imprese), elimini l’Irap, non richieda l’anticipo dell’IVA, renda deducibili i costi dei progetti di ricerca e restituisca alle imprese i 120 miliardi di cui è debitore. Questo serve per far ripartire l’economia. Forse Rigor Montis non lo sa, e neppure l’ovetto kinder Passera, ma nella pancia delle imprese che hanno finora sviluppato infrastrutture con il meccanismo parassitario del project financing ci sono 150/200 miliardi di euro che potrebbero essere scaricati sul debito pubblico a breve e a medio termine. La via dell’inferno è lastricata di infrastrutture inutili a carico del contribuente. Ci vediamo in Parlamento. Sarà un piacere.
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Gazzettino – 23 Agosto 2012
ELETTRODOTTO – Checchin: avviso pubblicato l’8 agosto
«Coinvolte 60 famiglie»
SPINEA – «Ci siamo sempre opposti al progetto del nuovo elettrodotto Terna, come si può verificare nei verbali delle conferenze dei servizi». Il sindaco Silvano Checchin chiarisce la propria posizione sull’intervento che coinvolgerà anche Spinea, attraversando i territori di Crea e Fornase per collegare la stazione di Malcontenta con la nuova sottostazione di Mirano. Nei giorni scorsi il Movimento 5 Stelle ha alzato la voce: «Né Terna ne il Comune hanno informato adeguatamente i cittadini sul progetto: serve più trasparenza» ha scritto sulla pagina Facebook del Comune Massimo De Pieri, provocando immediatamente il vorticoso tam-tam. «Saranno coinvolte oltre sessanta famiglie, non con espropri ma atti di asservimento coattivo», dice Checchin. L’iter è iniziato nel 2005, ma i tempi sono lunghi e il progetto dovrebbe prender forma solo nel 2013. L’avviso è stato pubblicato l’8 agosto: data da cui decorrono i trenta giorni per presentare le osservazioni agli uffici di Terna. (G.Pip)
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Gazzettino – 23 Agosto 2012
MIRANO Disagi per i residenti evacuati dalle case. Fermi treni e circolazione
Vetrego, la paura è passata
I Vigili del fuoco hanno lavorato fino a mezzanotte per rialzare la cisterna ribaltata
L’INCUBO ESPLOSIONE DURA SEI ORE
Intera zona bloccata per le operazioni. Solo verso mezzanotte i residenti di Vetrego hanno potuto rientrare nelle loro case. Vigili del fuoco al lavoro per ore per rialzare la cisterna.
Martedì sera, poco dopo le 23, la frazione di Vetrego ha potuto finalmente tirare un sospiro di sollievo. Si è concluso positivamente l’intervento per sollevare l’autoarticolato carico di idrogeno che nel pomeriggio si era rovesciato nella rotonda a pochi passi dal centro, ma i Vigili del fuoco hanno dovuto lavorare fino a tarda ora per rimettere su quattro ruote un tale bestione. Situazione delicata fino all’ultimo perché il mezzo conteneva ben dodici siluri da dieci metri di idrogeno compresso, per un totale di circa quaranta atmosfere, alcuni dei quali si erano spostati a causa dello schianto. Materiale facilmente infiammabile che, in caso di esplosione, avrebbe potuto provocare un vero e proprio disastro. Per questo le forze dell’ordine hanno fatto evacuare le quattro abitazioni più vicine e i pompieri hanno dovuto procedere con massima cautela. L’episodio è capitato attorno alle 17 nella rotonda tra le vie Vetrego e San Silvestro, dove un camion proveniente da Mantova ha sbandato rovesciandosi per metà e terminando la propria corsa sul ciglio della strada. Sul posto sono intervenuti sei mezzi dei Vigili del fuoco, ma non è bastato: le due auto-gru non sono riuscite a risollevarlo ed è stato necessario far intervenire un mezzo ancor più grande. È questo il motivo per cui le operazioni si sono protratte fino a notte, lasciando decine di residenti con il fiato sospeso. La viabilità ordinaria è stata deviata dalle 17 alle 23, provocando disagi soprattutto nell’orario di punta visto che la rotonda è uno snodo essenziale tra la Riviera e il Miranese. Per precauzione dalle 20 alle 20.30 è stata interrotta anche la circolazione ferroviaria sulla linea Venezia-Padova causando ritardi e cancellazioni di treni. Una rete ferroviaria che già aveva subito molti disagi in mattinata a causa di un incendio a Trieste e che ha poi rischiato di esser chiusa pure per un incendio capitato a Marano, sempre martedì mattina. I residenti evacuati sono potuti rientrare nelle loro abitazioni prima di mezzanotte, anche se molti di loro hanno fatto certamente fatica a prendere sonno. Ieri mattina, naturalmente, nel piccolo centro non si parlava d’altro. Il mezzo è stato trasportato in un’azienda di Marghera mentre il conducente, italiano, è scioccato, ma praticamente illeso.
I RESIDENTI
«Inascoltate le nostre proteste ma quella rotonda è pericolosa»
«Siamo una frazione dimenticata, ci si ricorda di noi solo quando capitano incidenti come questo». Dalla paura alle proteste del giorno dopo, il passo è stato breve e inevitabile. I cittadini di Vetrego accusano da anni il passaggio dei mezzi pesanti nelle loro strade e, naturalmente, un autoarticolato carico di idrogeno che si rovescia a pochi passi dalla chiesa e dalla scuola elementare è un ottimo motivo per alzare nuovamente la voce. A farsi portavoce del malcontento generale è ancora Lina Casonato, la titolare della storica Osteria che martedì sera ha ospitato a cena gli evacuati, megafono e punto di riferimento per gli umori della frazione. «Da tempo sosteniamo che alcune rotonde sono strette e che molte strade non sono idonee per sopportare questa mole di traffico pesante – spiegava ieri -. Capita spesso che i tir facciano fatica nella rotatoria, ma pare che a nessuno interessi». Ora che la tragedia è stata sfiorata, invece, il problema è tornato a galla. Molte le persone impaurite ieri, specie anziane: viste le difficoltà nell’intervento dei Vigili del Fuoco, si era temuto pure di dover star fuori di casa per tutta la notte. (G.Pip)
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Nuova Venezia – 22 Agosto 2012
Il ghiacciaio che si scioglie fa litigare Belluno e Trento
Sulla Marmolada non ci sono i teli di protezione contro il caldo, il presidente delle funivie e gli ambientalisti contro la Provincia autonoma. La replica: «Rispettiamo la legge»
BELLUNO Coprire o non coprire il ghiacciaio della Marmolada? Questo è il dilemma che sta dividendo i bellunesi e i trentini. Di copertura con teli bianchi della Marmolada se ne parla da diverso tempo, ma nell’ottobre scorso sembrava ormai che la soluzione fosse vicina. Infatti, dopo l’esperienza fatta dalla Provincia di Trento sul ghiacciaio del Presena quattro anni fa, che pare abbia dato dei buoni frutti, Funivie Marmolada spa presieduta da Mario Vascellari ha inoltrato la richiesta di autorizzazione alla Provincia Autonoma anche per la Marmolada. Ma ad oggi, secondo quanto riferisce Vascellari, non c’è stata risposta. E intanto il ghiacciaio si sta pericolosamente e inesorabilmente riducendo. «I trentini vogliono che il ghiacciaio si sciolga», dichiara critico Mario Vascellari che aggiunge: «Abbiamo chiesto più volte alla Provincia trentina di avere l’autorizzazione a mettere i teli anche da noi, ma ci hanno risposto che non c’è ancora una delibera della giunta. Eppure quei teli bianchi li hanno messi sul Presena, ma esistono anche in Austria, in Alto Adige. Sembra invece, che gli unici che non possiamo metterli siamo noi». Vascellari sottolinea come questo diniego da parte della politica trentina sia incomprensibile. «Ci siamo offerti di pagare noi i teli, almeno per poter fare una prova in via sperimentale su una piccola area. Ma senza permesso questo non ci è possibile». A confermare la versione di Vascellari è Luigi Casanova, portavoce di Mountain Wilderness Italia. «Siamo di fronte a un’omissione di attenzione della provincia di Trento molto grave. Un concordato, infatti, con la commissione glaciologica e la Provincia di Trento prevedeva i teli anche sulla Marmolada. Poi tra Mountain Wilderness e Marmolada spa è stato siglato un accordo per rilanciare la montagna tra cui rientrava anche la protezione del ghiacciaio tramite dei teloni. Abbiamo quindi chiesto un incontro con l’assessore all’urbanistica, Mauro Gilmozzi, ma nessun incontro è stato mai fissato. Ogni mese che passa perdiamo un’opportunità importante per il rilancio della Marmolada e dalla montagna. Mi risulta che ovunque nelle Alpi si ponga attenzione a chi chiede aiuto, soltanto in Italia non c’è questo atteggiamento». Versione totalmente diversa quella fornita dalla Provincia di Trento. L’assessore Gilmozzi chiamato in causa, assicura di «non aver mai trattato questo argomento per la Marmolada. So che abbiamo fatto questa operazione per il Presena, ma di teloni sulla Marmolada non so nulla». Dagli uffici dei dipartimenti trentini al turismo e alle foreste e montagna fanno sapere, invece, che «è noto come sulla Marmolada ci sia la stessa esigenza che sul Presena, ma la nostra legge urbanistica ci impedisce di agire, senza prima aver fatto rientrare questo intervento in un piano ben preciso. E a questo piano stiamo lavorando. Una volta pronto, però, dovrà essere presentato alla Regione Veneto». Sulla vicenda interviene anche il dipartimento trentino della Protezione civile che promette il proprio supporto logistico e di consulenza, vista l’esperienza sul Presena. «Di certo non possiamo mettere noi i soldi. Ma siamo disposti a mettere a disposizione dei richiedenti il nostro know how, le competenze acquisite». Insomma, pare che seppur con tempi lunghi, la pratica potrà avere un seguito positivo. La speranza è che si faccia in fretta, la natura si sa non aspetta. Paola Dall’Anese
L’esperto: «È un ritiro veloce e drammatico»
La preoccupazione di Gianni Marigo, climatologo del Centro valanghe di Arabba «Per invertire una tendenza ormai chiara servirebbero molta neve e poco caldo»
BELLUNO «Il ritiro dei nostri ghiacciai è sempre più rapido e l’andamento climatico previsto dai modelli meteorologici non volge a nostro favore, evidenziando un’accelerazione di questo processo». Le previsioni fosche arrivano dal climatologo del Centro valanghe di Arabba, Gianni Marigo. Dottor Marigo, voi monitorate tutti i ghiacciai delle Dolomiti? «Sì, sono 75 gli apparati glaciogeni di cui il più grande è quello della Marmolada». Com’è la situazione attuale dei ghiacciai bellunesi dolomitici? «Siamo di fronte ad una fase di ritiro generalizzato che si è accentuato, però, negli ultimi decenni. Infatti, se complessivamente in media i ghiacciai si sono ridotti dal 1910 al 2009, anno dell’ultima rilevazione Arpa, del 45%, il 28% di questa riduzione è avvenuta in circa 70 anni (dal 1910 al 1980), mentre il restante 25% è concentrata negli ultimi 30 anni. E bisogna considerare che negli anni Ottanta i ghiacciai delle Dolomiti hanno avuto una piccola battuta d’arresto, quindi visto il risultato finale, la situazione non può che preoccupare ancora di più. Il dato sostanziale è che abbiamo perso quasi metà, in media, delle superfici dei ghiacciai». Qual è quindi il futuro? «È difficile dirlo, ma secondo gli scenari che i modelli climatici presentano, con temperature in costante aumento, non ci resta che pensare che i ghiacciai sono destinati a ridursi sempre di più». Oltre al ritiro del ghiacciai, un altro elemento importante da tenere presente è lo spessore del ghiaccio. «Sono tre i fattori per misurare l’andamento dei ghiacciai: da un lato il ritiro, dall’altro l’arretramento del fronte e infine lo spessore o come si chiama in gergo il bilancio di massa, cioè la perdita di massa di ghiaccio. Ma su questo ambito non abbiamo ancora dei dati». La carenza di neve dell’inverno scorso è un elemento negativo? «La mancanza di neve aggrava sicuramente la situazione. I ghiacciai vivono di deposito delle neve autunnale che è mancata l’anno scorso. Diverso discorso vale per le nevicate invernali che spesso si disperdono col vento, mentre le nevi primaverili hanno una veloce fusione. Quelle estive, invece, sono importanti perché attenuano molto i processi di fusione del ghiaccio perché il colore bianco riflette i raggi solari. Ma il più importante apporto è quello autunnale, mancando questo, il ghiacciaio pluriennale si scopre e visto che il suo colore è piuttosto scuro, assorbe più energia solare». Cosa si può fare per fermare questo processo? «Per invertire la tendenza servirebbero nevicate autunno-invernali abbondanti ed estati fresche. Invece ci troviamo con poca neve e caldo intenso». Voi state studiando anche il permafrost. Com’è la situazione? «Del permafrost o terreno ghiacciato è importante misurare l’innalzamento della quota. Abbiamo impiantato in via sperimentale sotto la cima del Piz Boè una stazione di rilevamento. Da due anni stiamo facendo rilevamenti per verificare se c’è un aumento della temperatura. Un eventuale innalzamento del permafrost può dare problemi di stabilità del suolo. E questo innalzamento ci sarà. La stagione sta per concludersi con un bilancio complessivo negativo». (p.d.a.)
Dal 1910 riduzioni anche del 92%
I dati di 99 anni: alle Pale di San Martino da 121 ettari e 34, sul Sella da 14 a 1
BELLUNO A vedere i dati delle rilevazioni Arpav degli anni scorsi sui ghiacciai, si capisce come la situazione nelle Dolomiti bellunesi sia più drammatica di quanto gli stessi esperti non vogliano ammettere. Le rilevazioni fotografiche e non solo dei ghiacciai sono state realizzate in diversi archi temporali a cominciare dal 1910 per finire nel 2009. Cinque rilevazioni in 99 anni che hanno registrato un pericoloso arretramento delle superfici dei ghiacciai. Su 75 ghiacciai presenti sulle Dolomiti, l’Arpa ha preso in considerazioni per i suoi studi 27 superfici campione di cui fanno parte i ghiacciai più grandi vale a dire Antelao, Civetta, Cristallo, Marmarole, Marmolada, Pale di san Martino, Pelmo, Popera, Sella, Sorapiss e Tofane. Nel corso degli anni questi ghiacciai si sono ridotti, in alcuni in modo davvero allarmante. Infatti, dal 1910 al 2009 la superficie in ettari dei ghiacciai è passata da 420 per la Marmolada a 196, mentre il Sella è passato da 14 ettari a 1. Pesante la flessione anche per il ghiacciaio delle Pale di san Martino la cui estensione si è ridotta da 121 ettari a 34.4. Se poi si guardano le percentuali di variazioni, le cifre sono eccezionalmente drammatiche. Il ghiacciaio del Sella si è ridotto dal 1910 al 2009, del 92.8%, di cui l’88.5% soltanto dal 1980. L’area delle Pale di san Martino che si è ritirata del 71.6% (-53.8% soltanto negli ultimi 30 anni), Non va meglio per il ghiacciaio della Marmolada ridotto del 53.3% (-37.3% dal 1980 al 2009), ed infine riduzione del 48.3% dell’area del ghiacciaio del Civetta. «Numerosi studi», fanno sapere dall’Arpa, «hanno messo in evidenza la particolare sensibilità dei piccoli ghiacciai alle variazioni climatiche. Gli apparati che hanno dimensioni fino ad un massimo di circa 200 ettari come il ghiacciaio principale della Marmolada sono in fase di drammatico regresso». Dopo la rilevazione del 2009, l’Agenzia regionale per l’ambiente non ha più attivato piani di questo tipo, anche perché molto costosi. Ma sta partecipando ad un progetto Interreg denominato “3PClim”, dove i partner sono l’Arpa veneto, la provincia di Bolzano e il servizio meteorologico austriaco del Tirolo. L’obiettivo è quello di realizzare un catasto unificato dei ghiacciai tra le tre regioni grazie alla comparazione dei dati a livello interregionali. Partito nel 2011, attualmente il progetto è al livello di raccolta dati. (p.d.a.)
In primavera arriva la cascata di Rozes
CORTINA. Una scrosciante cascata d’acqua, sulla parete sud della Tofana di Rozes, da oltre 3.000 metri di quota annuncia ogni anno, a Cortina d’Ampezzo l’arrivo della bella stagione. Le alte temperature diurne provocano lo scioglimento della neve, presente in quota nonostante le scarse precipitazioni dell’inverno. E il fenomeno della cascata temporanea d’acqua, fenomeno che richiama grande attenzione da parte di esperti e curiosi, si ripropone in primavera. In alcuni anni, con giornate fredde e piovose, la cascata non si forma neppure, ma nonostante le scarse nevicate sulla cima della Tofana di Rozes quest’anno, con le temperature in decisa ascesa, il manto ha cominciato a sciogliersi dando luogo al curioso, quanto atteso, fenomeno. Si tratta di un fenomeno molto particolare che rende uniche le Dolomiti e che potrebbe non manifestarsi più, se non ci sarà più neve o i ghiacciai in quota scompariranno. Per questo motivo preoccupa l’ effetto serra che sta diventando sempre più importante e pressante anche nella provincia di Belluno. Se non ci sarà neve in autunno e in inverno, i tanti turisti che ogni anno assistono a bocca aperta, estasiati a questo fenomeno, potrebbero non doverlo più gustare. La presenza di neve e del ghiacciaio in quota, inoltre, è un elemento naturale di grande attrattiva anche dal punto di vista turistico. Vedere splendere il ghiacciaio della Marmolada fa parte del paesaggio che uno si aspetta sulle Dolomiti.
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Il Fatto Quotidiano – 22 Agosto 2012
Terra, consumate in otto mesi le risorse di un anno. Il 22 agosto l’Overshoot Day
Il 22 agosto è il giorno in cui il consumo di beni naturali nel mondo supera la quantità prodotta nell’intero 2012. Una data, calcolata dal Global Footprint Network di Londra, che ogni anno si sposta indietro: nel 1987 era il 19 dicembre. “Entro la metà del secolo ci serviranno due pianeti”
Vivere al di sopra dei propri mezzi? Si può fare: basta accumulare debiti, o dare fondo ai propri risparmi. Gli effetti, però, possono essere nefasti. L’economia globale non ha solo debiti finanziari, ma anche e soprattutto ambientali: oggi, a nemmeno due terzi del 2012, è già l’Overshoot Day, giorno in cui si sono esauriti i beni naturali che il pianeta è in grado di rigenerare in un anno. “Per sostenere i nostri elevati consumi, abbiamo liquidato le riserve di risorse e abbiamo permesso che la Co2 si accumulasse nell’atmosfera”, spiega il Global Footprint Network (Gfn), l’istituto di ricerca che da 25 anni calcola il deficit ecologico planetario. Atteggiamento miope e pericoloso, avvertono gli scienziati, che non tiene conto di un aspetto fondamentale: “Mentre le economie, la popolazione e la domanda di risorse crescono, le dimensioni del nostro pianeta rimangono le stesse”. Urgono cambiamenti, dunque, perché “vivere in una situazione di Overshoot non è sostenibile nel lungo termine”. Scarsità idrica, desertificazione, ridotta produttività dei campi coltivati, collasso degli stock ittici e cambiamenti climatici: sono solo alcuni degli effetti del sovra-consumo di risorse che caratterizza gran parte delle economie globali. E che, dal 1961 a oggi, ha progressivamente aumentato, fino a raddoppiarlo, l’impatto delle attività umane sull’ambiente naturale. Ma che cosa è l’Earth Overshoot Day? Concetto ideato dalla New economics foundation di Londra, si tratta in sostanza del rapporto fra la biocapacità globale (ossia l’ammontare di risorse naturali che la Terra è in grado di generare ogni anno) e l’impronta ecologica (la quantità di risorse e di servizi che richiede l’umanità); il tutto moltiplicato per il numero di giorni dell’anno (365). Il primo Overshoot Day dell’umanità è stato il 19 dicembre 1987, anche se i calcoli hanno stabilito che il “debito ecologico” è iniziato già negli anni ’70 dello scorso secolo. Tre anni dopo, nel 1990, il giorno del sovra-consumo era già passato al 7 dicembre, e dieci anni dopo (1997) al 26 ottobre. L’anno scorso il deficit ecologico è stato raggiunto il 27 settembre, ma quest’anno si è appunto riusciti a peggiorare ulteriormente: 22 agosto. “Questo giorno è inteso come una indicazione piuttosto che la data esatta”, puntualizzano gli scienziati del Gfn: “Ma mentre non possiamo determinare con esattezza il giorno in cui sorpassiamo la soglia, sappiamo che ci stiamo spostando su un livello di domanda di risorse non sostenibile, e molto prima che l’anno sia finito”. Di questo passo, infatti, entro la metà del secolo il mondo avrà bisogno di due pianeti per far fronte alla sua voracità di beni naturali. A meno che, nei prossimi anni, non sarà in grado di ripensare i modi e i tempi dei suoi consumi. “Mantenere questo andamento implicherebbe una diminuzione del nostro spazio di manovra e metterebbe sempre più a rischio il benessere di molti abitanti del pianeta”, avvertono gli studiosi. Più che una scelta una necessità, dunque: “È come spendere il proprio salario annuale in otto mesi, consumando i risparmi anno dopo anno”, fa notare Mathis Wackernagel, presidente del Gfn: “Abbastanza in fretta finireste il vostro capitale. Varie nazioni del mondo hanno iniziato a sperimentare dolorosamente cosa significa spendere più di ciò che si guadagna”, aggiunge Wackernagel: “La pressione sulle risorse è simile a quell’eccesso di spesa finanziaria e può diventare devastante. Con il deficit di risorse che diventa grande e il loro prezzo che rimane alto, il costo per le nazioni diventa insopportabile.” Un circolo vizioso, insomma, che rischia di intrappolare l’umanità in una spirale negativa da cui sarebbe quasi impossibile uscire. “Se la limitazione delle risorse si rafforza ancora, vivremo la situazione di quando si tenta di risalire su una scala mobile che scende”, ricordava Wackernagel già lo scorso anno. Ribadendo un concetto importante, ma a tutt’oggi ignorato: “Ora che tentiamo di ricostruire le nostre economie sane e robuste, è il momento di proporre delle modalità che siano valide e adatte per il futuro”.
