Rassegna stampa luglio 2012 (2a parte)

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Gazzettino – 20 Luglio 2012

MIRA I comitati si mobilitano e annunciano una manifestazione per lunedì

Piano territoriale, protesta in Villa

CONVEGNO – La Regione presenta il nuovo Ptrc

INCONTRO – Villa Widmann ospiterà il convegno di lunedì

“Salviamo il paesaggio da asfalto e cemento”. Sarà questo lo slogan della grande manifestazione di protesta annunciata per lunedì mattina davanti a Villa Widmann da parte di Michele Boato e di Rete NO-AR, Ecoistituto del Veneto, Movimento Mira 2030, AmicoAlbero, MultiMediaRecord con il Coordinamento delle 47 associazioni “Per un altro Pat di Venezia”. Perché in Villa Widmann? «Perchè saremo lì per contestare il convegno organizzato dalla Regione del Veneto che ha avviato il processo di aggiornamento del Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (Ptrc), adottato nel 2009», spiegano i promotori della manifestazione.            Quello di lunedì sarà infatti l’ultimo di sette incontri per illustrare la sintesi delle “azioni di carattere pubblico” promosse dalla Regione con l’obiettivo del più ampio coinvolgimento dei soggetti pubblici e privati. In particolare, il convegno si soffermerà sulla pianificazione paesaggistica nel Ptrc, e il programma prevede, dalle 9.15, i saluti del vicepresidente della Provincia di Venezia Mario Dalla Tor e del sindaco di Mira Alvise Maniero, quindi l’intervento del vicepresidente della Regione e assessore al territorio, Marino Zorzato, di Ugo Soragni, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Veneto, e di Silvano Vernizzi, segretario regionale alle infrastrutture. Da parte loro i manifestanti esprimono il loro dissenso con un volantino molto polemico: «La Regione continua nella sua opera di esproprio del territorio e dei beni comuni; sia con strumenti di pianificazione che con escamotage vari. È il caso della revisione del Piano Territoriale, bloccato da migliaia di osservazioni presentate da comitati e associazioni di tutto il Veneto nel 2009. Ora ci riprovano per arrivare ad un Piano che legittima le peggiori operazioni immobiliari e infrastrutturali, con una variante che lo stravolge, ma dovrebbe attribuirgli addirittura “valenza paesaggistica” approvando opere come Pedemontana, Camionabile, Romea commerciale, Veneto City, Tessera City, Tav, Polo logistico di Giare-Dogaletto». Si preannuncia un lunedì mattina molto caldo.        Lino Perini

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Nuova Venezia – 21 Luglio 2012

Comitati in guerra con il Ptrc

Mira. Lunedì alle 9 di mattina l’incontro della Regione: «Lo boicotteremo»

MIRA – Il Prtc, cioè il Piano territoriale regionale di coordinamento, adottato nel 2009 dalla Regione, sarà spiegato lunedì mattina alle 9.15 in Villa Widmann a Mira dai tecnici della Regione. Ma i comitati promettono: bloccheremo i lavori con proteste clamorose. «La Regione del Veneto ha avviato il processo di aggiornamento del Ptrc. Con questa operazione questo strumento urbanistico assumerà anche», spiegano i promotori del Ptrc, «valenza paesaggistica attraverso una variante parziale. La Regione ha previsto sette azioni di carattere pubblico con l’obiettivo del più ampio coinvolgimento. L’ultima riguarda il tema della pianificazione paesaggistica». Il programma prevede l’intervento del vicepresidente della giunta regionale e assessore al Territorio Marino Zorzato. Seguiranno Ugo Soragni, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Veneto, Silvano Vernizzi, segretario regionale alle Infrastrutture. I comitati giungeranno da tutto il Veneto per boicottare l’appuntamento con un presidio fuori da Villa Widmann e sulla Brentana. «La Regione», spiegano in un comunicato congiunto i comitati anti grandi opere del Veneto, «continua nella sua opera di esproprio del territori. È il caso della revisione-peggioramento del Ptrc bloccata da migliaia di osservazioni presentate da comitati e associazioni nel 2009. Ora tentano di nuovo: per arrivare ad un piano che legittima le peggiori operazioni immobiliari e infrastrutturali, la Regione sta predisponendo una variante che lo stravolge, attribuendogli addirittura “valenza paesaggistica”. Il processo di partecipazione è stato pensato in sette incontri ad uso e consumo di tecnici e politici regionali, ma ad esclusione dei cittadini, dei comitati e delle associazioni. L’ultimo, lunedì 23 luglio a Mira, in un giorno feriale di piena estate e in orario di lavoro. Per questo invitiamo a partecipare e dire no a questa farsa».(a.ab.)