Per seguire il Global Footprint Network e la sua rete di partner, seguite oggi la Tweet Chat su Twitter @EndOvershoot usando l’ hashtag #OvershootDay
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Nuova Venezia – 22 Agosto 2012
Tracciato litoraneo nuova bocciatura
Alta Velocità, 24 pagine fitte di osservazioni dell’Fne contro lo studio d’impatto ambientale del ministero
Lo Studio di impatto ambientale (Sia) è nuovo, ma gli errori a quanto pare sono gli stessi. È scaduto lunedì il termine per presentare, al ministero dell’Ambiente, le osservazioni sul nuovo Sia del tracciato litoraneo dell’Alta Velocità Venezia-Trieste. Mentre i sindaci parlano di raddoppio della linea esistente, infatti, l’iter del percorso litoraneo è ripreso, con la pubblicazione dello studio stavolta riguardante l’intera tratta non più spezzettata in tronconi. L’associazione Ferrovie a Nordest (Fne), i cui esperti hanno lavorato in questi mesi come consulenti gratuiti per diversi Comuni, hanno presentato 24 pagine di osservazioni, per quella che appare come una sonora bocciatura. «La relazione non avrebbe dovuto rappresentare semplicemente una sintesi di quanto contenuto nei precedenti studi», rilevano da Fne, «ma anche un aggiornamento e l’occasione per andare a sanare le gravi carenze che presentava l’iter precedente: dal mancato coinvolgimento delle realtà locali all’assenza di valutazione degli impatti complessivi. Con rammarico si rileva che il procedimento suppletivo non risponde in maniera esaustiva a nessuna delle critiche mosse». Il nuovo studio, per la verità, prende finalmente in considerazione anche l’ipotesi che una nuova linea non serva. «Ma viene scartata con sufficienza e con argomentazioni carenti», attacca Fne, «poiché tutti gli interventi proposti sono volti a realizzare un potenziamento incompleto, con misure tali da garantire una maggiore efficienza e regolarità del servizio, ma non in grado di aumentare la capacità della linea». Le osservazioni entrano così nel dettaglio. Si spazia dall’assenza di soluzioni proposte per risolvere le «strozzature» come quella di Portogruaro, alla mancanza di dati aggiornati per descrivere un valido modello di esercizio della futura linea. Per Fne una linea Alta Velocità non va incontro alle istanze di un territorio con tanti centri abitati diffusi e una mobilità dalla periferia verso i capoluoghi, per cui migliore è una risposta come quella della Metropolitana di superficie. Così le conclusioni: il nuovo studio per la proceduta di valutazione d’impatto ambientale continua a essere viziato «sia nella forma che nella sostanza». Fne chiede che «si fermi l’iter procedurale relativo al progetto, almeno finché non verranno chiariti i numerosi punti oggetti di critica, qualora si dimostri che due nuovi binari siano effettivamente necessari». Giovanni Monforte
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Nuova Venezia – 22 Agosto 2012
DOLO. IL COMITATO BRUNO MARCATO
«Subito i lavori per il pronto soccorso»
DOLO. «Abbiamo appreso con soddisfazione che sono arrivati i finanziamenti da tempo attesi per la sistemazione del Pronto Soccorso di Dolo. Adesso però bisogna attivare subito le procedure per la realizzazione dei lavori». A dirlo sono Antonino Carbone, Francesco Sacco, Giovanni Urso, Gino Bedin e Walter Mescalchin del comitato “Bruno Marcato, per la salvaguardia dell’ospedale di Dolo” che propongono una serie di interventi per migliorare le dotazioni e le strutture del nosocomio rivierasco. Si parte dal sesto piano del vecchio monoblocco. «Proponiamo che in quegli spazi, attualmente liberi, venga ospitato l’intero Settore Materno Infantile rispettando i parametri del nuovo Piano Sanitario» spiegano i portavoce del comitato, «il reparto di Ostetricia potrebbe essere ospitato degnamente e offrire, assieme a Patologia Neonatale, Pediatria e Ginecologia, una risposta qualificata ad un bacino di utenza che potrebbe coinvolgere anche il Piovese». Si parla poi delle sale operatorie di Dolo. «Vanno sistemate quando prima perché le sale operatorie sono la condizione irrinunciabile per la sopravvivenza dell’ospedale di Dolo». Viene poi lanciata una richiesta al direttore generale Arturo Orsini e al presidente della Conferenza dei Sindaci, Fabio Livieri. «Dato che è stato affermato varie volte che l’ospedale di Dolo non chiuderà», concludono, «chiediamo a chi di dovere che siano avviati urgentemente i progetti per la sistemazione dell’ospedale della Riviera del Brenta». Giacomo Piran
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Gazzettino – 22 Agosto 2012
ORE DI PAURA NEL MIRANESE
Incidente a Vetrego di Mirano: l’autoarticolato conteneva bombole di idrogeno. Evacuate quattro case, traffico in til e chiusa la linea ferroviaria Padova-Mestre
Cisterna si rovescia. Sfiorato il disastro.
PAURA – L’area è stata subito sgomberata
L’INTERVENTO – Una vera e propria task force per scongiurare il pericolo di uno scoppio
L’INCIDENTE – Autoarticolato sbanda in rotonda e termina la corsa in bilico
MIRANO – Prima un forte botto, quello dell’autoarticolato che sbanda e si rovescia sul ciglio della strada. Poi la paura per un possibile secondo botto: quello dell’esplosione delle bombole d’idrogeno contenute al suo interno. Per fortuna l’epilogo tragico è stato scongiurato e il pauroso incidente capitato ieri in pieno centro della frazione di Vetrego non ha avuto le conseguenze che molti temevano. Il tutto è accaduto nel tardo pomeriggio, pochi minuti prima delle 17. L’area in questione è quella della rotonda tra via Vetrego e via San Silvestro, a poche centinaia di metri dalla chiesa e dalla scuola elementare, ma pure esattamente sopra il Passante Autostradale. Un camion, partito dalla provincia di Mantova e uscito al casello di Mirano-Dolo, sbanda sulla rotonda, probabilmente toccando un cordolo. Il mezzo, di notevoli dimensioni, si rovescia a metà e sbatte sul ciglio della strada, terminando la sua corsa in bilico su due ruote. Alcuni testimoni affermano che il camion abbia imboccato la rotatoria ad alta velocità, ma la dinamica è ancora al vaglio degli agenti. Il conducente, italiano, esce dal mezzo illeso. C’è il primo sospiro di sollievo, ma non basta per parlare di scampato pericolo. L’allerta, infatti, resta comunque altissima vista la peculiarità del trasporto: il camion pesa 400 quintali, al suo interno erano contenute circa 40 atmosfere di idrogeno compresso. In tutto, dodici siluri da dieci metri, alcuni dei quali si sono spostati a causa dello schianto. Un carico molto pericoloso e facilmente infiammabile, dunque. Il dispiegamento di mezzi è davvero notevole: sul posto arrivano immediatamente Vigili, Carabinieri, ambulanze del Suem, Cav, tecnici delle Ferrovie dello Stato e ben sei mezzi dei Vigili del Fuoco, comprese due auto-gru da Mestre e Padova. La Polizia Locale di Mirano chiude immediatamente l’area e il traffico va presto in tilt, visto l’orario di punta e il fatto che si tratta di un’area di collegamento tra il Miranese e la Riviera. La gente si riversa in strada, si capisce subito che la situazione è delicata e la procedura per risollevare il mezzo sarà lunga. Attorno alle 18 arriva la prima decisione: le quattro case più vicine alla rotonda vengono fatte evacuare. Se nell’intervento qualcosa va storto, infatti, le conseguenze potrebbero essere tragiche. Si decide anche di chiudere la rete ferroviaria, quella che collega Mestre e Padova passando per Dolo e Marano, a partire dalle ore 20. A quell’ora entrano in azione le auto-gru per iniziare le prove di sollevamento del mezzo ma l’intervento si rivela più difficile del previsto e si protrae a serata inoltrata. Gabriele Pipia
I RESIDENTI SI SONO RIVERSATI SUBITO IN STRADA
«Un botto tremendo, sembrava fosse scoppiata una bomba»
I residenti si riversano in strada, gli automobilisti si fermano all’improvviso, i bambini della zona sospendono di colpo i loro giochi. Il rumore dello schianto è stato fortissimo, e nel tardo pomeriggio sono tutti con gli occhi incollati a quel camion rovesciato e circondato dai Vigili del Fuoco. Il centro di Vetrego si mobilita alle 17.30, quando la notizia e la preoccupazione si diffondono rapidamente di bocca in bocca. Vedendo il mezzo sul ciglio della strada, la domanda immediata è sempre la stessa: «Qualcuno si è fatto male?». La risposta per fortuna è negativa, ma non basta per sciogliere la tensione del momento. La scritta sul retro del camion è infatti grande e inequivocabile: «Idrogeno compresso». Le facce di molti diventano tirate, l’allerta sale: le bombole d’idrogeno, si sa, potrebbero provocare una pericolosissima esplosione. «Il camion è pieno o vuoto?» diventa la nuova domanda ricorrente. La risposta dei Vigili del Fuoco non lascia spazio a dubbi: «È meglio che vi allontanate». L’area viene sgomberata, la gente si allontana ma gli occhi restano fissi su quella rotonda. In lontananza molti cittadini si affacciano alla finestra. Le procedure vanno a rilento, per riportare su quattro ruote un bestione del genere ci vuole moltissima cautela. Molti residenti si ritrovano nella storica osteria «Dalla Lina», punto di riferimento imprescindibile per tastare gli umori della frazione. È li, che ceneranno le famiglie evacuate. In quel covo negli anni sono montate decine e decine di proteste contro il Passante e contro il passaggio di mezzi pesanti per il centro di Vetrego. «Ero dentro in casa a cucinare e ho sentito un botto tremendo, come fosse una bomba» racconta un uomo di mezza età la cui abitazione è si affaccia propria sulla rotatoria. L’ultima evacuazione a Mirano era stata all’inizio dell’anno, nella frazione di Ballò, per l’incendio di una fabbrica. Ma la mente di molti torna al 2006, quando un autocisterna rimase incastrata nel sottopasso di Ballò. Anche in quel caso si paventò il pericolo-esplosione, poi fortunatamente svanito come questa volta. (G.Pip)
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Gazzettino – 22 Agosto 2012
OSPEDALE DI DOLO
«Subito i lavori per il Pronto Soccorso»
LA PROPOSTA – Maternità unica al monoblocco
DOLO – «inizieranno finalmente i lavori di sistemazione all’Ospedale di Dolo?» Se lo chiedono i componenti del Comitato Bruno Marcato dopo aver appreso che per il nosocomio dolese sono stati finanziati i fondi per la sistemazione del Pronto Soccorso. «Ne sollecitiamo l’attivazione immediata affinché non venga perso ulteriore tempo per l’avvio delle procedure per la realizzazione dei lavori e dare finalmente dignità a tale reparto.» Antonino Carbone, Valter Mescalchin, Francesco Sacco, Giovanni Urso e Gino Bedin preoccupati delle voci di chiusura dell’ospedale dolese, temono che i fondi destinati siano stornati ad altre sedi e insistono. «Chiediamo di sollecitare anche l’utilizzo del sesto piano del vecchio monoblocco. Proponiamo venga assicurato in tali spazi, ora liberi, lo sviluppo e sistemazione dell’intero settore materno infantile rispettando i parametri del nuovo Piano sanitario. Ostetricia assieme a Patologia neonatale, Pediatria e Ginecologia può offrire una risposta qualificata ad un bacino di utenza ottimale. Un punto nascite unico da Mestre a Padova per offrire una risposta al Piovese, in un unico contesto, assieme ai reparti e servizi già esistenti a Dolo». Quanto alla sistemazione urgente delle sale operatorie, il comitato aggiunge: «La Regione mantenga fede a una programmazione che, a parole, sembra sia stata già fatta a suo tempo». (L.Per)
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Nuova Venezia – 21 Agosto 2012
Caldo in quota, ghiacciai veneti a rischio
L’allarme del Centro valanghe di Arabba. Sopra i 3300 metri in questi 20 giorni la temperatura media è stata di 10 gradi
Marmolada raggiunto picco di 13,5 gradi
BELLUNO – Il caldo di queste settimane resta ancora decisamente sopra la media stagionale, come precisa il Centro Valanghe di Arabba. Fino a ieri a una altitudine di 1500 metri, c’erano 8-9 gradi centigradi in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ad Arabba, ad esempio, ieri si sono registrati 26 gradi e in Marmolada (3300 metri) 13.5 gradi nelle ore più calde. Scarto che diminuisce scendendo a valle. Ieri la colonnina di mercurio a Belluno ha segnato i 32 gradi, mentre a Feltre i 34 grandi (temperatura massima). E se quelli che stiamo vivendo, dicono da Arabba, sono i giorni più caldi di tutto agosto, si dovrà attendere metà settimana per vedere un po’ di pioggia che porterà un po’ di refrigerio. Anzi, già oggi in quota si potranno avere le prime precipitazioni che diventeranno più probabili domani. Ma in questa canicola, l’unico dato positivo è il valore dell’ozono che nella settimana scorsa non ha superato i limiti fissati per legge.
BELLUNO – Le temperature eccessivamente elevate di questa estate stanno portando ad una rapida fusione della neve sui ghiacciai con conseguente riduzione degli stessi sulle Dolomiti. Sono questi gli effetti preoccupanti del caldo africano che da oltre un mese sta attanagliando la provincia montana con temperature mai registrate prima soprattutto in quota. Infatti, se nelle valli è abbastanza normale che la colonnina di mercurio in queste settimana abbia toccato i 32-34 gradi, non lo è altrettanto oltre i 3300 metri, come nel caso della Marmolada dove, in questi primi 20 giorni di agosto, la temperatura media non è mai scesa sotto lo zero. Anzi si è stabilizzata su +10 gradi centigradi. Insomma, preoccupa il futuro delle riserve nivali, soprattutto dopo un inverno totalmente privo di neve come quello appena concluso. L’allarme viene direttamente dal Centro valanghe di Arabba dell’Arpa Veneto. Come si legge nel bollettino bimensile che viene redatto dall’Arpav, «il manto nevoso è assente sulla montagna veneta. Sulle Dolomiti e Prealpi la temperatura media del periodo 15 giugno-15 agosto 2012 è stata la terza più elevata (riferimento 1993-2002), inferiore soltanto alle estati 2003 e 1994», si legge. A questo si aggiungono le scarse precipitazioni che hanno ovunque aggravato il deficit pluviometrico: per l’intero territorio veneto è passato dai -212 millimetri di fine luglio agli attuali -254 mm pari a un -27% di precipitazione. Insomma, l’acqua inizia a scarseggiare anche in montagna e quelle piccole riserve idriche rappresentate dai ghiacciai si stanno letteralmente sciogliendo sotto il sole. Anche per quanto riguarda i serbatoi idrici le cose non vanno meglio, anche il fenomeno si osserva a macchia di leopardo. Infatti, se a fine periodo il volume complessivo del Piave risulta di 124 millimetri cubi, oltre il 70% del volume massimo invasabile cioè in buona salute così come il lago di Santa Croce e il lago di Pieve di Cadore, lo stesso non si può dire per il Mis che è sceso al 35% del volume invasabile. Volume in ulteriore calo anche se più contenuto a fine periodo, sul serbatoio del Corlo con valori al 15 agosto, ben sotto la media (-41%), solo al 44% del volume invasabile, secondo valore più basso dopo il 2003. La stessa portata media del Piave è ovunque sotto la media. Resta molto al di sotto della media, quella del Sonna di Feltre (-53% il 15 agosto). Paola Dall’Anese
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Nuova Venezia – 21 Agosto 2012
In dieci anni patrimonio abitativo cresciuto del 15%
LO STUDIO
Negli ultimi dieci anni (2001-2011) nel Veneto il numero delle abitazioni è cresciuto da 2.016.082 a 2.332.926, con un incremento di 316.844 pari al 15,72% (fonte:Istat). Negli ultimi dieci anni, dunque, si è realizzato quasi il 14% dell’intero patrimonio edilizio abitativo esistente in Veneto: a questo ritmo, calcola Luigi Calesso che sul tema ha svolto uno studio, tutte le case e gli appartamenti esistenti nella nostra regione avrebbero potuto essere costruiti in settant’anni invece che in secoli. Sempre nel periodo 2001-2011, la popolazione è passata, invece, da 4.527.694 unità a 4.866.324 con un incremento di 338.630 residenti, pari al 7,48%: l’aumento percentuale della popolazione, quindi, è stato circa la metà di quello degli alloggi. La naturale conseguenza, legata anche allo scoppio della crisi economica, è l’incremento del numero degli alloggi inutilizzati, vuoti e sfitti. L’Istat ci viene in aiuto anche su questo fronte e ci dice che il numero delle abitazioni non occupate o occupate da non residenti (la maggior parte sono appunto alloggi vuoti) è passato dai 318.055 del 2001 agli attuali 387.016, con un incremento di 68.961 unità, pari al 21,68%. Si può, insomma, concludere che dei 320.000 nuovi alloggi realizzati nel decennio circa 70.000, quasi un quarto, siano rimasti vuoti. Insomma, ci sono molte più case del necessario. Senza contare i capannoni industriali, di cui si calcola ve ne sia almeno il venti per cento sotto utilizzato o completamente abbandonato. I cartelli «vendesi» e «affittasi» fanno praticamente parte del nostro paesaggio. Nei giorni scorsi, un altro studio ha confermato l’abuso di consumo del territorio compiuto nel Veneto. Tra le prime dieci province d’Italia più cementificate compaiono sia la provincia di Padova (che ha coperto il 23 per cento della sua superficie) che quella di Treviso (che ha coperto il 19%). La fonte è l’Ispra, che ha fornito i dati al Ministero dell’Agricoltura per fermare l’occupazione delle campagne da parte del cemento. Treviso, che è proprio la provincia di Luca Zaia, conferma il «sovradosaggio» di fabbricati rispetto alle necessità: nel 2003 il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale recitava: «Gli abitanti teorici insediabili calcolati, sulla base dei PRG e varianti PRG di riferimento, sono 257.600. Se sommati alla popolazione attualmente residente in Provincia, dà un valore pari a 1.065.600 abitanti. In altre parole, senza aggiungere nessuna nuova zona residenziale ma edificando nelle aree già esistenti, sul territorio possono insediarsi altre 257.600 persone, raggiungendo così un ammontare di popolazione pari a più di un milione di persone. Estrapolando questi dati sulla retta di previsione di popolazione fino al 2030, calcolata secondo l’ipotesi tendenziale, si evidenzia un elemento importante. Saturando le aree residenziali, senza nessuna modifica ai PRG, le cubature residue possono sopperire al fabbisogno di abitazioni della popolazione fino al 2031» (d.f.)
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Nuova Venezia – 21 Agosto 2012
MARTELLAGO
«Nuovi ricorsi contro gli espropri»
Il Comitato anti complanare lancia l’appello: «Tutti al Tar»
MARTELLAGO. «I cittadini interessati dagli espropri per il casello del Passante di Cappella-Martellago, possono ancora fare ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) per chiedere l’annullamento del decreto di approvazione del progetto definitivo». L’appello arriva dal comitato Pro-complanare di Martellago, che si dice ancora disponibile ad appoggiare l’iniziativa. Già nei mesi scorsi, i rappresentanti del comitato si erano detti favorevoli a una soluzione del genere, purché chi fosse interessato al procedimento, decidesse di compiere il passo: andare al Tar, infatti, costa diverse migliaia di euro e mettendosi assieme, l’unione farebbe la forza. Il progetto approvato prevede che la bretella a nord di Martellago, lunga cinque chilometri e mezzo da via Castellana (zona Kelemata) fino al casello nei pressi del fiume Dese, non abbia sottopassi. Ci saranno quattro rotatorie in via Ca’ Nove e via Morosini a Martellago, via Ponte Nuovo e via San Paolo a Scorzè. A queste, ne vanno aggiunte altre due che Martellago ha richiesto: una tra via Ca’ Nove e la Castellana a fianco del municipio, l’altra sempre tra via Ca’ Nove e via Volta. Sul lato est dell’autostrada, dalla Moglianese al casello, sorgerà una complanarina. Il casello, invece, avrà un viadotto lungo oltre 500 metri per collegare l’entrata e l’uscita. Inizio dei cantieri è fissato per fine anno e poi servirà circa un anno e mezzo per completarli. Gli interessati al ricorso, possono scrivere all’indirizzo complanare@gmail.com. (a.rag.)
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Italia Nostra sezione di Venezia – 20 Agosto 2012
Zaia ambientalista? Ci credono in pochi
Le dichiarazioni del presidente della Regione Luca Zaia sulla necessità di arrestare la “cementificazione” del Veneto hanno scatenato un putiferio di polemiche, riferite dal giornale La Nuova Venezia. La sostanza degl’interventi è che nessuno sembra prendere sul serio le intenzioni del presidente. Tra gli alleati (e gli ex alleati), Dario Bond del Pdl (circoscrizione di Belluno) lo invita ad abrogare una legge regionale da lui sostenuta, legge che “in deroga ai comuni ha aperto cantieri a San Donà, a Verona, a Treviso… Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare…” Per Diego Bottacin di “Verso Nord”: “Questa è una delibera che non farà mai”. Laura Puppato del Pd è ancora più polemica e ricorda a Zaia Veneto City, l’autodromo di Verona “con relativa immensa cubatura” e “i 90 ettari da lottizzare nella residua campagna trevisana a Barcon di Vedelago”. i propositi di Zaia sarebbero “pura propaganda” secondo il sindaco di Padova Zanonato. “”Luca Zaia fa annunci tutto l’anno, poi regolarmente non succede niente”. Quello che colpisce nella raffica di citazioni è l’ipocrisia ambientalistica diffusa. Tutti gli intervistati si dimostrano pervasi da una coscienza ecologica che francamente non conoscevamo appartenere ai loro gruppi politici, che hanno approvato una dopo l’altra infinite delibere contrarie all’ambiente, proprio quelle che Italia Nostra deve denunciare continuamente guadagnandosi accuse di passatismo e di essere formata da “piagnoni” (sindaco Cacciari), da “contesse” (sindaco Orsoni) e da “vecchi bacucchi” (ex rettore Folin).