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Nuova Venezia – 20 Luglio 2012

«Subito i 19 milioni per il Passante»

Mirano. Vertice tra Pavanello e Bisiol sui fondi per le opere complementari

MIRANO. Impegno confermato da Veneto Strade per gli interventi su Vetrego e poi “caccia” ai famosi 19 milioni di euro che Mirano attende per le opere complementari al Passante. Su questi due temi si è fondato l’incontro di ieri tra il sindaco Maria Rosa Pavanello e Giuseppe Fasiol di Veneto Strade per fare il punto su quanto è stato fatto sinora e, soprattutto, ancora da fare. Per Pavanello è stata sia una riunione conoscitiva dopo l’elezione di due mesi fa, sia per capire come si sta muovendo l’ente. Ovvio che il percorso sia appena cominciato e che ci saranno altri faccia a faccia ma Pavanello ha intenzione di mettere subito in chiaro le cose.  Intanto gli accordi presi in passato su Vetrego, tra i paesi più penalizzati dall’autostrada aperta tre anni e mezzo fa, e che prevedevano la costruzione di un nuovo campo da calcio, fasce boscate e barriere fonoassorbenti per ridurre l’impatto del Passante sul territorio. «Fasiol mi ha assicurata», dice Pavanello, «che mi farà pervenire una relazione dettagliata sulla situazione dei lavori collegati al Passante, con le opere terminate, quelle in corso e da realizzare, con tempi precisi dei cantieri. Non ci dobbiamo dimenticare che questi interventi, soprattutto aree verdi e barriere, sono stati raccomandati dalla commissione Valutazione d’impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente».     Ma il vero cruccio sono i 19 milioni di euro che il Comune aspetta da tempo per sistemare le strade comunali. La lista comprende oltre venti cantieri, con rotonde e messa in sicurezza delle vie più a rischio. Si andrebbe a toccare un po’ tutto il territorio, frazioni comprese, quei soldi permetterebbero di risolvere diversi punti neri. Soldi che Pavanello reclama e spera saltino fuori. «Fasiol dice che la questione va trattata con la Regione», continua il sindaco di Mirano, «ma credo si debba far sentire la nostra voce affinché quei fondi siano finalmente stanziati nel bilancio veneto. L’impegno della mia giunta è ottenere il giusto rispetto degli accordi presi a suo tempo. Ci devono indicare, con precisione, tempi e modi di realizzazione degli interventi. Per salvaguardare Mirano e il territorio attorno siamo decisi ad andare fino in fondo. Nel caso in cui l’intesa non fosse rispettata, siamo pronti a usare tutti gli strumenti a nostra disposizione e a farci ascoltare in ogni sede possibile».      Alessandro Ragazzo

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Gazzettino – 20 Luglio 2012

MIRANO Il Comune va in pressing sulla Regione per i fondi promessi dal Passante

«Vogliamo i nostri 19 milioni»

«Abbiamo ricevuto garanzie per la realizzazione delle opere collegate al Passante, ma continueremo a farci sentire per ottenere i 19 milioni di euro pattuiti».          Il sindaco di Mirano Maria Rosa Pavanello commenta così la ripresa delle trattative per ottenere i soldi concordati con la Regione al momento di firmare l’accordo relativo al Passante. Una questione che si protrae da anni e a Mirano è considerata di fondamentale importanza per la realizzazione di importanti opere pubbliche. L’impegno per far rispettare alla Regione gli accordi presi è stato uno temi più cavalcati nell’ultima campagna elettorale, sia da destra che da sinistra, ed ora è il momento di passare ai fatti. «Stiamo lavorando per ottenere quei soldi e sapere con certezza i tempi di realizzazione degli interventi previsti – spiega Maria Rosa Pavanello -. Siamo decisi ad andare fino in fondo e far sentire la nostra voce in ogni sede possibile». E quello di ieri all’incontro con Veneto Strade è stato, per la nuova Giunta miranese, il primo passo. «In tempi brevi riceveremo una relazione dettagliata sulla situazione dei lavori collegati al Passante e sulle tempistiche». Gli interventi previsti sarebbero il nuovo campo da calcio per la frazione di Vetrego (l’area più martoriata dall’infrastruttura), la realizzazione delle difese arboree e l’installazione di barriere fonoassorbenti, come richiesto dalla Commissione per la Valutazione di impatto ambientale.          Ma, oltre a queste opere previste, si continuano ad attendere i famosi 19 milioni promessi che verrebbero utilizzati per una serie di interventi già previsti legati alla viabilità, come rotonde e sistemazione di strade. «Veneto Strade ci ha risposto che la questione va trattata direttamente con la Regione – riprende Maria Rosa Pavanello -. Ci faremo sentire affinché questi soldi vengano stanziati nel bilancio regionale». Intanto, dal 25 luglio la gestione ordinaria del Passante vedrà il passaggio di consegne da Veneto Strade ad Anas.