Ci fa invece grande piacere citare un altro intervento comparso sulla stessa pagina della Nuova Venezia dedicata a Zaia. Ne è autore, inaspettatamente, uno dei membri del gruppo musicale dei Pooh dal nome di Red Canzian. Bene, Canzian racconta la bellezza del paesaggio antico e la distruzione di oggi con parole ben più eloquenti di quelle di ogni politico. E riteniamo che lui rappresenti il sentire popolare e la la volontà generale molto più direttamente di tanti politici eletti, che appena in carica si sentono in dovere di difendere la causa dello “sviluppo”, che purtroppo tanto spesso è solo quella degli interessi economici che premono. Ma l’intervento di Canzian, semplice, dolce, sincero, ci conforta nella certezza che la nostra causa è molto, molto largamente condivisa.
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Nuova Venezia – 21 Agosto 2012
Rifiuti, funziona il sistema a calotta
Aumenta la raccolta differenziata sia in Riviera del Brenta che nel Miranese
Il sistema a calotta funziona in Riviera e nel Miranese, fa aumentare le percentuali di raccolta differenziata nel primo semestre del 2012. I dati li dà Veritas. Rimangono alte le percentuali di rifiuto differenziato pure per i comuni che hanno adottato il sistema porta a porta. Comuni questi ultimi che sono quasi tutti in Riviera del Brenta con percentuali sopra il 65%. Il record è di Pianiga con il 74,5% di differenziata, poi Salzano (73,2%), Stra (72%), Fossò (70,3%), Campagna Lupia (69,8%), Fiesso d’Artico (68,2%), Camponogara (67,7%), Campolongo Maggiore (66,9%). Ma le sorprese maggiori dal sistema a calotta. A Mira comune più popoloso del comprensorio con circa 40 mila abitanti, le calotte sono state installate sul 30% del territorio, la differenziata è arrivata al 58,4% (47,8% nel 2010, 53% nel 2011). Il comune punta a completare il restante territorio e passare anche alla differenziata spinta. Scorzè con 25% del territorio coperto con i sistemi a calotta, arriva al 60,9% contro il 52,6% del 2010 e il 54,5% del 2011. A Mirano, con il 20% del territorio comunale dotato di cassonetti con il nuovo sistema di apertura, la percentuale di differenziata è passata dal 47% 2010 e dal 52% del 2011, al 57,9% del periodo gennaio-giugno 2012. Santa Maria di Sala, passato dal 46,8% del 2010 e dal 54,9% del 2011 al 67,9% del primo semestre del 2012. Poi Martellago (arrivato al 70,9% dal 55,6% del 2010 e dal 63,2% del 2011) e Spinea che ha raggiunto il 62,7. In tutti questi Comuni oltre ad aumentare la quantità di rifiuti raccolti in maniera differenziata e poi riutilizzati, è diminuita la quantità di rifiuto secco. «L’apertura delle calotte – spiegano i tecnici di Veritas – non consente di inserire sacchi di grandi dimensioni. È diminuito, infine, nei primi sei mesi del 2012 il fenomeno dell’abbandono di rifiuti da parte degli abitanti dei Comuni che hanno il porta a porta». (a.ab.)
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Nuova Venezia – 21 Agosto 2012
Si rovescia Tir carico di idrogeno, allarme a Mirano
L’incidente alla rotonda di via San Silvestro a Vetrego. Evacuate alcune famiglie e interrotto il traffico ferroviario sulla Venezia-Padova per mettere il carico di bombole in sicurezza
MIRANO. Camion di idrogeno si rovescia alla rotonda di Vetrego, paese col fiato sospeso per ore. Serata di paura nella piccola frazione di Mirano: evacuate per precauzione 4 famiglie, interrotto il traffico ferroviario sulla Venezia-Padova. Sono da poco passate le 16.30 quando sotto il solleone un tir proveniente da Mantova, che trasporta bombole di idrogeno compresso, si rovescia mentre affronta la rotonda di via San Silvestro, dopo il sottopasso ferroviario di Vetrego ovest. Il mezzo del peso di circa 400 quintali viaggia in direzione di Roncoduro e ha a bordo 12 siluri di 10 metri per 40 atmosfere di idrogeno compresso. Un’ora dopo vengono evacuate 4 famiglie che abitano in prossimità della rotonda: troppo pericoloso rimanere durante le operazioni di raddrizzamento del tir, altissimo il rischio di esplosione del carico. Agli ingressi della rotonda intanto si ammassano uomini e mezzi di soccorso mandati sul posto per mettere in sicurezza il camion e il carico infiammabile. Chiusa via San Silvestro e la strada di accesso a Vetrego, allestiti posti di blocco prima e dopo la rotonda, a distanza di sicurezza di 400 metri dall’incidente. Sul posto si portano anche i tecnici di Rfi, la Rete ferroviaria di italiana: alle 20 viene deciso il blocco dei treni, con ritardi su tutta la tratta. In serata la rimozione del camion. Filippo De Gaspari
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Gazzettino – 21 Agosto 2012
MARGHERA
Riflettori della Municipalità sulla Piattaforma logistica Fusina
La Municipalità di Marghera riprende le attività istituzionali dopo una pausa di circa un mese.
Domani, mercoledì 22 agosto, alle 18, infatti, è convocata in una sala al secondo piano del Municipio, una seduta della prima commissione municipale Gestione del Territorio e Lavori Pubblici che dovrà prendere in esame l’accordo di programma per l’adeguamento della destinazione urbanistica del terminal autostrada del mare e, nello specifico, la piattaforma logistica Fusina. Accordo che rientra nell’ambito del progetto di riqualificazione ambientale del «Vallone Moranzani». Attraverso la piattaforma logistica Fusina, commissionata dall’Autorità Portuale di Venezia e in corso di realizzazione da una cordata di imprese di cui è capofila Thetis, si punta a sviluppare, nell’area ex-Alumix, le infrastrutture destinate ad accogliere i traffici di cabotaggio nazionale ed internazionale. Nell’ambito della progettazione, risultano già attuati il piano di caratterizzazione ambientale dell’area e la relazione di screening della valutazione di impatto ambientale. Giovedì 23 agosto, sempre alle 18, la stessa commissione analizzerà i servizi invernali dell’Actv per tentare di capire se l’orario invernale dei pullman risponda o meno alle esigenze dell’utenza.
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Gazzettino – 21 Agosto 2012
Progetto della Provincia per sfruttarne le capacità di riscaldamento e raffreddamento
Energia, il tesoro è sotto terra
La mappa geo-termica del Veneziano rivela nuove risorse per il Veneto Orientale
La provincia di Venezia nasconde un tesoro. È l’energia della terra, il geo-termico, una fonte pulita, naturale e rinnovabile. Un sogno alla portata di molti, soprattutto nel Portogruarese, dove ci sono condizioni eccellenti per lo sfruttamento dell’energia geo-termica. Carte in regola anche per gran parte del territorio veneziano. Lo sanno bene i progettisti del Palais Lumière di Pierre Cardin. Il sistema di condizionamento del «Palazzo» verrà infatti alimentato da energia geo-termica, che sfrutta il calore della terra per produrre condizionamento naturale, energia e acqua calda. Con un evidente risparmio di risorse e nel pieno rispetto dell’ambiente. «La nostra provincia – spiega Paolo Dalla Vecchia, assessore provinciale all’Ambiente – ha un’elevata idoneità al geo-scambio, come a Concordia e San Michele al Tagliamento, ma anche a Fossalta di Portogruaro, Santa Maria di Sala, Pianiga e Chioggia. In generale – continua Dalla Vecchia – c’è una idoneità media in tutta la provincia, con poche eccezioni. Da noi si può sfruttare l’energia geotermica senza usare acqua di falda». Il tesoro che sta sotto non è però una novità. La Provincia di Venezia se occupa da molto tempo. I tecnici di Ca’ Corner hanno realizzato anche una cartografia completa del fenomeno e uno studio approfondito sui costi-benefici della fonte rinnovabile. Insomma, se ne parla da molti anni, ma è sempre stata poco sfruttata. Ma ora il contesto economico e tecnologico è cambiato. E da poco è stato anche approvato un regolamento provinciale che disciplina lo sfruttamento dell’energia del terreno. «Il geo-termico – continua Dalla Vecchia – è un sistema semplice ed efficace che sfrutta un’energia disponibile e rinnovabile. Il potenziale è notevole. Con 20mila euro si può installare un impianto di raffreddamento e riscaldamento in una abitazione di 150mq, ma il suo utilizzo può esser conveniente anche a livello industriale». Nel Veneziano, molte aziende della green economy si stanno occupando di geo-termico, investendo in prodotti e formazione. Ora si attende il passo in avanti della politica e delle istituzioni. Magari con degli eco-incentivi fatti ad hoc, che convincano famiglie ed aziende a puntare sulle rinnovabili termiche. In un recente convegno tenutosi nella sede mestrina della Provincia di Venezia (tema risparmio energetico sostenibilità ambientale, il cosiddetto Patto 202020), anche la Regione ha ventilato l’ipotesi di strumenti di sostegno all’investimento nel geo-termico. «Adesso la sfida è quella di far sì che l’ente pubblico investa nella promozione e nel sostentamento dell’energia da geoscambio – conclude Dalla Vecchia – Il domani è già oggi per l’energia di climatizzazione. Servono forza e coraggio per portarla avanti e per diffondere una tecnologia pulita finora poco conosciuta e poco utilizzata».
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Gazzettino – 21 Agosto 2012
VEDELAGO – Con la cartiera brucerebbe il fabbisogno idrico di due Comuni
Consumi d’acqua: un macello
Un dato su tutti: l’acqua che verrebbe consumata dall’eventuale polo previsto dal progetto Colomberotto a Barcon, ammonterebbe a qualcosa come un milione e 663mila metri cubi l’anno. Una quantità in grado di soddisfare le esigenze annue di 26mila persone, in pratica gli abitanti dei comuni di Resana e Vedelago messi insieme. Lo afferma Fiorenza Morao, capogruppo di Primavera Civica in consiglio comunale. «Che venga prelevata dalla falda o da un pozzo è ininfluente -dice la Morao- Rimane il dato sconcertante: il macello avrà bisogno di 13 litri di acqua al secondo, la cartiera di 42, per un totale di 55 litri al secondo. Basta fare due conti per capire che si tratta di cifre importanti, cioè di un milione 663 mila litri all’anno. Per avere un termine di paragone, i 53 comuni dell’Ats Alto Trevigiano Servizi, pari a 500mila cittadini, usano 38 milioni di metri cubi di acqua l’anno, ovvero 76 litri a persona. I cittadini di Vedelago più attenti ai consumi, nel 2011 hanno usato un milione 85mila metri cubi d’acqua, una media di 64 metri cubi a persona. A questo punto il conto è fatto: l’acqua che consumerebbero macello e cartiera è pari a quella normalmente consumata da 26mila persone». Ma la Morao non è contenta: «Con una estate così siccitosa dopo un inverno asciutto ci sarebbero anche da seguire le direttive europee che impongono di preservare le riserve idriche e fare un uso attendo dell’acqua. La domanda allora è: il progetto va in questa direzione? Mi sembra proprio di no. Per questo chiedo che chi dovrà programmare i consumi idrici, studi bene le conseguenze di un prelievo di questa portata prima di dare l’assenso. Cosa che mi auguro prendano in considerazione anche presidente e consiglio del Parco del Sile, classificato sito di interesse comunitario. L’unicità delle sorgenti del Sile e di questo fiume che nasce in pianura vanno assolutamente tutelate».
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Nuova Venezia – 20 Agosto 2012
Alt al mattone, sfida a Zaia: «Agisca»
L’alleato Bond (Pdl): «Fermi la norma che trasforma sterco in oro». Puppato (Pd) e Bottacin (Verso Nord): «E Veneto City?»
Basta case, critiche a Zaia
Le proposte lanciate ieri dal governatore Luca Zaia nell’intervista al nostro giornale («Basta case e capannoni, preparo lo stop al mattone») non piacciono né agli alleati del Pdl, né al Pd e alle altre opposizioni, che ricordano il piano casa e le grandi operazioni immobiliari, da Veneto City al Barcon di Vedelago.
VENEZIA. Irrita il modo, non la sostanza (e come si fa a non dirsi “verdi” oggi?), la disinvoltura estiva con cui butta il cuore della sua nuova coscienza ecologica oltre l’ostacolo della coerenza («e dov’era prima?»), sconcerta il mezzo con cui lo fa, conferenza stampa, intervista o predellino. Le dichiarazioni rilasciate ieri al nostro giornale dal Presidente della Regione Luca Zaia in cui annuncia la svolta edilizia e decreta la fine di un modello perché in Veneto si è costruito troppo – «penso ad una moratoria in piena regola, non c’è bisogno di nuove case, bisogna recuperare le vecchie di una volta» – insomma, il nuovo corso ecocompatibile del governatore, irrita l’opposizione quanto i suoi. Dario Bond (Pdl) è dei suoi, nel senso che sta in maggioranza e gli dà un consiglio: «Al rientro dalle ferie, se vuol fare sul serio, faccia una sola cosa: abroghi d’imperio l’articolo 32 della legge 35, quella che in deroga ai comuni ha aperto cantieri a San Donà, a Verona e a Treviso, lo faccia senza esitare e fermi la norma che trasforma lo sterco in oro. Altrimenti sono solo buone intenzioni. Glielo dico da amico, il suo è un pensiero rispettabile, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare oltre a qualche scoglio di coerenza». Diego Bottacin, cofondatore di “Verso Nord”, è il più irritato: «Sparata di Ferragosto. Questo Zaia è lo stesso che spinse sul piano casa da vice presidente della Regione. Adesso dice in Veneto si è costruito troppo. Bene. Condivido il merito, mi piace la resipiscenza anche se arriva dopo tre anni di crisi edilizia, non mi va che la sostenga uno che ha promosso il piano casa al solo scopo di impedire che i comuni di metterci un freno. Inoltre non si governa con le interviste, lo si fa in Regione, con le delibere. Questa è una delibera che non farà mai. Nel caso la facesse gli suggerisco di integrare il furore ambientalista promuovendo il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio veneto. In Veneto abbiamo case di scarsa qualità». Laura Puppato infine, capogruppo del Pd in consiglio, che applaude ironicamente, «disponibili fin da subito ad appoggiarlo, ma con qualche significativo appunto non marginale: quando 8 mesi fa abbiamo proposto uno stop alle edificazioni in forma di Pua o comunque di lottizzazione selvaggia, partendo da un primo “no” su Veneto city, Lega e Pdl hanno fatto in modo che altri due comuni potessero procedere con le concessioni per l’ennesima area commerciale. Gli stessi comuni che ora Zaia – finalmente ma tardivamente – giudica “anello debole costretti dal bilancio a concedere cubature”. Molto pilatesco. Chiedo: a quale Presidente del Veneto dobbiamo rifarci per sapere di che politica va parlando per il Veneto?». E cita due casi: «L’autodromo a Verona con relativa immensa cubatura residenziale e commerciale su 80 ettari di terreno agricolo, i 90 ettari da lottizzare nella residua campagna trevigiana in località Barcon di Vedelago». Emilio Randon
IL TWEET DI ZANONATO
«Balle, il suo piano casa lo dimostra»
PADOVA – «Balle su balle» ha twittato il sindaco di Padova Flavio Zanonato. «Zaia è quello che con il suo piano casa ha consentito fino a un incremento del 50% dei metri cubi esistenti. Prima polemizza con noi che glielo facciamo notare, subito dopo se ne dimentica ed ora si fa bello con le ragioni dell’ambiente. Pura propaganda, questa è solo l’ultima sua bischerata. Luca Zaia fa annunci tutto l’anno, poi, regolarmente, non succede niente. Io mi chiedo chi gliele suggerisce queste sparate, forse il suo addetto stampa. Annuncia, riconosce, proclama ad ogni pie’ sospinto, ma in Regione non succede mai niente, la Regione è ferma. Qualche giorno fa ha riconosciuto l’esistenza in Veneto di 30 mila disoccupati. Bene, fai qualcosa allora, dicci cosa vuoi fare, prova ad affrontare il problema se non a risolverlo. No, niente, non fa niente. Adesso si è inventato il rispetto dell’ambiente. Bella cosa, encomiabile, se solo qualche mese fa non avesse fatto esattamente il contrario promuovendo cementificazioni a raffica. Lui governa così, gli basta stare sui giornali, poi qualche santo provvederà».
I comitati anti-Pedemontana: «Non farà quel che dice»
Chi non crede assolutamente alle parole del governatore è invece Elvio Gatto, portavoce dei comitati contro la Superstrada Pedemontana: «Zaia fa il paladino dell’ambiente e poi fa l’esatto contrario. Cos’ha in serbo dopo questa uscita ferragostana? Zaia è quello che, cinque giorni dopo aver parlato di difesa del paesaggio, è andato a inaugurare i lavori della Pedemontana, che è un regalo ai cavatori». «Dov’è stato in tutti questi anni il presidente Zaia?–accusa Luigi Calesso, dell’associazione Un’altra Treviso – : ha governato la Provincia di Treviso e la Regione Veneto senza dare mai alcun segno di aver compreso come fosse chiarissimo che la cementificazione del territorio poteva e doveva cessare. Già questo mette in serissima crisi la credibilità della “conversione” del presidente Zaia, che propone di bloccare quei settori dove c’è scarso interesse in cambio del via libera a quelli che suscitano maggiori appetiti». Calesso teme che gli speculatori, d’ora in poi, concentrino i loro appettiti sul «miele». Che in questo momento porta i nomi di Veneto City, Ikea a Verona e Casale, polo industriale di Barcon, Quadrante Tessera, autodromo di Vigasio (Verona).
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Gazzettino – 19 Agosto 2012
SICCITÀ
Legambiente: «Stop alle villette con piscina»
SAN DONÀ – «Subito interventi per salvaguardare l’acqua. Compreso lo “stop” alle villette al mare con piscina». L’allarme siccità è ancora una volta di Legambiente, attraverso il circolo Veneto Orientale “Pascutto-Geretto”. «Ribadiamo ciò che abbiamo già detto in primavera – dice il portavoce Maurizio Billotto – e cioè che servono provvedimenti strutturali per ridurre i consumi d’acqua e gestire al meglio le acque piovane e reflue. Ed è giunto il momento di dire basta ad espansioni urbanistiche con “piscine per tutti” che comportano consumi enormi di acqua». Le piogge sulla Pedemontana hanno fortunatamente alimentato i fiumi di risorgiva, Sile e Livenza, garantendo il consumo idrico di quest’anno, ma le falde sono in sofferenza e in autunno saremo ancor più in debito d’acqua. «La resa dei conti si sta avvicinando – mette in guardia Legambiente – Chiediamo interventi sulle infrastrutture idriche, sul riuso delle acque di depurazione e il blocco degli interventi urbanistici con nuova occupazione di suolo». «Per quanto riguarda le coste – conclude Billotto – chiediamo l’applicazione del vincolo di inedificabilità almeno fino ad un chilometro dal limite demaniale». Nei giorni scorsi Legambiente aveva anche chiesto uno stop straordinario a fontane, autolavaggi e piscine, comprese quelle dei parchi acquatici. (F.Cib.)
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Gazzettino – 19 Agosto 2012
MARTELLAGO
Comitato pro Complanare. Un gazebo in Piazza Bertati.
Il Comitato pro Complanare organizza un gazebo questa mattina, domenica, in piazza Bertati a Martellago, per illustrare ai cittadini il progetto definitivo del casello di Martellago-Scorzè che, alla luce delle ultime modifiche, sarebbe ancora più impattante secondo il Comitato. Che, nell’occasione, raccoglierà anche adesioni per un ricorso al Tar contro il progetto e supporterà gli espropriati che intendano fare opposizione contro l’esproprio appena ricevuto o contro l’indennizzo prospettato.
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Gazzettino – 19 Agosto 2012
MIRA – Sopralluogo dei Ranger d’Italia a Dogaletto: il materiale a rischio vicino a una casa abbandonata
Scoperta un’altra discarica di eternit
Presentato un esposto alla Procura della Repubblica
«Sostanza pericolosa se dispersa nell’aria»
Ancora discariche abusive di eternit lungo i terreni agricoli in laguna a Mira scoperti dai Ranger D’Italia nucleo operativo ambientale. L’abbandono indiscriminato di rifiuti pericolosi a Mira lungo le aree attorno all’idrovia o verso la laguna non sembra avere fine nonostante il pericolo di sanzioni molto severe. Nei giorni scorsi i Ranger d’Italia guidati dal capo delegazione Davide Formentello durante un sopralluogo hanno individuato a Dogaletto di Mira, dalla parte dell’Argine Sinistro all’interno di una vecchia casa di contadini ormai diroccata ed abbandonata da molti anni, una discarica a cielo aperto contenente vari materiali di risulta tra cui, si suppone, dele lastre di eternit, ovvero materiali in fibra di cemento contenete amianto. «Il sito circondato da terreni coltivati – spiegano i Ranger – si estende su un’area di circa 15 mq circa e comprende alcune lastre anche rotte a pezzi presumibilmente di fibra cemento ondulato. Sostanza molto pericolosa che, se ridotta in polvere e dispersa nell’aria, potrebbe essere letale per i polmoni delle persone che la inalano». I Ranger oltre ad un riscontro fotografico hanno presentato un esposto – denuncia alla Procura delle Repubblica invitando gli enti competenti a circoscrivere la zona con delle reti metalliche per evitare che le persone vengano a contatto con i materiali pericolosi. Luisa Giantin
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Gazzettino – 19 Agosto 2012
OSPEDALI
Il Comitato Marcato: «La guerra tra poveri non porterà a nulla»
Continua la polemica a distanza fra il Comitato Bruno Marcato di Dolo e Tonolo del Comitato Savioli di Mirano sul problema dell’Asl 13. Il Comitato Bruno Marcato non ha gradito le affermazioni di Tonolo che ha definito “le richieste campanilistiche per l’ospedale di Dolo” e replica in modo seccato: «Ci dispiace che Tonolo del Comitato Savioli abbia percepito le nostre richieste che riguardano la salute dei cittadini a difesa di un loro diritto primario e sancito dalla Costituzione come “richieste campanilistiche”. Ebbene Tonolo, su questo siamo campanilistici! Non ci riferiamo al campanile di Dolo ma ad un’area più vasta che comprende anche Mirano e sta guardando alla nuova Area Metropolitana. Questo è il confine del nostro campanilismo, a differenza di Tonolo che è rimasto ancora al campanile di Mirano che è superato dai tempi, purtroppo». Il Comitato dolese composto da Antonino Carbone, Francesco Sacco, Valter Mescalchin, Giovanni Urso e Gino Bedin guarda avanti. «Abbiamo l’esempio positivo di come funzionano nell’area da decenni i servizi dell’acquedotto, delle fognature, dei rifiuti, delle bonifiche ed altri. Anche la sanità dovrà scegliere questa economia di scala per erogare servizi qualificati. È vero, però, come dice Tonolo che Dolo senza Mirano potrebbe morire. Gli vogliamo ricordare però che Mirano oggi sta vivendo grazie a Dolo ed a quello che fino ad ora il nostro ospedale ha ceduto per la sopravvivenza dell’ospedale di Mirano. La guerra tra poveri non porterà a nulla». (L.Per.)
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Gazzettino – 19 Agosto 2012
ZERO BRANCO – Bufera sui tre capannoni che l’azienda non ha ancora provveduto a demolire
La discarica finisce in Parlamento
Rubinato (Pd) porta all’attenzione del ministro dell’ambiente il progetto della ditta Mestrinaro
Avrà un’eco in Parlamento la spinosa vicenda del progetto della ditta Mestrinaro che intende realizzare nell’area agricola in via Bertoneria a Sant’Alberto di Zero Branco un impianto di trattamento per rifiuti speciali di derivazione industriale. Il deputato Simonetta Rubinato (Pd) ha predisposto un’interrogazione che depositerà alla Camera alla ripresa dei lavori dopo la pausa feriale. Rubinato si è rivolta al ministro dell’ambiente Corrado Clini. «In accordo con il sindaco Mirco Feston e con il circolo zerotino del Pd – dice Rubinato – abbiamo deciso di sottoporre la delicata vicenda al ministro Clini. Riteniamo che sia dovere del Governo vigilare perchè su tutto il territorio nazionale siano pienamente rispettate le prerogative dei comuni in materia urbanistica e le prescrizioni dei Piani regolatori generali, soprattutto quando è in gioco, come a Zero Branco, la salute dei cittadini e l’integrità dell’ambiente». Nell’interrogozione al ministro Clini, Rubinato chiede di sapere “quali misure intenda adottare per garantire che la ditta Mestrinaro provveda a sua cura e spese alla demolizione delle opere autorizzate dalla Regione (tre capannoni, ndr) e poi annullate dal Consiglio di Stato”. Al Consiglio di Stato erano ricorsi il Comune e il Comitato “Zero Rifiuti”. Lo stop al progetto è l’ordinanza di abbattere i capannoni era stata la conseguenza della sentenza della 5 sezione del Consiglio di Stato del 12 luglio 2011, ma depositata e pubblicata solo il 28 dicembre dello scorso anno. Il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittima la delibera della Giunta regionale (26 gennaio 2010) sul benestare alla discarica Mestrinaro. È già la seconda volta che l’amministrazione comunale ricorre al Consiglio di Stato contro l’impianto di trattamento dei rifiuti speciali della Mestrinaro.
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Nuova Venezia – 18 Agosto 2012
«Tra un mese rischio allagamenti»
Il presidente dei sindaci Livieri lancia l’allarme: «Si è perso tempo prezioso»
CAMPAGNA LUPIA. «Il rischio idraulico in Riviera del Brenta è ancora fortemente presente. Se tra un mese pioverà come è piovuto nel 2007 (e come sembra ormai dover piovere ogni autunno) sarà un bel problema: nonostante gli interventi fatti ci sarà poco da fare e si finirà sott’acqua di nuovo. Mancano, in termini di interventi, una ventina di milioni di euro. Soldi che ora non possono essere recuperati visto il periodo di crisi». A dirlo è il presidente della Conferenza dei sindaci Fabio Livieri che fa un’analisi preoccupante dello stato dell’arte dei lavori compiuti per evitare altri allagamenti. Nel 2007 Livieri fu uno dei coordinatori con il sindaco di Mira dell’epoca,a Michele Carpinetti, degli interventi antiallagamenti previsti per tutta la Riviera del Brenta assieme al commissario straordinario, Mariano Carraro. I danni erano stati enormi. A Campagna Lupia fini sott’acqua il municipio e a Mira furono 600 le famiglie che ebbero danni. «In Riviera del Brenta sono stati dati lavori ai Consorzi di Bonifica per una quindicina di milioni di euro. Sia nell’area sud cioè Campagna Lupia , Campolongo , Camponogara che nell’area di Mira e fra Fiesso Stra e Fossò. Insomma qualcosa con il coordinamento del commissario straordinario agli allagamenti Mariano Carraro, si è fatto. Poi, dal 2009 in poi, tutto si è praticamente fermato. Ma il rischio resta altissimo». Il sindaco di Campagna Lupia fa il punto dei soldi che mancano e delle opere che servirebbero per riuscire a dare a tutta l’area una sicurezza accettabile. «La prima opera da realizzare», dice, «è l’idrovia Padova – Venezia. Quest’opera, che di fatto va completata anche come canale navigabile, metterebbe in sicurezza sia il territorio padovano che quello veneziano. Ci si chiede qual è la volontà della Regione dopo che ha commissionato uno studio di fattibilità. Vuole l’idrovia o solo un canale scolmatore? Oltre all’idrovia mancano interventi di media grandezza senza i quali quanto fatto servirà a poco». Livieri fa degli esempi. «Per l’area sud bisognerebbe potenziare l’Idrovora di Lova. Il progetto c’è», spiega, «Si tratta di un intervento che costerebbe 6 milioni di euro, ma su quest’opera il Magistrato alle acque e la Regione hanno fatto capire di avere dei dubbi. Benissimi, ma dicano l’alternativa.Se non si fa però tutti gli interventi fatti finora potrebbero essere vani».
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Gazzettino – 18 Agosto 2012
AMBIENTE – La nuova infrastruttura di Terna passerà anche nel Miranese. Movimento 5 Stelle all’attacco
Elettrodotto anche a Spinea, ma nessuno lo sa
Sono quasi un centinaio gli espropri in arrivo a Spinea e Mirano da parte di Terna
Coinvolgerà anche i territori di Mirano e Spinea la realizzazione del nuovo elettrodotto Terna. Particolarmente interessata tutta l’area a sud di Spinea, nelle frazioni di Fornase e Crea, dove i proprietari coinvolti dagli espropri saranno circa un centinaio. Spinea, infatti, sarà attraversata per collegare la stazione di Malcontenta con la nuova sottostazione di Mirano. Non è prevista da parte di Terna la comunicazione personale agli interessati, proprietari dei fondi da asservire o espropriare, essendo il numero dei destinatari della procedura superiore a 50. «È significativo che Terna abbia scelto proprio questo periodo, quando la gente è in ferie o ha tutt’altro per la mente che andare a consultare gli avvisi del comune, per dare la comunicazione degli espropri – commenta Massimo De Pieri del Movimento 5 Stelle -. Fra l’altro non vi è una riga tra le news, nè un avviso a mezzo stampa, per cui la maggior parte dei cittadini ignora cosa comporterà questo progetto. Nel sito del Comune di Spinea non è consultabile alcun documento, nè una relazione o una planimetria. Chiediamo più informazione e trasparenza». Sono oltre 300 le proprietà, fra Miranese e Riviera, interessate ai lavori di realizzazione dell’elettrodotto che partiranno entro fine anno, nonostante le critiche già ricevute da cittadini, comitati e Comuni, che chiedono una revisione dei progetti. Per i prossimi mesi si attendono novità anche per il tracciato Scorzè-Volpago, che coinvolgerà anche Martellago. Nel solo Miranese, saranno circa un centinaio gli interessati fra Mirano (10) e Spinea (72). Il progetto complessivo prevede un nuovo tracciato lungo 33 chilometri, con la dismissione di 100 chilometri di vecchie linee. In pratica, un terzo dell’elettrodotto sarà nel comprensorio. Ora si dovranno attendere trenta giorni, decorrenti dalla data di pubblicazione dell’avviso dello scorso 8 agosto, per prendere visione del progetto e presentare eventuali osservazioni.
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Gazzettino – 18 Agosto 2012
MARGHERA
Torce accese, verifiche in corso all’impianto Versalis
Milleduecento tonnellate di etilene e metano sono state bruciate lunedì nelle torce di sicurezza del Petrolchimico di Marghera. La quantità dei gas bruciati, che hanno provocato una nuvola di fumo nel cielo della zona industriale, rientra tra le informazioni fornite da Versalis. La società, che gestisce la produzione e la commercializzazione dei prodotti petrolchimici per conto di Eni, infatti, ha inoltrato un comunicato all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) di Roma, all’Arpav e alla Direzione ambiente del Comune. «Alle 15,30 circa si è verificata l’attivazione delle torce di sicurezza B601 e 601/A. L’attivazione – scrive Versalis – non è stata conseguenza di situazioni di emergenza dell’impianto ma è avvenuta durante le operazioni pianificate del cambio del compressore di processo P 201 in sostituzione del compressore P 285». Operazioni che Versalis dichiara di aver comunicato agli enti preposti in anticipo. «In concomitanza con l’attivazione delle torce, a causa di un blocco temporaneo dell’erogazione di vapore da parte di Società terza, nelle primissime fasi di attivazione, si è determinata una combustione non completamente smokeless (senza fumo, ndr). Ripristinata dopo poco l’erogazione del vapore – si legge, ancora, nella nota – la combustione è sempre avvenuta in condizioni smokeless per tutta la durata dell’evento. Il disallineamento delle reti vapore ha, tuttavia, comportato uno squilibrio agli assetti dell’impianto e, quindi, il protrarsi della fase di ripristino delle normali condizioni di esercizio, durata complessivamente 50 ore circa». La stessa società dichiara che sono in corso verifiche con la Società terza per capire cosa abbia causato la temporanea mancanza di fornitura di vapore. Giacinta Gimma
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Gazzettino – 18 Agosto 2012
«La Regione dà via libera alla strage di animali»
TREVISO – «Fermate un massacro annunciato: uccelli e mammiferi sono allo stremo delle forze». È l’invito che Andrea Zanoni, eurodeputato trevigiano dell’Idv, rivolge alla Regione, in vista dell’apertura della stagione dell’addestramento dei cani da caccia, in programma domani. «Così sarà dato il colpo di grazia alla fauna selvatica nelle campagne messe in ginocchio dal caldo torrido e siccità». Zanoni ha così scritto al presidente della Giunta Veneta Luca Zaia, all’assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato e all’assessore alla Protezione civile e alla caccia Daniele Stival: «Mammiferi e uccelli hanno ancora cuccioli e pulcini dipendenti dai genitori e gli animali in questo momento sono stremati dal caldo torrido e dalla siccità che ha investito il Veneto». Problema, quello della siccità, riconosciuto dallo stesso Zaia. «Evitate la preapertura della stagione venatoria fissata per il primo settembre e posticipate quella generale della caccia dal 16 settembre al primo ottobre», sollecita l’europarlamentare che chiede anche di rimandare l’apertura dell’addestramento dei cani da caccia prevista per domani. «Questo nel rispetto delle raccomandazioni dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e della Direttiva “Uccelli” che consente l’attività venatoria solo se non danneggia le popolazioni di uccelli selvatici». «Se la Regione rimarrà indifferente alle condizioni estreme in cui sta vivendo la fauna selvatica in questo periodo -avverte Zanoni- sarà una vera e propria carneficina. Rincorrere con grossi cani da caccia o abbattere esemplari allo stremo delle forze è un gesto incivile, oltre che da vigliacchi».
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Nuova Venezia – 18 Agosto 2012
IDROVIA
I Comuni chiedono concertazione
FOSSÒ – I Comuni della Riviera e del padovano si riuniscono per chiedere al presidente della Regione Luca Zaia la convocazione di una conferenza di servizi in forma istruttoria sull’idrovia “Padova Mare”. E’ quanto richiedono i singoli Comuni affinché possano essere parte integrante dello studio di fattibilità affidato allo Studio Rinaldo di Daniele Rinaldo, con sede in via della Pila a Marghera. Gli enti locali oltre a chiedere di essere coinvolti nella pianificazione della nuova infrastruttura ribadiscono come l’opera debba rimanere esclusa dal Cipe. L’opera, abbandonata qualche decennio fa quando era quasi pronta, tornerà a vivere oltre che ai fini del trasporto anche come sistema idraulico di difesa dalle inondazioni, per facilitare lo scarico a mare delle acque pluviali ed evitare così esondazioni come quelle dei mesi scorsi. I Comuni chiedono che la progettazione parta dal basso puntando su sicurezza idraulica, navigazione commerciale, conservazione del paesaggio con riduzione del traffico e dell’inquinamento, creazione di nuovi posti di lavoro con il flusso mercantile. Davide Massaro
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Nuova Venezia – 18 Agosto 2012
Agricoltura, in dieci anni chiusa un’azienda su tre
Hanno abbandonato le imprese più piccole, specialmente quelle in montagna le attività rimaste sono più competitive: al top vite, ortofrutta e lattiero-caseario
PADOVA – Meno aziende, maggiore estensione. La tendenza che emerge dai dati definitivi del censimento agricolo 2010, è nitida: il sistema agricolo veneto è diventato più competitivo e al tempo stesso più specializzato. Il numero delle aziende agricole e zootecniche è calato del 32,4 per cento a 119.384 imprese: un’azienda su tre ha gettato la spugna. Un processo identico ha interessato l’Italia, che a fine periodo conta su 1.620.884 aziende, con una diminuzione percentuale identica. Decennio dopo decennio è confermata anche la tendenza alla concentrazione dei terreni e degli allevamenti, senza che questo abbia influito sulla superficie agricola utilizzata, che si è ridotta del 4,6% a livello veneto e del 2,5 sul piano nazionale. «Il quadro è quello di un settore che mantiene una forte caratterizzazione ma è tutt’altro che immutabile», chiosa l’assessore veneto all’agricoltura Franco Manzato. Sul tavolo ci sono i dati definitivi del censimento agricolo 2010, elaborati dalla Direzione sistema statistico regionale. In dieci anni è cresciuta sensibilmente la superficie media aziendale, che ora si attesta a 6,8 ettari: oltre un ettaro in meno rispetto al dato nazionale, ma abbondantemente al di sotto dell’andamento nelle altre regioni del Nord (Lombardia oltre 18 ettari, Piemonte oltre 15, Emilia Romagna al di sopra dei 14 e Friuli Venezia Giulia quasi 15 ettari): «Che da noi aumenti la dimensione aziendale è un fatto positivo – spiega ancora Mazato – certo l’accrescimento di questo parametro va valutato in relazione alle specializzazioni colturali. Da noi sono forti la viticoltura, il settore ortofrutticolo e il lattiero caseario: le dimensioni delle aziende in relazione a questo tipo di vocazioni sono già apprezzabili». Complessivamente si può valutare in circa 103 mila ettari la superficie agricola persa nell’ultimo trentennio. Ad accusare il calo più consistente sono state le piccole e piccolissime aziende. Il calo si fa sempre più contenuto via via che si sale di categoria di superficie agricola, fino ad arrivare alle aziende da 20 a 30 ettari di superficie agricola utilizzata le quali registrano una crescita del 7,1% e addirittura quelle fra 50 e 100 ettari che aumentano di un terzo. «È evidente – spiega dal canto suo la Coldiretti Veneto – che i cali più pronunciati sono collegati soprattutto all’abbandono nelle zone di montagna del prato-pascolo: dei 45 mila ettari andati perduti, ben 33 mila sono riferiti a questa tipologia. Mentre nelle altre aree rurali la superficie agricola è stata mantenuta dalle stesse aziende, nonostante le notevoli pressioni determinate dallo sviluppo infrastrutturale, commerciale e residenziale». Una trasformazione all’insegna dell’efficienza e del mercato che dunque inasprisce il problema del presidio del territorio montano. Anche perché il ricambio generazionale fra i capi azienda procede senza accelerazioni: oltre la metà ha oltre 60 anni e solo il 7,2% meno di 40, mentre la quota dei laureati ad indirizzo agrario è dell’1 per cento.
APPELLO a zaia - La Lav: revocare il via alla caccia
Revocare l’apertura della stagione venatoria in Veneto, così da tutelare la fauna provata dall’emergenza siccità. È l’appello che la Lav rivolge al presidente del Veneto Luca Zaia. A fronte della crisi idrica e dalla siccità, per l’associazione si rileva «un quadro ambientale oltremodo preoccupante, le cui ricadute negative non si limitano solamente alla produzione agricola, ma creano un danno enorme ad ogni forma di vita, vegetale e animale. La revoca dell’apertura della stagione venatoria – dichiara Massimo Vitturi della Lav – è uno dei provvedimenti necessari per limitare le conseguenze drammatiche dell’emergenza».
Mais e soia raccolti a picco per la siccità
VENEZIA – Il caldo e la siccità hanno già tagliato i raccolti con cali della produzioni che a livello nazionale vanno dal 20 per cento per il pomodoro al 30 per cento per il mais fino al 40 per cento per la soia, ma forti riduzioni sono previste per la barbabietola da zucchero con quasi il dimezzamento della produzione nelle regioni del Nord. È quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti in occasione dell’arrivo da nuova ondata di caldo e afa. Le mucche hanno prodotto in media dal 10 al 20 per cento di latte in meno con punte che arrivano anche al 50 per cento nei giorni più roventi. Ma l’afa e le temperature – continua la Coldiretti – hanno tolto l’appetito anche ai maiali che stanno consumando fino al 40 per cento in meno della consueta razione giornaliera di 3,5 chili di mangime con un conseguente, sostanziale calo dell’accrescimento. Per quanto riguarda i cali produttivi registrati nel Veneto, nel Padovano e nel Polesine il mais vedrà ridotta la produzione dell’80% nel Polesine e del 50% nel Padovano. Per la soia la riduzione della produzione sarà del 30-40% nelle regioni settentrionali con punte dell’80-100% nel Polesine. I coltivatori della barbabietola da zucchero dovranno far fronte a un calo produttivo sino al 50% nelle regioni del Nord a seguito del calo della resa nelle aree del Veneto e dell’Emilia-Romagna dove non si è potuto irrigare. Anche per la vite la situazione, se dovesse permanere il caldo, è a rischio: prevista una produzione molto contenuta rispetto alla media.
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Nuova Venezia – 17 Agosto 2012
MIRANO
Discarica Ca’ Perale concorso d’idee per il recupero
MIRANO. Può una discarica diventare giardino? Il paragone potrà sembrare azzardato, ma qualcosa di simile immagina l’assessore alle Politiche ambientali di Mirano Federico Vianello, che chiama a raccolta i cittadini: fino al 30 settembre c’è tempo per presentare progetti di riqualificazione dell’area degradata di Cà Perale, dove fino a poco tempo fa c’era una discarica. Lavori già iniziati quest’estate, dopo 8 anni di attività e 400 mila tonnellate di rifiuti solidi stoccati. Terminate le opere di preparazione del cantiere, partirà la messa in sicurezza, poi l’area, ricoperta da strati isolanti e terreno vegetale, sarà piantumata con erba e alberi. I tecnici di Veritas valuteranno le osservazioni che associazioni ambientaliste e cittadini presenteranno in merito alla messa a dimora delle piante e alla configurazione finale dell’area. Per questo il Comune ha attivato sul proprio sito internet un link apposito che permette di ricavare tutte le linee guida per presentare una proposta. Vianello stesso ha detto di volersi fare garante del fatto che tutte le osservazioni saranno tenute in considerazione e rielaborate in una relazione di proposta complessiva. Per partecipare c’è tempo fino a fine settembre. (f.d.g.)