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Gazzettino – 20 Luglio 2012

Tangenti, l’accusa chiede 4 anni e 2 mesi per Brentan

Il pm Stefano Ancilotto ha chiesto ieri la condanna a 4 anni e 2 mesi di reclusione per l’ex amministratore delegato dell’autostrada Venezia-Padova Lino Brentan ritenendolo responsabile di alcuni episodi di corruzione nell’ambito dell’assegnazione di lavori e consulenze.

LA REQUISITORIA

Il Pm chiede 4 anni e 2 mesi per il manager dell’autostrada

Il clamoroso arresto a fine gennaio

Risale al primo gennaio il clamoroso arresto di Lino Brentan da parte dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria. L’inchiesta, però, aveva preso il via lo scorso anno, con l’arresto di due funzionari della Provincia, Claudio Carlon e Domenico Ragno, accusati di gestire a suon di “mazzette” gli appalti per i lavori di ristrutturazione di vari immobili di proprietà dell’amministrazione. Gli appalti venivano ripartiti, a trattativa privata, sempre tra gli stessi imprenditori. Dopo gli arresti, erano arrivate le confessioni, sia da parte di molti imprenditori, sia da parte dei due funzionari, i quali avevano indicato in Lino Brentan il loro principale referente. Carlon e Ragno hanno già patteggiato 3 anni e 6 mesi ciascuno; gli imprenditori pene che vanno da 7 mesi a 3 anni e 2 mesi di reclusione.

 

«Prese soldi per gli appalti. Brentan va condannato»

Inchiesta coordinata dai procuratori Delpino e Mastelloni

LA TECNICA – Lavori frazionati per evitare di affidarli con un bando

Non c’è stato neppure il tempo per mangiare un panino, ma solo una piccola pausa concessa di volta in volta alle parti per andare al bagno. L’udienza-fiume dal giudice Roberta Marchiori sulla discussione del processo contro l’ex amministratore delegato dell’Autostrada Venezia – Padova Lino Brentan è durata dalla mattina al tardo pomeriggio di ieri. Il pubblico ministero Stefano Ancilotto ha impiegato ben tre ore per esporre la sua requisitoria, al termine della quale ha chiesto la condanna a quattro anni e due mesi di reclusione ritenendo l’ex manager responsabile di alcuni episodi di corruzione nell’ambito dell’assegnazione di lavori e consulenze. Nessuna richiesta di risarcimento danni dalla società concessionaria che, come è noto, ha ritenuto di non doversi costituire parte civile nel processo.        In particolare, il magistrato ha ricordato come, in differenti fasi processuali ci siano state almeno sette od otto persone (tra imprenditori del Veneziano e di altre province nonché funzionari e dipendenti pubblici) che hanno ribadito come l’imputato abbia preso del denaro. Tutti gli episodi sono stati circostanziati per fornire un quadro il più possibile preciso. Per il Pm che ha condotto l’indagine, i lavori della Venezia-Padova venivano assegnati “in chiave clientelare” ad una serie di imprenditori indicati direttamente da Lino Brentan il quale sarebbe intervenuto “perentoriamente”, nonostante la competenza spettasse ad altri. Citando un dirigente della società, il Pm ha poi ricordato come la tecnica utilizzata fosse quella dell’illecito “frazionamento” dei lavori da appaltare, praticato al fine di evitare di dover bandire regolari gare per l’affidamento dei lavori. I nomi delle ditte da invitare alle procedure di “cottimo fiduciario” sarebbero sempre stati indicati da Brentan.        Il processo, che il Pm aveva chiesto si svolgesse con rito immediato (scelta contestata dalla difesa), si è svolto con la formula del rito abbreviato, che prevede l’utilizzo delle sole prove raccolte durante le indagini preliminari e lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna.        La difesa, rappresentata dagli avvocati Stefano Mirate e Giovanni Molin, ha chiesto l’assoluzione, sollevando una serie di questioni sull’applicabilità della disciplina degli appalti per i fatti anteriori al 2006. Per i difensori, infatti, è necessario sentire nuovamente i periti per capire a quali appalti era applicabile la normativa prevista dal Testo unico sui contratti e a quali la Legge Merloni. Il giudice ha fissato per mercoledì 25 l’audizione e poi si ritirerà per la sentenza.    Michele Fullin

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Nuova Venezia – 20 Luglio 2012

Brentan, il pm chiede 4 anni e 2 mesi

La difesa vuole l’assoluzione , il gip rinvia il processo al 25 luglio per sentire il consulente della pubblica accusa

Quattro e due mesi di reclusione. Questa la richiesta formulata dal pm Stefano Ancillotto nei confronti di Lino Brentan, l’ex amministratore delegato della società Autostrada Venezia Padova accusato di corruzione e tuttora agli arresti domiciliari. I suoi difensori, gli avvocati Giovanni Molin e Stefano Mirate, hanno invece chiesto l’assoluzione con formula piena del loro assistito.   Un’udienza, quella di ieri davanti al giudice per le indagini preliminari Roberta Marchiori, durata oltre nove ore e conclusasi con un rinvio al prossimo 25 luglio quando in aula sarà ascoltata Chiara Cacciavillani – consulente del pubblico ministero – alla quale il gip ha chiesto alcuni chiarimenti sulla normativa dei contratti pubblici in vigore tra il 2004 e il 2006, periodo nel quale sono contestati alcuni episodi a Brentan. Subito dopo è prevista la sentenza. In caso di condanna Brentan usufruirà di uno sconto sulla pena di un terzo in quanto ha scelto il rito abbreviato evitando il dibattimento in aula.  Secondo l’accusa Lino Brentan obbligava i suoi dirigenti a firmare atti anche se loro erano contrari, come emerge dagli interrogatori di alcuni di loro e in particolare da quello di Giorgio Mattiello, il responsabile del personale della società di cui “Lino” era amministratore delegato. All’interno della società Padova-Venezia, Brentan aveva aveva insomma un vero e proprio potere assoluto che, stando alle accuse, avrebbe usato a piene mani per intascare mazzette. «Il cambio di imprese e professionisti operato da Brentan si è notato, ma poi ci si è adeguati – aveva spiegato Mattiello agli inquirenti – continuava però a stupire il fatto che le scelte non fossero fatte su criteri meritocratici, ma basate su conoscenze personali dell’amministratore delegato», ha raccontato Mattiello.  Nel giro di sei anni, stando alle accuse, l’ex amministratore delegato della società Autostrada Venezia-Padova avrebbe incassato 280 mila euro in mazzette e il suo arresto, il 31 gennaio scorso, aveva scosso il mondo della politica e dell’imprenditoria. I primi a raccontare al rappresentante dell’accusa dei pagamenti a Brentan erano stati il mestrino Dario Guerrieri e il compaesano dell’amministratore delegato di Autostrade Silvano Benetazzo. Il primo aveva riferito di aver consegnato 15 mila euro per la ristrutturazione del casello autostradale di Villabona e altri 20 mila per il Centro servizi 1 della Provincia a Mestre (episodio che però era stato stralciato); il secondo, che tra le sue confessioni e l’arresto di Brentan è morto, ha spiegato di avergli consegnato 60 mila euro in rate da diecimila euro. Ed era appena l’inizio.   Manuela Pivato