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Nuova Venezia – 17 Agosto 2012
TRASPORTI
Marcon dice “no” al tracciato litoraneo dell’Alta velocità
MARCON. Nuovo “no” al tracciato balneare della Tav. Anche la giunta di Marcon, nei giorni scorsi, si è riunita per esprimere il parere sulla Valutazione di Impatto Ambientale pubblicata nelle scorse settimane e relativa al progetto “litoraneo” depositato da Italferr nel 2010. Nonostante si stia discutendo una nuova ipotesi, vale a dire l’affiancamento alla linea storica, il progetto precedente procede e il termine per le osservazioni scadrà domenica. La giunta ribadisce il proprio “no”. Motivo? «La rielaborazione rispetto al precedente progetto (dicembre 2010)», spiega il vicesindaco Guido Scroccaro, «non ha introdotto nessuna sostanziale modifica o aggiunta in relazione alle osservazioni sull’impatto idrogeologico derivante dal tratto in galleria interessante il nostro territorio e gli aspetti legati all’inquinamento elettromagnetico derivanti dalla messa in esercizio permanente dell’elettrodotto Portogruaro-Spinea che attualmente attraversa parte del centro abitato». E ancora: «La nuova delibera sottolinea la presenza di evidenti incongruenze nell’assetto progettuale anche rispetto all’impostazione generale del progetto e delle strategie relative al potenziamento del trasporto su ferro. Quest’ultimo, in particolare, non viene sostenuto con un’adeguata analisi delle potenzialità esistenti o realizzabili attraverso l’ammodernamento delle infrastrutture attuali». Secondo la Giunta, «una scelta come quella di realizzare una nuova infrastruttura altamente impattante, lo ribadiamo, richiede tutta la disponibilità di studi e approfondimenti utili a capire la reale necessità dell’impiego di fondi così consistenti. Siamo i primi noi a vedere nella ferrovia e nello spostamento del trasporto dalla gomma, uno degli obiettivi più importanti da raggiungere al più presto». Conclude: «Proprio per questo non vogliamo trovarci di fronte a progetti faraonici e a cattedrali nel deserto con il rischio di continuare a premiare il trasporto su gomma. Non è da sottovalutare la necessità di condivisione delle scelte con i territori, aspetto questo, che è mancato e continua a mancare e che auspichiamo possa essere invece positivamente sviluppato dall’opera del commissario rispetto alla sua proposta alternativa di intervento sulla linea storica». Marta Artico
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Nuova Venezia – 15 Agosto 2012
SAN DONA’
Zanetti contro il piano urbanistico
Il Comune accusato di distruggere gli ultimi territori verdi
Nuovo Piano di assetto territoriale (Pat), è assedio alla Laguna Nord. E presto verrà anche realizzata una “Gardaland” nel territorio di Caposile. Denuncia pubblica dell’associazione naturalistica sandonatese che con il presidente Michele Zanetti se la prende con il comune di San Donà. «Le sue scelte», dice il naturalista, «sono spesso “vendute” alla gente con lo sciagurato slogan “Paroni a casa nostra” che ha fatto breccia nelle menti semplici e che sta determinando in zona, autentiche devastazioni irreversibili. Tutto è cominciato a Jesolo con i grattacieli costruiti sul litorale. Ad un certo punto gli albergatori jesolani, hanno realizzato che avrebbero potuto stipare un numero ancora maggiore di visitatori, stratificandoli in 30 piani per volta. Nessuno si è preoccupato del fatto che gli orizzonti della laguna nord, che avevano resistito indenni per duemila anni, ne sarebbero stati devastati. Poi è stata la volta del Mose». L’analisi si spinge fino ai confini veneziani e l’aeroporto che vuole raddoppiare i turisti e le piste. «Da ultimo”, continua Zanetti, “interviene il genio degli amministratori sandonatesi, che nel Pat inseriscono una “Porta del divertimento”, ovvero una Gardaland sulle superfici di bonifica della gronda di Caposile. Incredibile, una Gardaland a Caposile, su una superficie di appena 250 ettari! 500 campi veneti. Il tutto per divertirsi e forse per dimenticare lo scempio che si sta perpetuando a danno della zona più bella e più celebrata del mondo. È ora che la gente si arrabbi».(g.ca)
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Gazzettino – 17 Agosto 2012
METEO – In Veneto e Friuli temperature in salita e afa alle stelle: a Venezia, Treviso e Verona al 100%
Caldo record, già iniziata la vendemmia
Sui Colli Euganei grappoli maturi per la raccolta. Manzato agli agricoltori: «Unitevi per irrigare»
IN ANTICIPO – Alcuni viticoltori della zona dei Colli Euganei hanno dovuto iniziare la vendemmia subito dopo Ferragosto: molti grappoli sono già maturi
«In calo i prezzi dell’ortofrutta. State attenti a chi specula»
VENEZIA – La settima ondata di caldo arriverà solo domenica, ma già ieri è stata una giornata pesante a Nordest, soprattutto per l’afa. Tiene banco l’allarme siccità in agricoltura, con l’eccezione dei viticoltori: sono gli unici a sorridere per quella che si annuncia un’annata da record. Ieri in Veneto le centraline dell’Arpav hanno registrato tassi di umidità record un po’ in tutta la regione, con medie – dalla mezzanotte alle ore 15 – anche del 95 per cento, come nella zona di Padova e picchi del 100 per cento a Treviso, Venezia e Verona. E anche lì dove l’afa si è fatta sentire meno, come Belluno o Rovigo, il tasso medio d’umidità è stato comunque intorno al 75 per cento. Una situazione che unita alle massime arrivate a 32-33 gradi (Rovigo con 34 è stata la più alta) ha determinato un forte disagio fisico. Situazione leggermente migliore in Friuli Venezia Giulia, con temperature mediamente più basse di un paio di gradi. Le previsioni non lasciano scampo per i prossimi giorni: il soffio bollente dell’anticiclone africano porterà le temperature a salire ulteriormente. «Invito gli agricoltori a tenere duro – è l’appello di Franco Manzato, assessore all’agricoltura del Veneto – ad irrigare, a non arrendersi alla siccità, della quale le previsioni preannunciano uno stop nell’ultima parte di agosto». L’assessore lancia una proposta: «Le aziende che ne hanno bisogno si mettano assieme e provvedano a dare acqua alle colture ricorrendo a terzisti, così da ottimizzare e ridurre il costo dell’intervento». «Si stanno registrando problematiche nei vigneti a altitudine più elevata dei Colli Euganei – è l’analisi di Manzato – ma di massima la vendemmia sta procedendo discretamente, con previsioni qualitative interessanti. Anche l’ortofrutta patisce caldo e mancanza di pioggia ma è in grado di rispondere bene alla domanda. A VeronaMercato non si registrano aumenti di prezzi ma anzi qualche calo: cetrioli, melanzane, pomodori, zucchine, pesche, nettarine. Quindi attenzione alle speculazioni». Previsioni rosee per il vino. Secondo la Coldiretti il 2012 sarà «sicuramente una annata che rimarrà nella storia per le alte e prolungate temperature nel periodo estivo», anche se è difficile «dare una risposta sicura e omogenea per tutta la regione viste le diverse zone vocate a viticoltura e con varie tipologie di vino. Difficoltà ancora più evidente se si considerano piovosità diverse o assenti, aree che pur in siccità hanno potuto irrigare i loro vigneti e altre (poche per fortuna) che raccoglieranno avendo le vigne secche». La maggior sofferenza dei vigneti è nel Padovano, cosi come è stato per il mais e tutte le colture estensive che in questa area stanno registrando rese al di sotto della media. Sui Colli Euganei la scarsità d’acqua ha segnato le viti e i grappoli con una maturazione irregolare tanto che alcuni viticoltori hanno già iniziato la vendemmia ieri. Dopo il Serprino e il Tai, i primi bianchi vendemmiati sono quelli delle basi spumante. La produzione è data in deciso calo, soprattutto per chi non ha potuto irrigare, o lo ha fatto senza la necessaria regolarità, con una perdita media prevista che oscilla fra il 20-30 per cento, secondo le prime stime.
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Gazzettino – 17 Agosto 2012
SAGRA DI SAN ROCCO
Arte e musica per aiutare Emergency
DOLO – Uno dei momenti più significativi del programma della sagra di san Rocco è stasera quando in Piazza Cantiere, a partire dalle 19 il gruppo della Riviera del Brenta di Emergency presenterà la 5. edizione di “Una stella per Emergency” organizzato in collaborazione con l’Associazione Arcobaleno ed il sostegno della Pro Loco di Dolo. Dell’evento ne abbiamo parlato con Daniela Pagiaro coordinatrice del gruppo rivierasco. «Noi volontari del gruppo della Riviera del Brenta ogni anno in occasione della sagra paesana, presentiamo un progetto dell’associazione al pubblico. Oggi, non siamo per nulla superstiziosi, faremo conoscere il progetto che abbiamo adottato proprio come gruppo. Tutto il ricavato della vendita di gadget, saremo presenti con un banchetto, e le offerte ricevute saranno devolute all’ospedale chirurgico e pediatrico di Goderich in Sierra Leone. Goderich è un villaggio alla periferia di Freetown, nel 2001 Emergency ha avviato un centro chirurgico destinato alle vittime di guerra successivamente ampliato alla cura dei pazienti ortopedici e di tutte le emergenze chirurgiche. Nel 2002, accanto all’ospedale è stato costruito un centro pediatrico presso cui vengono curati circa 1300 bambini ogni mese». La serata sarà dedicata all’arte, alla conoscenza ed alla musica, come precisa Daniela Pagiaro. «Saranno esposte delle opere di un’artista, Kiara. Sono disegni a matita che raffigurano dei bambini». Lino Perini
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Gazzettino – 17 Agosto 2012
Martellago. Casello, ancora polemiche
Il Comitato pro Complanare non demorde e rilancia l’appello per adesioni al ricorso al Tar contro il progetto del nuovo casello di Martellago-Scorzè e della viabilità di adduzione. «Il 28 maggio il Commissario Vernizzi ha firmato il decreto che approva il progetto definitivo. Decreto e nuovo progetto, accuratamente deposti nel fondo di qualche cassetto e non ancora pubblicati, hanno però dato il via alle notifiche dei provvedimenti di occupazione d’urgenza e di esproprio dei terreni interessati all’opera» scrive il Comitato in un volantino diffuso ai cittadini. «Le tavole del progetto, che abbiamo rintracciato fortuitamente, evidenziano le sostanziali modifiche rispetto al progetto precedente volute dai sindaci dei due comuni» aggiunge il Comitato, che cita le quattro nuove rotonde lungo la nuova circonvallazione nord, alla intersezione con via Morosini, San Paolo, Ponte Nuovo e Cà Nove, «quest’ultima dalle dimensioni enormi, come quella di accesso al casello est del Passante», e il tracciato della nuova bretella Moglianese-casello. «Le modifiche fanno aumentare il modo rilevante l’impatto dell’opera sul territorio e sulla viabilità e incidono in modo ancor più grave su molti edifici che vengono a trovarsi ancora più vicini al tracciato delle rotatorie (vedi il Mulino Vidali vicino alla rotonda di via Cà Nove) e della strada di collegamento con la Moglianese» accusa il Comitato. Che ricorda ai cittadini, in primis quelli interessati agli espropri, «che è ancora possibile il ricorso al Tar per chiedere l’annullamento del decreto di approvazione del progetto definitivo». Il Comitato ricorda poi a tutti gli espropriati «che entro trenta giorni dalle immissioni in possesso dei fondi, comunicata agli interessati a fine luglio, è possibile comunicare il rifiuto dell’indennità proposta e poi richiederne una più equa o fare ricorso contro l’esproprio». Il Comitato invita dunque i cittadini interessati a sostenere il ricorso al Tar o a fare opposizione all’esproprio o all’indennizzo a contattare il 328/1003419 o a scrivere a complanare@gmail.com. (N.Der.)
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Gazzettino – 17 Agosto 2012
La pubblicazione dei nomi scatena i comitati contrari all’elettrodotto
Bufera sugli espropri di Terna
Il sindaco di Vigonovo: «La gente è in vacanza e non può presentare le osservazioni»
POLEMICHE – I Comitati contrari all’elettrodotto si scagliano contro Terna per le modalità sugli espropri
Con quello che è stato definito un vero e proprio blitz estivo, la società per la fornitura di energia elettrica nazionale Terna ha reso pubblico mercoledì 8 agosto, tramite i quotidiani «La Repubblica» per la diffusione nazionale e «Il Gazzettino» per quella locale, i nominativi delle persone interessate agli espropri per la realizzazione dell’elettrodotto di 380 KV tra Fusina e Camin. In contemporanea gli elenchi degli espropriati sono stati affissi agli albi pretori dei comuni interessati e sul sito informatico della Regione Veneto. Una decisione che ha subito scatenato le ire dei vari Comitati sorti contro la realizzazione dell’elettrodotto, alle quali si sono aggiunte quelle degli amministratori dei comuni coinvolti dal passaggio della linea aerea. «Una beffa verso i cittadini e un comportamento deplorevole, portato avanti da Terna tramite una semplice pubblicazione sul giornale e all’albo pretorio a ridosso di Ferragosto, quando la maggioranza delle persone si trova in ferie», hanno tuonato i Comitati. Ha rincarato la dose Filippo Fogarin, vicesindaco di Vigonovo, uno dei comuni maggiormente interessati dal passaggio dell’elettrodotto. «Quella di Terna è stata una vera imboscata, altro che trasparenza e senso di partecipazione tanto decantati dalla società. Dalla pubblicazione dell’avviso è possibile visionare il progetto e presentare osservazioni o controdeduzioni ai decreti espropriativi entro trenta giorni, vale a dire entro il prossimo 8 settembre. Ma se la gente è in vacanza e non è stata adeguatamente informata, che tempi avrà per potere avanzare osservazioni?» I nominativi dei cittadini interessati agli espropri sono residenti nei comuni veneziani di Vigonovo, Camponogara, Dolo, Fossò, Mira, Mirano, Spinea, Stra, Chirignago e Malcontenta di Venezia e nei comuni padovani di Legnaro, Saonara, Sant’Angelo di Piove e Padova. L’avviso pubblico di Terna si avvale di una precisa disposizione di legge secondo cui quando i nominativi dei destinatari di una procedura sono superiori a cinquanta, decade automaticamente l’obbligo della comunicazione personale. Ma la procedura di esproprio non sarà così semplice neanche per Terna. Fra i nominativi degli espropriati figurano anche molte persone morte da decenni, tra cui una donna che oggi dovrebbe avere di 111 anni e un uomo che di anni ne dovrebbe avere ben 116. Vittorino Compagno
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Nuova Venezia – 15 Agosto 2012
Versalis, i fumi non erano tossici
Verifiche di Arpav e pompieri sull’imprevisto durante i lavori: «Solo polveri e composti di carbonio»
MARGHERA. Tanta paura ma nessun allarme. Il giorno dopo l’imprevisto accaduto durante la manutenzione degli impianti di Versalis, con l’emissione dalle torce di fumo nero, che ha fatto temere un incendio al Petrolchimico, con il riemergere delle vecchie paure nella popolazione, la situazione a Porto Marghera ieri si è decisamente tranquillizzata. Il sito del Comune di Venezia ieri ha fornito solo un piccolo aggiornamento: «Terminate le principali operazioni di riallineamento dell’impianto, sono comunque possibili, nella giornata odierna, sporadiche e limitate attivazioni delle torce in regime di smokeless». Ma non ci sono stati ieri nuovi timori. Dagli accertamenti dei vigili del fuoco e di Arpav, intervenuta con i propri tecnici per una lunga attività di monitoraggio dell’impianto che non ha reso necessarie però analisi della qualità dell’aria, è stato accertato, ha segnalato lunedì sera la Protezione civile comunale, che presso l’impianto della Versalis durante le operazioni, programmate e preannunciate, di cambio di un compressore si è verificato un calo di pressione del vapore, che ha provocato per alcune decine di minuti il funzionamento delle torce senza la presenza di vapore e la conseguente, forte visibilità della colonna di fumo che si e’ generata e che ha causato apprensione in molti cittadini. I prodotti finiti in combustione sono etilene e propilene, quelli dichiarati dall’azienda, ma non si sono conoscono le quantità delle emissioni (su cui sono in corso accertamenti di Arpav). Nella combustione in torcia potrebbero essersi formati al massimo polveri, e composti carboniosi. Nessun allarme diossina, quindi, come ipotizzato da alcuni cittadini allarmati dal fumo nero. I vigili del fuoco stanno accertando i motivi tecnici dell’imprevisto nell’impianto rifornito dal vapore prodotto da impianti di Edison.
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Nuova Venezia – 15 Agosto 2012
«Costi ingenti per le bonifiche»
Torre Cardin, i dubbi dell’architetto De Simone. Bettin: «Terreni da studiare»
MARGHERA. Torre Cardin, il dibattito in città prosegue anche a Ferragosto. E si concentra sulle bonifiche dei terreni. L’architetto Fernando De Simone, grande esperto di tunnel, con collaborazioni con varie aziende e gruppi stranieri, si interroga sulle bonifiche che serviranno, a suo avviso, per intervenire sull’area di Marghera. «Ho letto su “Ambiente&Ambienti” una intervista all’ingegnere Alessandro Cariani, general manager della società Modutech di Bari, che dovrebbe realizzare il sistema geotermico della Torre e che afferma che “Pierre Cardin si accolla il venti per cento del costo complessivo della bonifica ambientale”. Con tutti i pericolosissimi veleni occultati per decenni nel sottosuolo della zona, per realizzare una bonifica veramente efficace, non la si può eseguire solo sotto l’area della Torre Cardin, ma bisogna estenderla a tutta Marghera, fino al Canale dei Petroli. E servono quanto prima i carotaggi e analisi ipogee viste le profondità degli scavi previsti, di oltre cento metri». «La procedura non è derogabile: una volta comprati i terreni la proprietà dovrà procedere ad un piano di caratterizzazione, cioè fare i necessari carotaggi che significa scavare, prelevare campioni di terreno, accertare lo stato fisico del sottosuolo», è quanto sostiene l’assessore all’ambiente comunale Gianfranco Bettin. «Per oggi c’è solo una manifestazione di interesse da parte di Regione, Provincia e Comune, quando verrà il momento il progetto sarà valutato dalla segreteria tecnica al ministero dell’ambiente». Un supplemento di caratterizzazione, appare necessario per Bettin :«quella scelta per il Palais è una zona ancora con tante costruzioni, sotto alle quali il terreno potrebbe essere ancora da studiare». Ma i costi saranno ingenti avvisa De Simone, forse più alti di quelli imposti all’Ilva di Taranto. «Se calcoliamo in circa tre miliardi di euro, il costo complessivo della bonifica ambientale di Marghera e Cardin ne sosterrà il venti per cento, circa 600 milioni, i restanti 2,4 miliardi chi li pagherà?», si chiede l’architetto. Il timore, avvisa De Simone, è che si ripetano gli stessi errori già commessi con il nuovo Palazzo del Cinema al Lido, «dove la mancata analisi ipogea del sito e il successivo ritrovamento di amianto nel sottosuolo, è costata al Comune 40 milioni e la distruzione di un bosco storico». De Simone sollecita che si facciano subito i carotaggi e che siano estesi, andando anche a verificare le possibili compromissioni delle acque di falda verso il Canale dei Petroli e il caranto profondo. Un’opera che darà lavoro a Porto Marghera: «Potrebbe essere ultimata in non meno di dieci anni coinvolgendo, direttamente e indirettamente, fino a settemila persone».
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Gazzettino – 15 Agosto 2012
MARCON – La Giunta ha espresso parere negativo al progetto preliminare dell’Alta velocità sulla tratta Venezia-Trieste
Il Comune dice no al tracciato balneare
RICHIESTA – Servono ulteriori approfondimenti e studi sull’impatto dell’opera
COMUNE – Da Marcon con il sindaco Follini un no al tracciato Tav
Il tracciato balneare non convince il Comune di Marcon. La Giunta marconese, riunitasi l’altro ieri, ha, infatti, espresso parere negativo al progetto preliminare relativo allo studio di impatto ambientale della nuova linea dell’Alta Velocità Venezia/Trieste presentato da Italfer Spa. C’era la necessità di esprimere un giudizio sul nuovo tracciato «balneare» entro il 19 di agosto e la Giunta Follini lo ha fatto motivando il parere di contrarietà al progetto a fronte di una rielaborazione, rispetto alla precedente del dicembre 2010, che non introdurrebbe nessuna sostanziale modifica o aggiunta per quanto riguarda l’impatto idrogeologico derivante dal tratto in galleria interessante parte del territorio di Marcon e gli aspetti legati all’inquinamento elettromagnetico derivanti dalla messa in esercizio permanente dell’elettrodotto Portogruaro/Spinea che attualmente attraversa parte del centro abitato del territorio marconese. In sostanza, la delibera sottolinea la presenza di evidenti incongruenze nell’assetto progettuale anche rispetto all’impostazione generale del progetto e delle strategie relative al potenziamento del trasporto su ferro. Quest’ultimo, secondo la Giunta, non verrebbe, peraltro, sostenuto con un’adeguata analisi delle potenzialità esistenti o realizzabili attraverso l’ammodernamento delle infrastrutture esistenti. «Una scelta come quella di realizzare una nuova infrastruttura altamente impattante – è scritto nel documento votato dalla Giunta – richiede tutta la disponibilità di studi e approfondimenti utili a capire la reale necessità dell’impiego di fondi così consistenti. Siamo i primi noi a vedere nella ferrovia e nello spostamento del trasporto dalla gomma ad altre modalità meno inquinanti, uno degli obiettivi più importanti da raggiungere al più presto -conclude la nota – e proprio per questo non vogliamo trovarci di fronte a progetti faraonici e a cattedrali nel deserto con il rischio di continuare a premiare il trasporto su gomma».
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Gazzettino – 15 Agosto 2012
Discarica di Ca’ Perale, via libera alla bonifica
Mirano punta a una messa in sicurezza «partecipata»
Trasformare una discarica in un’area verde. È l’obiettivo dei tecnici Veritas per la riqualificazione dell’ex discarica di Ca’ Perale, chiusa definitivamente nel giugno scorso. Scaduti i 15 anni di gestione post-attività, durante i quali il sito è stato sfruttato per la produzione di biogas, partono ora i lavori veri e propri di messa in sicurezza della cava, all’interno della quale giacciono oltre 400mila tonnellate di rifiuti solidi urbani depositati in 8 anni di attività, dal 1988 fino al 1996. L’area, una volta ricoperta da strati isolanti di bentonite e terreno vegetale, sarà interessata da un intervento di riqualificazione ambientale che prevede l’inerbimento della superficie e la messa a dimora di numerose piante arboree e arbustive. I lavori saranno interamente finanziati dalla Regione. Accogliendo la proposta dell’amministrazione, in questa fase i tecnici Veritas valuteranno le osservazioni presentate da associazioni ambientaliste e semplici cittadini, in particolare per quanto riguarda la messa a dimora delle piante e la configurazione finale complessiva dell’area. Dopo l’incontro con la cittadinanza del 26 giugno scorso, nel sito internet del Comune è stato attivato un link (www.comune.mirano.ve.it/infocitta/MostraNotizia.php?tab=news&pag=1&ID=3229) che permette di ricavare informazioni sullo stato di avanzamento dei lavori e sul progetto stesso. Dallo stesso sito, si potrà scaricare il modello da utilizzare per presentare le proprie osservazioni e proposte. Con questa iniziativa l’amministrazione, attraverso l’assessore alle Politiche ambientali Federico Vianello, invita cittadinanza e associazioni a dare il proprio contributo di idee e suggerimenti, da presentare entro il 30 settembre. Lo stesso assessore si farà garante che tutte le osservazioni vengano tenute in debito conto e presentate ai tecnici Veritas. L’obiettivo è che il risultato dei lavori risponda il più possibile alle aspettative e ai bisogni espressi dalla cittadinanza, in particolare di quella residente nelle vicinanze dell’ex discarica, circa undici famiglie miranesi. Damiano Corò
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Gazzettino – 15 Agosto 2012
Veneto, la grande sete dimezzate le colture
364.471 ETTARI DI PRODUZIONI PERSE
1 MILIARDO IL DANNO STIMATO
ALLARME SICCITÀ L’agricoltura sta vivendo uno dei momenti peggiori. L’assessore Manzato chiede l’anticipo dei fondi europei
CAMPAGNE – Ortaggi e cereali compromessi e ora di teme per la vendemmia
Il Veneto ha sete. Mai come in questo anno le campagne venete sono state a corto d’acqua, al punto tale da far lanciare dal governatore Luca Zaia un appello al Governo: la regione perde un miliardo di euro in produzione agricola, Roma faccia la sua parte. I numeri sono infatti da paura: 364.471 ettari di campagna stanno soffrendo, con perdite che vanno dal 20 all’80 per cento del prodotto. E la situazione delle colture ancora in itinere, come frutta e uva, ad esempio, sembra molto compromessa. Mediamente la produzione della soia ha subito un danno del 50 per cento, il mais del 60 (con punte nel Padovano dell’80 per cento). Ma anche la frutta, gli ortaggi, i vigneti, le barbabietole, il girasole hanno subito un crollo delle produzioni attorno al 30 per cento. Una catastrofe che non ha precedenti e che inizia a mostrare anche le conseguenze sul mercato dove il prezzo all’ingrosso dei prodotti sta schizzando alle stelle (aumenti anche del 50 per cento). Sul tema della siccità il Governo «è latitante», «si sta distraendo: ci vuole più attenzione – ha detto Zaia – e il ministro deve decidere cosa fare. Dichiari lo stato di calamità e trovi le risorse nazionali per sostenere le imprese agricole. Sappiamo che la coperta è corta, che ci sono al momento solo 18 milioni a disposizione del Fondo di solidarietà». Avepa, Arvap e i Consorzi di Bonifica stanno quotidianamente monitorando il territorio. «Sappiamo che il sistema ordinario di difesa dalle avversità atmosferiche in agricoltura si basa sulla assicurazione contro i danni, il cui premio è coperto per circa tre-quarti da contributo pubblico – sottolinea l’assessore Franco Manzato – Ma conosciamo bene anche i vincoli che le assicurazioni pongono, vincoli che in questo frangente sono spesso diventati un cappio». Nelle province di Rovigo e di Venezia, ad esempio, la produzione è praticamente ferma. E a scendere in campo è anche Coldiretti. «Quello che sta vivendo il Veneto è un problema non solo ambientale – spiega la Confederazione – ma anche economico con il calo delle rese stimato in oltre 7 milioni di quintali (rispetto ai 10 preventivati) per il granoturco e la soia intorno ai 560 mila quintali (esattamente la metà delle stime iniziali) il rischio è che il prezzo superi al 30 per le quotazioni di soia e mais necessari a nutrire gli animali per produrre latte e carne, dall’inizio dell’anno. Ma il caldo sta provocando disastri anche ad un altro settore, quello della zootecnia che per il Veneto è un settore trainante. La produzione di latte sta crollando a picco. Le mucche hanno prodotto in media dal 10 al 20 per cento di latte in meno con punte che arrivano anche al 50 per cento nei giorni più roventi. E non si deve dimenticare che da domani la colonnina di mercurio dovrebbe ricominciare a salite. Ma l’afa e le temperature – continua la Coldiretti – hanno tolto l’appetito anche ai maiali che stanno consumando fino al 40 per cento in meno della consueta razione giornaliera di 3,5 chili di mangime. Conseguente il calo di peso. Nel Veneto la produzione del maiale “magrone” per i prosciutti è considerata una delle più pregiate d’Italia. L’assessore Manzato allarga il tiro e alla luce di quanto sta avvenendo chiede «di investire su un sistema di distribuzione e gestione dell’acqua a livello nazionale, che garantisca la “pubblicità” della risorsa e la sua ottimizzazione in termini di efficacia». Insomma per cercare di superare la crisi che sta vivendo il comparto si cerca di intervenire su diversi fronti, compreso l’anticipo dei fondi Pac (politica agricola comunitaria) da attivare in relazione alla situazione, oltre alla possibilità di attivare la pur limitata disponibilità del Fondo di solidarietà nazionale. E da domani ci sarà Caligola a dare l’ennesima mazzata ai campi, con temperature che, anche al Nord, potranno avvicinarsi ai 40 gradi. Daniela Boresi
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Gazzettino – 15 Agosto 2012
INFRASTRUTTURE / APERTURA A MAINARDI
Zaia: Tav, scegliamo la proposta meno cara
VENEZIA – La comunicazione inviata dal commissario Mainardi alla Regione e al ministro Passera, riguardo al tratto veneto della Tav, viene vista positivamente dal presidente del Veneto Luca Zaia. «Non credo alle dispute – ha premesso – o ai progetti scelti per simpatia. Adesso, finalmente, abbiamo dei progetti alternativi su cui ragionare: oltre a quello della litoranea e a quello della complanare all’autostrada, adesso abbiamo la novità di quello complanare alla ferrovia, riguardo al quale posso dire che, se verrà confermato il costo inferiore e il minor impatto ambientale, potrà essere “la soluzione”. Nei giorni scorsi il commissario Bortolo Mainardi aveva infatti indirizzato al presidente Zaia e al ministro Passera, un articolato dossier nel quale spiegava l’iter del progetto, presentando anche alcuni dati alternativi. Documento che a quanto pare il presidente Zaia ha valutato in maniera positiva. “Ribadisco, se, come sembra dai primi dati, la complanare alla ferrovia costa meno ed è meno impattante, si farà quella», commenta Zaia.
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Nuova Venezia – 14 Agosto 2012
Paura per il fumo dalla ciminiera
Imprevisto durante la manutenzione, scatta l’allarme. Il Comune accusa: «Nessuno ci ha informato»
MARGHERA. Vista da Venezia e dal Lido o da Mestre, Mira e perfino da Mogliano, la minacciosa nube nera a forma di fungo che si alzava all’orizzonte ha fatto pensare al peggio. Un incedente al Petrolchimico? Oppure un incendio a Venezia o a Sant’Erasmo? Allarmati dalla gigantesca nube scura, molti cittadini hanno telefonato alla nostra redazione, alla Protezione civile e ai Vigili del fuoco per sapere di cosa si trattasse e se ci fossero pericoli di ricadute tossiche. Invece, si trattava anche questa volta di una delle due alte fiaccole che svettano ai bordi della laguna, nell’area degli impianti del “cracking” dell’ex Polimeri Europa, ribattezzata recentemente da Eni con il nome di Versalis spa. L’utilizzo delle torce era stato previsto da Versalis, che nei giorni scorsi aveva avvisato le autorità competenti e i giornali, informandoli che avrebbe attivato le due torce durante la sostituzione di un compressore per inviare – come di norma – il gas di etilene in circolazione degli impianti. L’obiettivo è di bruciarlo e diluire le emissioni in atmosfera con getti di vapore ad alta temperatura. Questa volta, però, qualcosa è andato storto: il flusso di vapore che in questi casi viene inviato attraverso apposite condotte a Versalis, dalla vicina centrale a tubogas di Edison, si è improvvisamente interrotto. Così, a partire dalle 15 le emissioni di gas di etilene combusto delle torce, non più vaporizzate, hanno cominciato a colorarsi di nero e a diventare più visibili nel raggio di decine di chilometri. «Durante il cambio del compressore di processo pianificato», spiega la nota del tecnico di turno degli impianti inviata alla Protezione civile solo quando l’evento stava per concludersi (grazie alla riattivazione del flusso di vapore), «si è verificato un blocco della fornitura di vapore da Società terza, con conseguente blocco anche della caldaia B116 interna del reparto CR1-3. La mancanza di vapore derivante non ha consentito una combustione completamente “smokeless” alle torce, per una decina di minuti». Nessun pericolo per la popolazione è stato segnalato, ma l’allarme c’è stato e l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, è andato su tutte le furie quando si è trovato a dover rispondere alle impaurite telefonate dei cittadini, senza avere tra le mani alcuna comunicazione da Eni: «Alle ore 18 nessuna fonte aziendale ci aveva ancora informato di quanto succedeva», ha spiegato Bettin, «ciò autorizzava chiunque ad avere paura per la mancanza di una corretta e tempestiva comunicazione dell’evento. Comunicazione prevista dalla procedura di emergenza in caso di incidenti o altri eventi visibili dall’esterno nel polo chimico». Gianni Favarato
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Gazzettino – 14 Agosto 2012
INFRASTRUTTURE L’assessore regionale ribatte al commissario Mainardi e avanza le sue proposte
Chisso: «Tav, rispettare i comuni»
«Non diamo i numeri a casaccio: le abitazioni da abbattere non sono 50, ma oltre 2500»
«Qualche sindaco vede bene il percorso nelle gallerie»
SCINTILLE – L’assessore veneto ai Trasporti Renato Chisso e il commissario Tav Bortolo Mainardi
«Condivido la raccomandazione del commissario per l’alta velocità da Mestre a Trieste, quando afferma che bisogna fare presto, prima che sia troppo tardi, sulla scelta del tracciato che riguarda l’alta capacità ferroviaria». Assessore Renato Chisso, allora pieno accordo sui contenuti del dossier inviato da Bortolo Mainardi al governatore Zaia e al ministro Passera? «Frena. Intanto non condivido quando Mainardi dice che le abitazioni da abbattere non sarebbero più di 50. Per la troppa fretta, stia attento a non dare i numeri a casaccio: noi ne abbiamo contate 2.500». Bella differenza. «Stiamo parlando di un raddoppio che riguarderebbe l’attuale ferrovia che, come tutti sanno, passa nel cuore delle città. Il commissario non diventi, come tecnico, il fautore di un progetto che potrebbe scatenare drammi sociali da parte di migliaia di cittadini. Faccia bene i conti, vada sul posto, comune per comune, a vedere con i propri occhi le abitazioni che verrebbero coinvolte. Dopodiché prenda una decisione evidente, equilibrata e trasparente». Il commissario definisce punto fondamentale il potenziamento dell’attuale linea Mestre-Portogruaro-Cervignano-Casarsa e poi sulla Pontebbana fino in Austria, con l’elettrificazione, ora mancante, del tratto Portogruaro-Casarsa. «Bene, è una linea intermedia, utile in vista della revisione del sistema alta capacità-alta velocità per collegarsi con l’Austria, visto che la Pontebbana è già stata potenziata e rimodernata e poca utilizzata…». Però? «Ritengo anche più razionale la proposta di affiancare i nuovi binari a quelli esistenti. Non sono contro, però ho sempre premesso una necessità: il rapporto con le comunità locali». Che dicono? «Il Passante insegna: siamo stati attenti alle richieste del territorio, dialogando. Tranne un consiglio comunale, contrario al raddoppio affiancato, tutti gli altri hanno concordato ponendo un “piccolo” problema di tipo sociale: tutti i centri abitanti si sono sviluppati attorno alla ferrovia, quindi posare nuovi binari affiancati a quelli esistenti, non è così indifferente. I comuni sono stati chiari: nei centri urbani si vada in galleria». E qui casca l’asino, i costi andrebbero alle stelle. «Non so cosa casca. Ma ritengo che per un progetto del genere, o si dialoga con il territorio oppure la strada è in salita. Queste comunità non fanno parte dei “no tav”, vogliono solo difendere la propria terra, come San Donà, Ceggia, San Stino di Livenza». Forse è un problema futuro, visto che Mainardi punta al potenziamento della linea storica, dicendo che è sottoutilizzata, e sposta fra dieci anni la necessità di raddoppiare i binari… «In effetti, da qui a 10 anni non ci sono risorse per realizzare la nuova linea. Va bene, dunque, l’utilizzo della Pontebbana. Poi, il resto si faccia dove si vuole, basta ascoltare i comuni». Lei voleva il progetto di alta velocità al servizio delle località balneari. Che fine ha fatto? «Il comune di Meolo vorrebbe questo tracciato che non inciderebbe sul suo territorio, ma potrebbe accettare la linea indicata da Mainardi se i binari corressero in galleria». Assessore, allora alta velocità addio? «Credo che per il Friuli Venezia Giulia sarà così. Per il Veneto, utilizzando la direttrice Pontebbana in dieci anni, soprattutto il tratto Mestre-Portogruaro, diventerà insufficiente. Qualcosa si dovrà prevedere». Altre infrastrutture sono in sospeso. «Pedemontana, lavori partiti. Nogara Mare, gara aperta, spediti gli inviti ai concorrenti, entro fine anno individueremo il soggetto concessionario. Terza corsia A4, i lavori procedono. Siamo in attesa della delibera del Cipe per la gara per l’autostrada del mare Meolo-Jesolo. Porteremo in Cipe il sistema tangenziali da Verona a Mestre, il Gra di Padova, il prolungamento della A-27. Ci sarà la valutazione ambientale per la Valsugana, in galleria da Bassano al confine del Trentino».
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Gazzettino – 14 Agosto 2012
Alta colonna di fumo nero. Scatta la psicosi Petrolchimico
Sostituito un compressore ma ne salta un altro
VERSALIS – La ditta aveva programmato l’intervento
IL FUMO Colonne di fumo nero e denso si sono levate in alto nel cielo
Non c’è niente da fare. Ogni volta che esce fumo da Marghera il centralino del nostro giornale, quello dei Pompieri e pure quello del Comune vengono presi d’assalto. Più o meno tra le tre e mezza e le quattro del pomeriggio si è levata in cielo una colonna di fumo che ha fatto pensare ad un incidente al petrolchimico e, naturalmente, ad una fuga di veleni: hanno telefonato da Mestre, da altri comuni della terraferma, da Venezia centro storico, Lido e Pellestrina, e pure passeggeri che passavano per Mestre in treno. Tecnicamente era solo gas di etilene e propilene inviato a bruciare alle torce di Fusina in seguito alle operazioni per il cambio del compressore di processo, mettendo in servizio la macchina P201 in sostituzione del P285, della società Versalis (ex Polimeri Europa, di Eni). Le torce del cracking sono lì apposta per bruciare i gas che, per qualche motivo, come un incidente o appunto una manutenzione, debbono essere tolti dalle tubazioni degli impianti; in tal modo si evita che i gas finiscano nell’atmosfera creando, a seconda della quantità che fuoriesce, possibili problemi per la salute pubblica. La sostituzione del compressore e la possibile accensione delle torce erano state segnalate ieri mattina da Versalis agli enti competenti. Ci sono stati, però, due fattori che hanno incrementato la psicosi: la comunicazione è stata fatta lo stesso giorno e non c’è stato il tempo di avvertire la popolazione; in secondo luogo, come mostra la foto che pubblichiamo, le torce non sono state per nulla smokeless, cioè senza fumo, mentre nel comunicato si avvisava che al massimo si sarebbero viste le fiamme. Tutta colpa di un inconveniente: la sostituzione del compressore di Versalis era stata programmata ma non era previsto che si rompesse un altro compressore. Per bruciare etilene e propilene senza fare fumo occorre diluirli con vapore acqueo fornito dalla centrale Edison, ebbene ieri pomeriggio, verso le tre e un quarto, il compressore di Edison che doveva effettuare la miscelazione è andato in blocco, così si è formata l’altissima colonna di fumo nero fino a che la fornitura di vapore non è ripresa. E.T.
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Nuova Venezia – 14 Agosto 2012
Riviera, cresce la protesta contro l’elettrodotto
Fogarin, vicesindaco di Vigonovo: «Uffici comunali a disposizione dei cittadini per presentare osservazioni». Attesa la
sentenza del Consiglio di Stato.
Piovono critiche contro Terna dopo la pubblicazione dell’avviso di approvazione del progetto definitivo dell’elettrodotto aereo da 380 kv Dolo – Camin assieme all’elenco dei cittadini sottoposti all’esproprio per la realizzazione dell’opera. I Comuni, i comitati e i cittadini, che hanno presentato vari ricorsi al Consiglio di Stato contro il progetto, continuano a sostenere l’interramento totale della tratta. «L’elettrodotto aereo andrà ad incidere su buona parte del territorio di Vigonovo», spiega il vicesindaco Filippo Fogarin, «ma soprattutto rischia di provocare disagi alle proprietà coinvolte con piloni alti più del campanile». Il Comune di Vigonovo si è attivato a favore dei cittadini. «Chi è interessato potrà rivolgersi agli uffici comunali per chiarimenti e delucidazioni sul progetto e per le modalità per la presentazione di osservazioni. Per informazioni bisogna telefonare al numero 049-9834911, mentre l’elenco dei cittadini coinvolti dagli espropri è pubblicato nell’albo pretorio». Critici anche Adone Doni e Giorgio Martellato, dei Comitati del Cat. «Il Dolo-Camin rientra nell’accordo di programma Vallone Moranzani dove gli elettrodotti saranno interrati, mentre invece sarà aereo in Riviera su un territorio di valore storico-paesaggistico e densamente abitato nel tratto Vigonovo-Saonara. La Riviera si appresta ad accogliere un congruo numero di tralicci quando invece tutto il territorio chiede di interrare l’infrastruttura». Emilio Zen, portavoce del “Ponte del Dolo”, lancia un appello per continuare nella battaglia per la salvaguardia del territorio: «In attesa della voce autorevole del Consiglio di Stato, le istituzioni locali e la società civile non devono abbassare la guardia continuando ad opporsi a questo progetto». Resta alta la mobilitazione per chiedere l’interramento della linea elettrica come al Vallone Moranzani invece del ricorso ai tralicci aerei. Giacomo Piran
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Gazzettino – 14 Agosto 2012
PIANIGA – Calzavara respinge le accuse
Il Pd attacca il sindaco «Troppo cemento»
Una scuola a Mellaredo ed un parcheggio a Cazzago da quasi 200 posti auto, a fronte di alcuni interventi insediativi. Sono questi i punti qualificanti del secondo piano degli interventi del comune di Pianiga, che nel concreto è una parte del piano di attuazione del Pat, che prevede l’arrivo in paese di 1.200 abitanti in più. Ma secondo il Partito Democratico «non è tutto oro quel che luccica» ed accusa la maggioranza di cementificare il paese. Il sindaco Massimo Calzavara, però, è di tutt’altro avviso: «Per realizzare la nuova scuola elementare di Rivale-Mellaredo, abbiamo dato vita ad un’operazione di perequazione edilizia che prevede la costruzione della scuola da parte del privato, in cambio dello sblocco di un’area da 90 mila metri cubi in cui sorgeranno circa 300 appartamenti. La scuola, una volta realizzata, avrà il valore di 3,5 milioni cui 2,4 per le aule e uno per la palestra. Abbiamo realizzato questa operazione consultando scrupolosamente con i tecnici la morfologia del territorio e il rischio di allagamenti. Siamo il primo Comune ad aver presentato il piano delle acque in Riviera. Gli indici edificatori di questo piano interventi sono molto bassi: da 0,4 a 0. 6 mentre un tempo erano pari a 1». E tranquillizza tutti sul fatto che il tempo per fare delle eventuali osservazioni c’è: «Nessun colpo di mano. Tutto è stato fatto alla luce del sole e con il massimo coinvolgimento possibile della cittadinanza». Di diverso avviso è la segretario del Pd pianighese, Jessica Pavan: «La presentazione in pieno agosto conferma che la volontà del sindaco è di arrivare all’adozione in Consiglio comunale il 29 agosto, non tenendo conto del periodo di ferie e dell’impossibilità dei cittadini di approfondire e di partecipare alla programmazione. Il sindaco continua a privilegiare l’edificazione diffusa a ridosso delle vie del graticolato». (G.Dco.)
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Gazzettino – 14 Agosto 2012
Il sindaco Gottardo cerca l’appoggio dei colleghi della Riviera e del Miranese
«Il tribunale deve restare a Dolo»
«La chiusura non porterà alcun risparmio, la struttura era pagata da noi»
GOTTARDO «Siamo pronti a battagliare» Il sindaco Gottardo: «Adesso attendiamo di leggere il testo approvato, ma siamo pronti a dare battaglia»
PROTESTA «Così si tolgono solo servizi sul territorio sempre a danno dei cittadini, che stanno già soffrendo»
BATTAGLIA – Maddalena Gottardo sta cercando di unire i colleghi rivieraschi e miranesi
«C’è tanta amarezza nell’apprendere che il governo ha decretato la chiusura delle sedi distaccate dei vari tribunali, tra cui quello di Dolo». Però Maddalena Gottardo, sindaco dolese, non si da per vinta e sta cercando di unire tutti i suoi colleghi rivieraschi e miranesi per portare avanti una battaglia «nel nome del diritto dei cittadini ad avere dei servizi». «La chiusura del tribunale di Dolo non porterà alcun vero risparmio per il governo- chiosa- perché la struttura era mantenuta con i soldi del bilancio dolese. Questa è solo l’ennesima privazione di un servizio ai cittadini che pagano le tasse ed hanno diritto a poter usufruire delle prestazioni statali». Attaccando: «Vorrei proprio che qualcuno mi facesse vedere sulla carta quali risparmi si avranno dalla chiusura della sede dolese del Tribunale di Venezia». Passando ad elencare tutti i disservizi che ora i cittadini incontreranno: «Tanto per cominciare l’arrivare a Venezia è tutt’altro che semplice. Basta vedere cosa accade quotidianamente sul Ponte della Libertà a causa dei lavori in corso.
Non solo, il costo delle cause sarà più oneroso per i cittadini, perché gli avvocati dovranno recarsi a Venezia e non a Dolo. Ma la cosa che mi preoccupa di più saranno i tempi di smaltimento delle pratiche, perché già ora sono piuttosto lunghi e con questa scelta si rischia che una causa duri ancora di più». Puntando l’indice contro l’accentramento che sta avvenendo. «Il governo sta accentrando tutto. Sta andando nella direzione contraria rispetto alla giusta via federalista. Così si tolgono solo servizi sul territorio sempre a danno dei cittadini, che stanno già patendo le pene dell’inferno». E promette battaglia: «Mi sono sentita con il presidente degli avvocati di Riviera e Miranese (Michele Zatta, ndr). Adesso attendiamo di leggere il testo approvato, ma siamo pronti a dare battaglia». Gianluigi Dal Corso
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Gazzettino – 14 Agosto 2012
La Tav si fa in quattro: Roncade dice sì
RONCADE – Il consiglio comunale di Roncade, nella seduta di lunedì 6 agosto, ha espresso in modo unanime parere favorevole allo studio di fattibilità sulla Tav Venezia-Trieste che prevede, per la tratta Mestre-Portogruaro, l’affiancamento alla linea esistente. «Il consiglio comunale si è schierato a favore della soluzione che da tempo la nostra amministrazione sostiene come alternativa alla proposta di tracciato litoraneo elaborata da Italferr su indicazione della Regione» spiega il sindaco Simonetta Rubinato. Il consiglio comunale ha però posto alcune condizioni, ribadendo al commissario Mainardi che l’ipotesi del quadruplicamento della linea esistente Venezia-Trieste potrà essere valutato solo dopo che l’attuale linea, modernizzata e potenziata, avrà raggiunto la sua massima utilizzazione e sulla base di una verifica della domanda del servizio e di un’analisi costi-benefici. Inoltre ha indicato come necessari gli interventi di eliminazione dei passaggi a livello, nonché la realizzazione delle barriere fonoassorbenti. Lorenzo Baldoni
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Nuova Venezia – 13 Agosto 2012
«Ecco l’inquinamento delle grandi navi»
Per il Comitato No Grandi navi, Luciano Mazzolin, ha documentato un ulteriore episodio di inquinamento dell’aria ed ha inviato all’assessore all’ambiente del Comune Gianfranco Bettin, al direttore dell’Arpav lagunare Renzo Biancotto e al comandante della Capitaneria di Porto Tiberio Piattelli le foto che lo dimostrano accompagnate da una missiva in cui ricorda di aver già documentato episodi simili il 23 luglio scorso da parte di Msc Musica e Costa Fascinosa. Ieri, invece, Mazzolin ha fotografato i fumi neri e densi in uscita da camino della Crystal Serenity e non solo per pochi minuti, ma per tutto il percorso che ha fatto dalla bocca di porto alla Marittima. «Continuiamo a chiedere un vostro urgente intervento», scrive Mazzolin, «a difesa e tutela della salute dei cittadini e turisti che sono costretti loro malgrado a respirare gli inquinanti delle navi quando ricadono al suolo. Vi invitiamo ad indagare tramite i vostri tecnici su questi episodi, quello di ieri e quelli segnalati in precedenza». L’esponente pone poi l’attenzione sui fumi che producono i camini della Msc Divina, l’ultima nata della generazione di grandi navi da crociera, visto che ha un paio di mesi di vita. Mazzolin si chiede come mai, visto che è stata presentata come un gioiello ecologico, produce fumo nero?
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Nuova Venezia – 13 Agosto 2012
CONSORZIO ACQUE RISORGIVE
A bilancio 137 milioni di euro per la sicurezza idraulica
Più di 137 milioni di euro: a tanto ammontano i finanziamenti gestiti dal Consorzio di bonifica Acque Risorgive impegnato a progettare e realizzare numerosi interventi per la sicurezza idraulica del territorio. Nei giorni scorsi l’assemblea ha approvato il bilancio consuntivo 2011, che conferma il lavoro avviato dal nuovo Consorzio nel suo prima anno di vita, durante il quale è stata avviata la redazione o l’aggiornamento dei piani di Scorzè, Noale, Mira, Santa Maria di Sala, Stra, Vigodarzere, Villanova di Camposampiero, Borgoricco e Massanzago, mentre si è conclusa la progettazione per conto dei comuni di Dolo e Quarto d’Altino. Un grosso capitolo riguarda la “manutenzione gentile” che, attraverso l’utilizzo di nuove tecniche, permette di realizzare lo sfalcio, il ripristino delle sponde e l’espurgo della rete di canali secondo criteri ispirati allo sviluppo sostenibile, per una spesa di quasi 10 milioni di euro. Oltre 2 milioni di euro sono stati impegnati per la manutenzione dei manufatti, 2 milioni e mezzo per il funzionamento delle idrovore e l’attività di irrigazione. «Si tratta in totale di 15 milioni di euro» precisa il direttore, Carlo Bendoricchio, «investiti per tenere in manutenzione gli oltre 1.800 chilometri di fiumi e canali di competenza». Il Consorzio ha realizzato o avviato, per conto della Regione, ben 30 interventi per un importo di oltre 70 milioni di euro nell’ambito del progetto di disinquinamento della laguna di Venezia e 27 interventi, per un totale di 23 milioni 438 mila euro, per la difesa del territorio e il ripristino di opere pubbliche danneggiate da eccezionali avversità atmosferiche. Altri capitoli riguardano la realizzazione di opere accessorie al Passante e ci sono infine i lavori finanziati direttamente dal Consorzio. (m.a.)
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Il Fatto Quotidiano – 31 Luglio 2012
Colata d’asfalto in Regione. Previste sei mega-opere di cui nessuno parla.
Sono la Nuova Romea, l’autostrada Cispadana, il collegamento autostradale Campogalliano-Sassuolo, il Ti-Bre, il famigerato Passante Nord e il bolognese People Mover. Opere superflue, se non inutili. Frattini, presidente regionale Legambiente: “ancora il solito, troppo trasporto su gomma e il pochissimo su rotaia”
Ogni giorno in Emilia Romagna vengono mangiati da cemento e asfalto 8 ettari di terreno. Dal 1975 a oggi il conto è di oltre 100 mila ettari, circa il 5% del territorio regionale. Ma non solo. Questa sarebbe anche una delle regioni più inquinate d’Europa e a più alta densità di strade che la attraversano. È Legambiente a lanciare l’allarme con un dossier sulla colata di asfalto e cemento che si potrebbe abbattere lungo la via Emilia nei prossimi anni: “Si punta ancora molto sulle opere per l’automobile e poco su quelle ferroviarie”, spiega Lorenzo Frattini, presidente regionale di Legambiente. Le strade contestate in Emilia Romagna. Sono 6 le mega-opere che preoccupano gli ambientalisti. Opere secondo loro superflue, se non inutili. La prima è l’autostrada Orte-Mestre, anche chiamata Nuova Romea, i cui lavori per 10 miliardi di euro dovrebbero partire nel giro di qualche anno. L’opera, nel tratto che va dal Po a Ravenna, potrebbe avere un impatto ambientale su zone come il parco del delta del Po, le valli di Comacchio e quelle dell’Appennino centrale. Legambiente propone un’alternativa: sistemare la “vecchia” Romea, una delle strade più pericolose d’Italia, e metterla in sicurezza assieme alla E 45, che da Cesena porta a Terni. Poi c’è l’autostrada cispadana, la prima regionale d’Italia, che la giunta Errani ha messo nel piano per unire le province di Reggio e Ferrara tagliando la pianura al di sotto del Po. L’opera, secondo Legambiente, danneggerebbe un territorio già martoriato da strade e dall’inquinamento. A preoccupare gli ambientalisti c’è poi il collegamento autostradale Campogalliano-Sassuolo, che, “vista la presenza di una strada a scorrimento veloce molto vicino farebbe risparmiare appena dieci minuti senza aiutare il distretto della ceramica”. Poi c’è il cosiddetto Ti-Bre, 85 chilometri tra la Parma-La Spezia e la A22 del Brennero. L’opera, sostiene Legambiente, che rischia di rimanere a metà, visto che per ora i fondi si sono trovati solo per un primo lotto. Per quanto riguarda il terzo ponte sul Po a Piacenza, l’idea viene considerata superabile togliendo per esempio il pedaggio tra i caselli di Castelvetro e Cremona e spostando in quel tratto il traffico dei tir. Infine Legambiente si scaglia contro l’idea del Passante Nord, un’opera da 2 mila milioni di euro che dovrebbe decongestionare il bolognese. Si tratta di 40 chilometri che da Ozzano a Anzola circonderebbero a semi-anello la città, impattando – sostengono gli ambientalisti – sulla pianura. Molti comuni, come Castel Maggiore, Granarolo e Castenaso rischierebbero di trovarsi circondati tra l’attuale nodo autostradale e il futuro anello del passante. E sulle opere i tentativi sono stati “rabberciati e incoerenti”. Presentando il suo dossier l’associazione ecologista ha sottolineato la scarsa lungimiranza delle ultime amministrazioni. “Ci sono stati in questi 15 anni tentativi rabberciati e incoerenti”, spiega Claudio Dellucca, responsabile bolognese di Legambiente. Dellucca elenca i casi dei fallimenti della metropolitana, mai partita, del Civis, il tram su gomma i cui lavori vanno avanti da anni, ma che forse non funzionerà mai. Dellucca fa infine appello al Comune perché fermi il People Mover, la navetta che dovrebbe collegare in 7 minuti e mezzo la stazione ferroviaria all’aeroporto Marconi. Il People mover è da qualche giorno sotto la lente di Palazzo d’Accursio che dovrà valutarlo e dargli il definitivo via libera. “È un’opera che può essere sostituita potenziando le linee ferroviarie con una stazione in via Bencivenni da raggiungere con una navetta o un tapis roulant”, spiega Dellucca. Oltre Bologna, gli interventi contestati in Regione. Ma non ci sarebbe solo Bologna tra le città con una scarsa visione d’insieme del sistema dei trasporti. Il caso della metropolitana di Parma è per gli ambientalisti l’esempio di una mega-opera sovradimensionata per una città che necessitava di interventi più ridotti e meno rischiosi finanziariamente. Infine l’ultimo affondo nei confronti di viale Aldo Moro, accusata di essere tentennante: “Nonostante nello stesso rapporto per il Piano dei trasporti regionale si leggano osservazioni critiche sull’eccessivo investimento per il trasporto su gomma, la Regione ha comunque deciso confermare le mega-opere stradali”, spiega Kim Bishop di Legambiente. “Nel vecchio piano regionale gli investimenti su strade e ferrovie sono uguali, al 50% per ognuno”, cioè pochi per gli ambientalisti. “Ma tra i finanziamenti al trasporto su ferro il 70% sarà dedicato all’alta velocità, mettendo ancora una volta all’angolo i pendolari”.
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Nuova Venezia – 13 Agosto 2012
Torce in avaria al Petrolchimico allarme per la nube nera
Imprevisto nell’utilizzo delle torce del craking di Versalis
MARGHERA. La centrale operativa della Polizia municipale aveva reso noto il previsto cambio del compressore di processo dell’impianto CR 1/3 di Fusina della società Versalis-Eni (ex Polimeri Europa). Ma durante la normale operazione di manutenzione dell’impianto che raffina la virgin nafta trasformandola in etilene e propilene, è mancata, per motivi ancora non chiariti, la fornitura di vapore dalla vicina centrale di Edison , indispensabile per assicurare una ottimale combustione dell’etilene inviato in torcia durante la sostituzione del compressore. Da qui i l colore nero del fumo, segno di una cattiva combustione, visibile da molto lontano.
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Gazzettino – 13 Agosto 2012
IL DOSSIER Informativa del commissario a Zaia e al ministro Passera: «Ora decida la politica, ma faccia presto»
Tav, ecco il progetto che costa meno
Mestre-Portogruaro, l’idea di Mainardi: meglio potenziare la linea attuale, poi si vedrà
«Bastano 600 milioni per sistemare la tratta»
Bortolo Mainardi, architetto bellunese, è il commissario straordinario per la linea al alta velocità Venezia-Trieste dal luglio 2011
È stato nominato con il compito di mettere, finalmente, ordine e quindi nero su bianco. Da troppi anni si continua a parlare, in Veneto come nel resto dalla Valle Padana («per la Lione-Torino non c’é ancora il progetto preliminare»), del treno ad alta velocità senza ancora vedere una traversina posata (a parte i trenta chilometri, primi realizzati in Italia, tra Padova e Venezia ma inutili senza punti di partenza definiti). Bortolo Mainardi ha ricevuto l’investitura di commissario straordinario per la nuova linea veloce nella tratta Venezia-Trieste nel luglio del 2011 con tanto di decreto dell’allora governo. Dopo appena un anno l’architetto bellunese è riuscito a riempire venti pagine di considerazioni («un’informativa»), inviate al governatore del Veneto Luca Zaia e al ministro Corrado Passera, dove racconta di aver messo a confronto la miriade di idee lanciate e i progetti presentati, le proposte fatte dal territorio. E indica la soluzione più logica, non in modo evidente («sono un tecnico – dice – non spetta a me, ma alla politica scegliere l’ipotesi migliore») ma chiaramente individuabile scorrendo le comparazioni e le valutazioni economico-finanziarie fatti. Partendo proprio dalle considerazioni finali (da pagine 13 alla 20 del dossier) è chiaro che Mainardi consiglia alla politica una scelta quasi obbligata: la nuova linea da Mestre a Portogruaro (il tratto veneto, per quello friul-giuliano le procedure sono ancora indietro) dovrà correre parallela all’attuale ferrovia. Motivi: è più corta ed economica (57 chilometri; costo dimezzato) rispetto all’altra ipotesi sul tavolo (il cosiddetto corridoio litoraneo, verso le spiagge: 61,5 chilometri, 43,5 milioni di euro al chilometro); provocherà un impatto ambientale assai meno devastante («l’assessore regionale Chisso, fautore del tracciato litoraneo, dice che si dovranno abbattere 2500 abitazioni, a me risulta non più di 50» ribatte il commissario). Ma c’è un punto focale che Mainardi invita la politica a considerare proprio in presenza della crisi economica che stringe l’Europa. Per mancanza di fondi, Spagna e Francia hanno annunciato che rivedranno i loro progetti di alta velocità. Stessa cosa ha già fatto l’Unione Europea che ha ridisegnato la rete continentale delle grandi vie di comunicazione. Un esempio, il famoso Corridoio V, da Barcellona a Kiev, con passaggio per tutta la Pianura Padana, ha cambiato nome (Corridoio Mediterraneo) ed è stato accorciato: da 3200 chilometri a 2200, si ferma a Budapest. Inoltre, la Slovenia ha più volte espresso il disinteresse per un collegamento veloce con l’Italia, preferendo quello con il Nord Europa attraverso il corridoio Baltico-Adriatico: in sostanza la linea che da Ravenna sale a Venezia, raggiunge Udine, punta su Graz dove incontra la dorsale che raggiunge il Baltico (Helsinki). L’Austria, infatti, sta realizzando una serie di trafori funzionali al corridoio. Dove si troveranno i 18 miliardi necessari per realizzare la linea dal confine con la Francia a Trieste? E chi è disposto a sborsare i 5,7 miliardi per il previsto progetto Mestre-Ronchi dei Legionari di 120 chilometri? Dunque, l’architetto bellunese dà il suo suggerimento fondamentale alla politica: «Con 600 milioni si renderebbe più moderna l’attuale tratta Mestre-Portogruaro-Cervignano, ora utilizzata per solo il 40% della sua potenzialità prevedendo anche la nuova bretella da Mestre all’aeroporto Marco Polo («ma non in galleria: gli 8 chilometri in tunnel costerebbero 772 milioni, i binari in superficie meno della metà); poi si procederà, con dati di traffico aggiornati e certi, a posare, nel caso servissero, i nuovi binari per il supertreno «affiancati alla linea storica». Una certezza che deriva proprio da ciò che sta accadendo nei Paesi vicini e che rende fondamentale le infrastrutture già in funzione: la tratta Mestre-Portogruaro-Cervignano che si innesta alla ferrovia Pontebbana, metterebbe in comunicazione proprio il punto in cui l’Austria sta realizzando i tunnel per il corridoio Baltico-Adriatico. «Per questo – conclude Mainardi – posso con convinzione dire che quest’ultima soluzione, potenziamento prima e raddoppio dopo, sia la più condivisa dal Veneto, più convincente, più economica, più razionale da un punto di vista dell’esercizio ferroviario». Ovviamente, «sono i leader politici con equilibrio e trasparenza nei confronti della collettività a dover dire l’ultima parola. In tempi rapidi». Che sia la volta buona…
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Gazzettino – 13 Agosto 2012
CROCIERE – Intanto il Comune è in attesa dei rilevamenti in Marittima
«Navi, si indaghi sui fumi»
Nuove foto delle associazioni ambientaliste, scattate ieri dal Lido
LE DOMANDE – «Vorremmo chiarezza sui carburanti bruciati»
Un’altra “ciminiera” è passata in laguna, in Canale della Giudecca, sbuffando fumo nero davanti a San Marco. L’ennesima segnalazione-denuncia arriva dagli ambientalisti e riguarda una nave da crociera, fotografata ieri. Le foto, scattate del Lido, documentano – dice una nota degli ambientalisti «un grave episodio di evidente inquinamento atmosferico prodotto dalla nave Crystal Serenity nella fase di ingresso in laguna di Venezia e di attraversamento della città di Venezia». «Abbiamo documentato con una novantina di foto – proseguono gli ambientalisti – il percorso fatto dalla nave dall’altezza dei Giardini della Biennale ieri dalle 12.10 fino alla fase di arrivo presso la banchina della stazione Marittima alle 12.50. La Crystal Serenity ha emesso dal suo camino una notevole quantità di fumo denso e nerastro lungo tutto il suo attraversamento della città di Venezia che è stato visto da migliaia di cittadini e turisti». Con queste segnalazioni, inviate a tutte le autorità e alle compagnie di navigazione. le associazioni e i comitati intendono chiedere un urgente intervento a difesa e a tutela della salute di cittadini e turisti. «Invitiamo – scrivono – ad indagare su questi episodi segnalati e su quelli documentati nel dossier di giugno. Vorremmo sapere in maniera chiara quali sono gli inquinanti contenuti in quei fumi, quanti chili o tonnellate di questi inquinanti sono stati emessi in atmosfera in questo ultimo anno, dove sono ricaduti e dove ricadono questi inquinanti (cono ed area di ricaduta), dal punto di vista medico e tossicologico quali sono i danni che possono causare questi inquinanti alla salute di chi è costretto a respirarli». Nel frattempo, però, il Comune è in attesa dei dati di rilevamento della centralina posizionata in Marittima, come chiesto dal Comitato No Grandi Navi, che contestava le rilevazioni ufficiali fatte a Sacca Fisola, dove – sostengono – l’andamento dei venti non rende attendibili le analisi. I dati dovrebbero arrivare entro i primi giorni di settembre.
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Mattino di Padova – 12 Agosto 2012
L’ACCUSA DI LAURA PUPPATO (PD)
La Pedemontana veneta «Debito per i nostri figli»
MONTEBELLUNA. Sarà la strada più costosa d’Europa. E, soprattutto, costituirà un debito per i nostri figli. È sconcertata, Laura Puppato, capogruppo del Partito Democratico in consiglio regionale: «Il costo complessivo della Superstrada Pedemontana è lievitato a 2,6 miliardi di euro. E chi pagherà l’investimento? I nostri figli. Perché saranno i pedaggi degli automobilisti in transito a ripianare l’investimento. Dunque, questa superstrada rischia, come il Passante di Mestre, di diventare la strada più costosa d’Europa». Laura Puppato è contrariata per il balzo – da 2,1 a 2,6 del costo complessivo della Superstrada Pedemontana Veneta. Una differenza causata dalle modifiche al tracciato, in gran parte in trincea per mitigare l’impatto ambientale, richieste dalle amministrazioni comunali più riottose. «Nel 2006 questa strada doveva costare 1,3 miliardi. Oggi parliamo di una cifra esattamente doppia. Nessuno ha visto carte, nessuno ne capisce il perché» Ma a preoccupare Laura Puppato è anche la sostenibilità del project: «Perché Zaia e Chisso parlano di cinquantamila veicoli equivalenti, circa al di sotto della quale scatta l’intervento economico della Regione. Ma scherziamo? La strada regionale 248 Schiavonesca Marosticana porta 17.500 veicoli, la strada 53 Postumia altri 20 mila, la strada 102 Postumia Romana ancora meno. Anche ammettendo un parziale effetto calamita sulla Pedemontana, è impossibile che la nuova strada possa accogliere cinquantamila veicoli equivalenti al giorno. E dunque il piano finanziario è destinato a fallire e la Regione sarà costretta a metterci del suo. E parliamo, stando alla Dgs del 4 dicembre 2007, di 7,2 milioni al semestre per trent’anni. Cifre che la Regione non sarà in grado di sborsare». La capogruppo del Pd denuncia quindi l’assoluta «non sostenibilità» di questa infrastruttura, che peserà sulle casse della Regione per almeno mezzo miliardo di euro (su un costo complessivo di 2,6). Puppato se la prende inoltre con la palese «opacità» del procedimento: «Ho richiesto più d’una volta l’accesso agli atti della convenzione tra Regione Veneto e Sis. E ripetutamente mi si è opposto un puerile diniego, adducendo che si tratti di documenti legati all’attività del commissario e non della Regione. Che cosa nascondono Zaia e Chisso? Hanno paura che sia palesemente dimostrato che questa Superstrada, oltre che una lacerazione del territorio, sarà anche un bagno di sangue dal punto di vista economico per la Regione e per i cittadini del Veneto?». (d.f.)
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Gazzettino – 12 Agosto 2012
ALTA VELOCITÀ Pigozzo: Passera finanzi l’ammodernamento della linea storica
«Stop al tracciato litoraneo»
Appello a Zaia affinché venga bloccato l’iter della Tav a ridosso delle spiagge
CONTROCORRENTE – Chisso continua a sostenere la validità dell’ipotesi “litoranea” dell’Alta Velocità
«Zaia deve subito bloccare l’iter del tracciato litoraneo della Tav e far approfondire gli studi comparati tra ferrovia storica e A4». Bruno Pigozzo, consigliere regionale del Pd, vicepresidente Commissione trasporti e viabilità, sprona il presidente della Regione a rompere gli indugi sulle scelte ferroviarie tra Venezia e Trieste. In conformità anche a quanto chiesto dai sindaci. «Mentre il Consiglio regionale – ricorda Pigozzo – si è già espresso nel merito a fine giugno, votando una mozione inequivocabile da me proposta, c’è ancora qualcuno, come l’assessore Chisso, che finge di non saperlo e che si diverte a dare i numeri. Numeri volutamente gonfiati, ma smentiti dal commissario Mainardi, degli immobili da abbattere lungo la linea storica, improvvisando soluzioni campate in aria, senza dati oggettivi. Intanto l’iter del tracciato balneare sta andando avanti e ogni giorno perso è un pericolo in più per il territorio che ha già unanimemente rifiutato questa soluzione». «Il presidente Zaia – ammonisce il consigliere del Pd – deve dare un taglio alle manfrine del suo assessore: ora è il momento di decidere con un atto formale che chieda al ministro Passera di bloccare il tracciato balneare, di erogare le risorse necessarie per ammodernare la linea esistente sfruttandone al massimo le potenzialità e completare il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale». La ferrovia deve puntare anche sul trasporto merci: «In vista dei futuri possibili sviluppi del traffico merci e passeggeri – sostiene Pigozzo -, sempre sulla base di dati reali e oggettivi, a partire dallo studio fornito dal commissario Mainardi, Zaia chieda di avviare uno studio approfondito e comparato di tracciati possibili sul corridoio esistente tra ferrovia e autostrada A4. Per far questo si dovrà adottare il metodo del dibattito pubblico, insieme ai Comuni interessati e alle rappresentanze territoriali, per offrire una soluzione motivata, condivisa e credibile al tavolo europeo che dovrà pianificare le scelte dei prossimi decenni».
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Gazzettino – 12 Agosto 2012
IL FATTO – LA GIUSTIZIA CHE CAMBIA – L’ANALISI
Via Portogruaro, Dolo Chioggia e San Donà
Taglio netto e soppressione delle sedi distaccate di Chioggia, Dolo, Portogruaro e San Donà di Piave. È questa la decisione del governo con il provvedimento 148/2011. «In questo modo – dice l’Ordine degli avvocati di Venezia – si va verso il collasso».
LA DIFESA – MICHELE ZATTA «Non lasceremo nulla al caso»
LA PROSPETTIVA -VANTAGGI «Sentenze più rapide accentrando gli uffici»
LA POLEMICA – VENEZIA «Età media alta Presto problemi di organico anche in laguna»
LA SCURE DEL GOVERNO Le reazioni al decreto che sopprime le sedi periferiche
Gli avvocati della Riviera del Brenta «Siamo pronti a qualsiasi azione»
Sarà una corsa contro il tempo per tentare fino all’ultimo di salvare la sede distaccata di Dolo del Tribunale di Venezia. Ne è convinto Michele Zatta, presidente della Camera degli Avvocati di Riviera del Brenta e Miranese. Specie dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, che ha di fatto avvallato il progetto del ministro della Giustizia Paola Severino. Tra le chiusure previste vi è appunto quella del distaccamento di Dolo. Ma per l’avvocato Zatta, nonostante gli indirizzi siano tutt’altro che confortanti, qualche residua speranza potrebbe esserci. E lui con i suoi colleghi avvocati e con gli amministratori locali è pronto a fare ogni cosa per scongiurare la chiusura di Dolo. «Per prima cosa – afferma – voglio vedere i contenuti del decreto attuativo, per capire se vi siano gli estremi per un ricorso. Come avvocati stiamo studiando in maniera approfondita il testo, proprio per non lasciare niente al caso». Con l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, la chiusura di Dolo e delle altre sedi distaccate, dovrebbe avvenire entro 18 mesi. «Ed in questo periodo faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità perché questa cosa non si concretizzi». Zatta attacca l’impianto stesso del decreto, che sostiene come le sedi distaccate non abbiano dato i risultati sperati in termini di efficienza. «Per Dolo – rilancia – questa considerazione non vale. Anzi il distaccamento ha sempre lavorato in maniera esemplare, conseguendo dei risultati di tutto rispetto nella gestione delle pratiche rapportata ai carichi di lavoro e al personale in servizio». Gli avvocati, comunque, cercheranno l’appoggio anche dei rappresentanti degli Enti Locali rivieraschi. Fin da quando si è iniziato a parlare di possibile chiusura, i sindaci di Dolo e Pianiga, Maddalena Gottardo e Massimo Calzavara, hanno promesso il massimo impegno per scongiurare l’ipotesi. Seguiti, comunque, anche dagli altri comuni della Riviera. Gianluigi Dal Corso
L’INTERVISTA – Il presidente Toppan: «Vedo effetti positivi ma niente tempi lunghi»
«Tribunali, fusione urgente»
«Voglio leggere bene il decreto, ma nella situazione attuale ritengo che potrebbero anche esserci dei vantaggi dall’accorpamento». Arturo Toppan, presidente del Tribunale di Venezia, analizza con la dovuta cautela (attualmente si trova in vacanza) la decisione del Consiglio dei ministeri sulla Giustizia periferica, che prevede in prospettiva la chiusura delle sedi distaccate. «Nella nostra provincia non siamo in presenza di una situazione di perfetto funzionamento delle sedi periferiche – attacca Toppan – non c’è stabilità. A Chioggia da due anni mancano magistrati e c’è carenza di personale, lo stesso discorso per i cancellieri si può fare anche a Portogruaro e a San Donà. E quando, come nel caso di Portogruaro, tra un anno in diversi andranno in pensione ci saranno problemi davvero concreti a far funzionare gli uffici». Il problema del personale riguarda anche Venezia? «In prospettiva sicuramente sì. L’età media del personale di Venezia è di 56 anni e ci sono molte donne. Questo vuol dire che nel giro di 5 anni al massimo ci saranno problemi a fare le udienza e quindi se non interveniamo il meccanismo si bloccherà» L’Ordine degli avvocati parla di danni concreti per i cittadini. Condivide questo allarme? «Qui bisogna capirci. Per un cittadino di Chioggia è meglio un servizio lento che per arrivare ad una sentenza impiega almeno due anni o e meglio venire a Venezia ed avere una risposta rapida? Se il personale periferico sarà spostato a Venezia ci sarà un piccolo vantaggio nella predisposizione dei servizi. Per alcuni atti forse si saranno dei problemi, ma complessivamente lo spostamento di risorse al centro potrà assicurare dei vantaggi. In linea generale, però, capisco che per un avvocato o un cittadino di Chioggia o di San Donà possa essere un disagio arrivare fino a Venezia». Quindi per lei il giudizio è positivo? «Voglia leggere il testo e capire nel dettaglio anche il caso di Portogruaro, ma in queste circostanze di difficoltà mi sembra che possano arrivare anche dei piccoli benefici. Anche perché, ripeto, se facciamo una proiezione a cinque anni anche il Tribunale di Venezia è destinato a bloccarsi e non mi sembra che in giro si parli di nuove assunzioni». E sui tempi? «Secondo me servono tempi abbastanza rapidi, diciamo sui sei mesi. Non avrebbe senso avviare una riforma di questo genere con un tempo medio di 18 mesi. E in questi mesi bisognerà avviare da subito una seria riflessione sulla pianta organica».
I COSTI – FINO AL 2018 Ci sono 400mila euro l’anno di canoni
Non è bastato il grande lavoro di sensibilizzazione fatto dalla Camera degli avvocati. Non sono servite le delibere approvate all’unanimità (tranne a San Donà per l’astensione di un consigliere) da tutti i consigli comunali del Sandonatese. Così come non è stato sufficiente lo studio effettuato da una università per dimostrare l’importanza, demografica ed economica, del territorio e la densità di lavoro svolto dalla sede distaccata del Tribunale di San Donà, di gran lunga superiore a quello di tutte le altre sedi e quasi uguale alla sede di Venezia. Alla fine sarà tagliata. «Ha perso tutto il territorio – ricorda il sindaco Francesca Zaccariotto – e non solo San Donà. E mentre si continua a rivendicare unità parlando di Città Metropolitana, non si è dimostrata la stessa cosa con la giustizia, visto che Portogruaro ha preferito perdere tutto piuttosto che fare in modo che almeno questa sede venisse salvata». Di rimando punta il dito contro di lei il parlamentare Rodolfo Viola. «È un fallimento della politica, a cominciare dal sindaco Zaccariotto. Dice che è colpa di Portogruaro? Non ho visto nessun suo atto che invitava a sedersi attorno ad un tanvolo». Il deputato Gianluca Forcolin sottolinea, invece, come si continui a privilegiare il Sud. Il presidente della Confartigianato, Ildebrando Lava, si è detto Rammaricato, arrabbiato e deluso. La Camera degli Avvocati preferisce, invece, vedere l’atto prima di esprimere un commento. Ed ora c’è da capire cosa ne sarà della struttura. Recentemente costruita da un privato, la ditta Soim, c’è un contratto che prevede il pagamento annuale, alla stessa azienda, di 400mila euro fino al 2018; soldi che, a fronte di una spesa di realizzazione dell’opera di 6 milioni di euro, la ditta naturalmente vuole continuare ad incassare fino alla fine. Fabrizio Cibin
VENETO ORIENTALE
A Portogruaro si spera ancora nell’unificazione con Pordenone
Il sindaco Bertoncello in contatto con i parlamentari «Ma attendo di leggere il testo che è stato approvato»
Voci romane dicono «Pordenone» ma finché non c’è il testo del decreto a Portogruaro nessuno canta vittoria. Al di là del mantenimento di alcuni tribunali in zone ad alta concentrazione di criminalità organizzata, il decreto del Consiglio dei Ministri che ha soppresso tutte le sedi distaccate dovrebbe ricalcare ciò che era previsto nello schema approvato due mesi fa e dunque anche l’assegnazione al Tribunale di Pordenone della competenza sui territori dei Comuni del Portogruarese. Un conferma arriva dal sindaco Antonio Bertoncello, che in questi giorni si è sentito più volte con alcuni parlamentari del centrosinistra per conoscere i contenuti del provvedimento. «Non ci sono elementi – ha detto il primo cittadino – che fanno ipotizzare ad un dietrofront del Ministro Severino rispetto all’impostazione dello schema di decreto legislativo che prevedeva anche il passaggio del Portogruarese alla competenza del Tribunale di Pordenone. In ogni caso, attendo di leggere il testo approvato». Cauto sui contenuti del provvedimento, il sindaco ha invece replicato con fermezza alle dichiarazioni di Francesca Zaccariotto, sindaco della vicina città del Piave. «Qualsiasi opzione su Portogruaro – ha commentato Bertoncello – non avrebbe modificato la volontà del Governo di abolire tutte le sedi distaccate. Non capisco cosa intenda la Zaccariotto quando parla di unità di intenti. Significa forse che Portogruaro deve essere succube di San Donà? Vogliamo parlare di ciò che stato fatto sul Consorzio di Bonifica, la cui sede è stata spostata a San Donà? O magari dell’ospedale e del peso che ha la casa di cura Rizzola? O forze delle cariche della Conferenza dei sindaci, dove tutto è stato deciso secondo una logica politica spartitoria? Unità di intenti – ha concluso il sindaco – significa a mio parere trovare una soluzione che risponda alle esigenze dei cittadini e al contenimento dei costi. Se anche la Zaccariotto avesse condiviso questi principi allora doveva fare lei la battaglia per salvare il tribunale di Portogruaro, che aveva tutte le carte in regola per essere mantenuto». Teresa Infanti
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Gazzettino – 12 Agosto 2012
LA BOCCIATURA
Bandiera nera alle villette di Ca’ Roman
GOLETTA VERDE – I rilievi di Legambiente
«Le spiagge sono a posto ma il cemento si “mangia” ancora le nostre coste»
(m.f.) Il progetto per l’insediamento di 42 villette sul terreno poco distante dall’oasi naturalistica di Ca’ Roman merita la “bandiera nera” di legambiente. Ieri a Ca’ Farsetti il vessillo è stato ufficialmente e simbolicamente consegnato al progetto, affinché la società proprietaria e il Comune (che comunque non poteva bocciare il progetto, ma solo formulare osservazioni) possano fare qualche riflessione. «È una mera speculazione edilizia – afferma Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto – perché non riusciamo a vedere alcun ritorno concreto per gli abitanti dell’isola e neppure per l’economia locale». «Il progetto in sè non è brutto – corregge il tiro l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin – è quel luogo che non dovrebbe essere usato per costruire. Col senno di poi, sarebbe stato il caso di inglobare nell’area Sic anche il terreno delle suore, che hanno poi ceduto agli attuali proprietari. Ma non è andata così. Non è nulla rispetto a una baracconata indecente come il progetto della darsena di S. Nicolò».
LA SALUTE DEL MARE – IL RILEVAMENTO
I DATI «Evidenziamo delle criticità sugli impianti di depurazione»
Ma l’Arpav garantisce: mare da “bollino blu” su tutte le spiagge del litorale veneziano
Da Bibione a Caorle, da Eraclea a Jesolo, da Cavallino a Sottomarina disco verde per il mare veneziano. Lo “certificano” i risultati delle 396 campionature e delle 9 mila osservazioni e rilevazioni su 95 punti di prelievo al largo della costa veneta, che decretano un mare balneabile al cento per cento lungo l’intero litorale della Regione. «La quarta campagna di monitoraggio, effettuata da Arpav e Guardia Costiera – Direzione Marittima del Veneto per conto della Regione in luglio e nella prima settimana di agosto ha confermato al 100 per cento la qualità delle acque di balneazione – sottolinea l’assessore regionale all’Ambiente Maurizio Conte – e più in generale il buono stato del mare. Oltre alla fascia balneabile, infatti, ARPAV e Guardia Costiera eseguono controlli periodici dell’acqua fino a due miglia nautiche di distanza dalla costa e su due corpi idrici oltre questo limite, per valutare lo stato chimico e lo stato ecologico dell’ambiente marino. Anche in questo caso gli esami sono stati superati brillantemente». Nelle oltre 70 stazioni dedicate al controllo dello stato ecologico del mare, passano “sotto la lente” dei biologi marini non solo l’acqua ma anche il sedimento, i popolamenti del fondo marino e della colonna d’acqua, misurati con sonda multiparametrica, telecamera subacquea per la rilevazione mucillagine e prelievi inviati ai laboratori. Il monitoraggio è completato dalla rete delle boe per la rilevazione di dati meteorologici e idrologici sul bacino. Nel 2011, per questo genere di controlli sono stati prelevati complessivamente 250 campioni, effettuate 270 profilazioni con sonda multiparametrica e telecamera subacquea raccogliendo oltre 27 mila dati sulla colonna d’acqua e 5300 rilevazioni di dati meteo marini. Il risultato degli studi ha decretato una generale “buona qualità ecologica” del sistema marino prospiciente i litorali veneti, dove non sono state rilevate situazioni di particolare criticità per l’ambiente, mentre lo studio sul popolamento dei fondali ha rilevato un aumento del numero di specie sintomatico di un miglioramento della qualità ambientale. Tutte le informazioni sui monitoraggi marini e sulla balneazione sono consultabili nel sito web dell’Agenzia per l’Ambiente www.arpa.veneto.it.
Livenza “fortemente inquinato”
La foce del Livenza non è in buona salute. Le analisi microbiologiche dell’acqua effettuate il 5 agosto dalla Goletta Verde hanno infatti evidenziato una concentrazione insolitamente alta di batteri Esterichia Coli e di enterococchi intestinali, tanto da spingere i tecnici di Legambiente ad emanare un giudizio severo: “Fortemente inquinata”. La foce del Livenza è comunque il solo degli 8 punti campionati sulla costa veneta ad aver valori microbiologici superiori ai limiti di legge. Questo, però, non dovrebbe spingere a cantar vittoria. «Il fatto che una foce sia fortemente inquinata in un certo giorno – ha spiegato la portavoce di Goletta Verde Katiuscia Eroe – non significa che il fiume e il mare in cui sfocia siano inquinati. Evidenzia però una criticità e sulla costa veneta queste criticità sono purtroppo in aumento. Il Veneto si trova al quarto posto nella classifica negativa che stiliamo ogni anno tenendo conto delle infrazioni in materia di pesca, di scarichi e di cementificazione». A Caorle sono stati effettuati campionamenti anche sulle spiagge, a Porto Falconera e di fronte a via Lepanto a Porto Santa Margherita, senza che siano stati riscontrati valori alterati. Altri campionamenti al Lido, davanti a San Nicolò, a Eraclea (sbocco della Laguna del Mort), Jesolo e Bibione Pineda. Anche le acque del litorale di Rosolina (Rovigo) è risultato entro i limiti di legge. «I problemi – ha aggiunto Eroe – comunque ci sono, se l’Istat ci dice che il 20 per cento dei cittadini veneti non è ancora servito da una depurazione efficiente. Inoltre sul litorale veneto si continua a registrare una costante aggressione del cemento. Già nella tappa dell’anno scorso, Goletta Verde aveva denunciato il problema, assegnando la bandiera nera a Vincenzo Spaziante per il progetto della mega darsena a ridosso della diga di San Nicolò». «Il pericolo – ha fatto eco l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin – è che le nostre coste siano vittime di una ripartenza del ciclo del cemento. In questo nostro Paese, ci sono ancora dei trogloditi che pensano di risolvere il rebus dello sviluppo economico con gli strumenti degli anni Cinquanta e Sessanta, costruzioni e infrastrutture. Serve un modo diverso per costruire senza consumare ancora territorio». La Goletta si sposta nel porto peschereccio di Caorle e oggi alle 10.30, nella sala parrocchiale Giovanni XXIII, nei pressi del Duomo, sarà presentato l’ studio inedito “Consumo di suolo delle coste venete”
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Gazzettino – 12 Agosto 2012
Legambiente schiera la Goletta in difesa di Vallevecchia
E-MAIL DI PROTESTA – Contestato il mega-camping
La Goletta Verde di Legambiente sbarca a Caorle per difendere Valle Vecchia. Oggi la caratteristica imbarcazione, che ogni estate solca i mari italiani per mantenere alta l’attenzione sulla difesa dei territori costieri, sarà a Caorle per riaccendere i riflettori su ciò che il Pat prevede per Valle Vecchia. Come spiegato dal Circolo Legambiente Veneto Orientale “Pascutto-Geretto”, la presenza di Goletta Verde si è resa necessaria perché nel Piano di Assetto Territoriale, approvato dal Comune e fatto proprio dalla Provincia, è prevista l’urbanizzazione della zona adiacente a Valle vecchia, in località Brussa, con la realizzazione di 6.750 nuovi posti letto per turisti in uno dei pochi tratti di tutta la costa Adriatica che ancora conservano parte del sistema dunario originario e della biodiversità che caratterizzavano questi ambienti. Secondo Legambiente, invece, si dovrebbe puntare sull’istituzione del Parco della Laguna di Caorle per la protezione di un’area così importante e fragile. In questi giorni è partita una campagna su internet con la quale Legambiente chiede a tutti i sostenitori di inviare una cartolina informatica agli indirizzi e-mail della Giunta comunale di Caorle e dell’assessore provinciale all’Urbanistica Mario Dalla Tor, per fermare ogni urbanizzazione di Valle Vecchia. L’arrivo di Goletta Verde a Caorle sarà accompagnato da alcune iniziative programmate da Legambiente con l’intento preciso di sensibilizzare la cittadinanza sul futuro dell’area: tra le iniziative l’incontro pubblico, alle 11, nella sale del centro parrocchiale Giovanni XXIII, sul futuro di Valle Vecchia e delle aree costiere del Veneto e, alle 16, il saluto a Goletta Verde sulla spiaggia di Valle Vecchia.
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Nuova Venezia – 11 Agosto 2012
Bandiera nera di Legambiente al progetto per 42 ville vicino all’oasi di Ca’ Roman.
Monitoraggio di Goletta Verde sulle acque delle spiagge veneziane: «Fortemente inquinata» la foce del Livenza a Caorle, entro la norma i risultati delle analisi degli altri campioni. In aumento i reati ambientali lungo le coste
VENEZIA. «Bandiera Nera al progetto delle ville di Cà Roman: no alla pressione urbanistica sull’isola di Pellestrina»: Legambiente ha assegnato così, oggi, la Bandiera nera al progetto di edificazione turistica in una delle località ambientali più delicate delle isole che dividono la laguna di Venezia dal mare, definendolo «un nuovo scacco alla tutela del territorio, un assalto del cemento». Il progettato villaggio turistico a Ca’ Roman è costituito da 42 villette bifamiliari che dovrebbero sorgere a Pellestrina. Per gli ambientalisti, «si tratta di un ennesimo attentato all’integrità ecologica del territorio, che, camuffato da progetto di risanamento e ristrutturazione, comporterebbe inutili colate di nuovo cemento nell’area dell’ex colonia estiva gestita dalle suore Canossiane, ora in completo abbandono». «Seppure in maniera legale», denuncia Legambiente, «le coste del Veneto continuano ad essere minacciate soprattutto dai progetti approvati regolarmente dalle amministrazioni locali». E «si conferma la costante aggressione del cemento sulle coste venete, dove pare proprio che la crisi non abbia fermato il lavoro delle betoniere: i comuni del litorale, infatti, continuano a sfornare piani urbanistici gonfi di milioni di metri cubi di cemento». Quanto alla qualità dei nostri mari, in prossimità delle spiagge, secondo il monitoraggio dei biologi di Goletta Verde di Legambiente, sette punti su otto campionati lungo le coste venete risultano entro i limiti di legge. L’unico campione risultato «fortemente inquinato» quando a valori microbilogici ( presenza di enterococchi intestinali ed escherichia coli) è stato quello analizzato presso la Foce Livenza, nel comune di Caorle. Nello stesso comune, la spiaggia fronte lungomare Trieste, in località Porto Falconera e la Spiaggia fronte via Lepanto, in località Porto Santa Margherita, sono risultate invece entro i limiti, come le acque delle altre spiagge venete. Per Legambiente, il Veneto «non può permettersi di abbassare la guardia sul fronte depurazione». «Gli ultimi dati Istat 2009», ha detto Katiuscia Eroe, portavoce della Goletta Verde di Legambiente, «ci dicono che il 20,8% dei cittadini veneti non è servito da un adeguato servizio di depurazione, un dato al di sotto della media nazionale delle regioni costiere del nord che, invece, si attesta all’81,9% di copertura». Quanto ai reati ambientali lungo le coste, il Veneto si trova al quarto posto in italia: secondo quanto evidenziato nel Dossier Mare Monstrum di Legambiente, nel 2011, sono state 458 le infrazioni commesse ai danni del mare e dell’integrità dei litorali, che hanno comportato ben 529 tra denunce e arresti e 153 sequestri. Il 60% in più rispetto al 2010. Tra i principali illeciti contestati spiccano la pesca illegale, con 190 infrazioni, gli scarichi inquinanti, 182, e l’abusivismo edilizio sul demanio, con 23 illeciti. (roberta de rossi)
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