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Gazzettino – 19 Luglio 2012

RIVIERA Colture in sofferenza, ora si teme per i vigneti “scottati” dal caldo

Scarseggia anche l’acqua

Il Consorzio: potenzialità aumentata, ma la gestione deve essere accorta

Danni per milioni, raccolti rovinati, una situazione disastrosa che per molte imprese comporterà perdite economiche addirittura del 100%. Un’emergenza che chiama in causa il Consorzio di bonifica Bacchiglione, che gestisce il flusso dei fiumi di otto comuni del veneziano: Campagna Lupia, Campolongo Maggiore, Camponogara, Chioggia, Dolo, Fossò, Stra e Vigonovo. Il direttore generale Francesco Veronese parla chiaro: «Nelle zone che ci competono stiamo fornendo più acqua possibile, ma la situazione irrigua va gestita con molta attenzione. È chiaro che nei momenti di siccità tutto è più complicato, ma riuscendo a ottimizzare le risorse idriche esistenti nei momenti di maggior disponibilità si riesce a sopperire anche alle fasi più critiche».        Essenziale la rete che fa capo al Consorzio Leb, cioè un consorzio di secondo grado che coinvolge le risorse idriche delle zone lessinie, euganee e del Brenta. «Grazie al consorzio – aggiunge – riusciamo a sfruttare le grandi potenzialità d’acqua di cui dispone il fiume Adige e che confluiscono nel Bacchiglione in località Montegaldella permettendo a tutti i comuni del comprensorio di mantenere un buon livello idrico, a tutto vantaggio della zona sud-est e, con benefici che arrivano sino a Valli di Chioggia. Sfruttando anche l’idrovia siano riusciti a incrementare di un milione di metri cubi di acqua il tratto fra la zona industriale di Padova e Vigonovo mentre, utilizzando piccole pompe che consentono di pescare acqua e buttarla nei nostri canali, anche in questo caso a tutto vantaggio delle attività agricole». Ma la gran sete dei campi non è l’unico problema. L’assessore veneto all’agricoltura, Franco Manzato sta seguendo con grande preoccupazione l’andamento della situazione e con i colleghi di Lombardia ed Emilia incontrerà oggi il ministro Catania. «Non possiamo ancora fare una stima precisa dei danni complessivi – spiega – Da alcune zone arrivano segnalazioni di sofferenza da ‘scottatura’ anche per i vigneti e per talune colture ortofrutticole. Le associazioni di categoria stimano perdite per alcune centinaia di milioni di euro».    Lino Perini

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Gazzettino – 19 Luglio 2012

DOLO

Asse tra sindache per difendere l’ospedale

DOLO – Il sindaco di Dolo Maddalena Gottardo appoggia la linea della collega di Mirano, Maria Rosa Pavanello, che invita tutti gli enti interessati a unirsi per tutelare l’Asl13 nella sua interezza e definisce le strutture di Dolo e Mirano due architravi irrinunciabili che integrano un’offerta sanitaria doverosa per un bacino di popolazione ampio e popolato. «Sì al nosocomio di Dolo quale struttura di rete per acuti. Perché Dolo e la Riviera non possono rinunciare al loro Ospedale.» Il primo cittadino dolese ha incontrato nei giorni scorsi il Comitato “Bruno Marcato” che da tempo si batte per salvaguardare la presenza dell’ospedale nel territorio rivierasco. «Il comitato ha espresso la forte volontà di opporsi a ogni scelta che porti a declassare l’ospedale di Dolo a nosocomio non per acuti. Una volontà che appoggio e condivido in pieno. Ha quindi ribadito «L’amministrazione comunale di Dolo è pronta a impegnarsi fino in fondo per difendere il nostro servizio sanitario». (L.Per)

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Gazzettino – 19 Luglio 2012

GRANDI OPERE Quarto d’Altino paventa il tracciato litoraneo e chiede lumi al commissario

Tav, sindaci contro la “melina”

Mainardi: a settembre nuovo ciclo di incontri con i Comuni sul percorso alternativo

TAV A settembre nuovi incontri per il percorso alternativo

Finora non si è espressa, ma nel giro di qualche settimana è pronta a mostrare pollice verso al progetto alternativo della Tav. Una questione di chiarezza per Silvia Conte, sindaca di Quarto d’Altino che, assieme ad altre amministrazioni di centrosinistra, aveva chiesto al commissario per l’asse ferroviario Venezia Trieste Bortolo Mainardi più tempo per esprimersi sul tracciato affiancato alla linea esistente. «Avevamo chiesto un po’ di tempo per poter esaminare costi e benefici dell’ipotesi – spiega Silvia Conte – ma il commissario ha rinviato la questione a settembre dicendo che quasi tutti i Comuni sono d’accordo. Noi chiediamo un dialogo trasparente sul progetto e su eventuali alternative. Se questo non avviene, il Comune darà parere negativo».         A indurre il sindaco ad accelerare è ora la preoccupazione che, nel frattempo, prosegua l’iter del piano “A”, quello che prevede il tracciato litoraneo dell’Alta velocità, attualmente all’esame del ministero dell’Ambiente. «La questione ci preoccupa – ammette la prima cittadina di Quarto – tutti i sindaci, compresa la Regione, hanno bocciato quel tracciato, ora qualcuno sia assuma la responsabilità di dire che quel progetto non si farà. Fra l’altro la Regione, in materia di trasporto pubblico locale, è inadempiente: alla stazione di Quarto non c’è neppure una pensilina per i pendolari. Sarebbe meglio pensare di utilizzare al meglio la rete esistente, anche per le merci, magari utilizzando la Treviso-Portogruaro».         Da Roma, intanto il commissario Mainardi fa sapere che la relazione sul piano “B” non è ancora pronta: se ne parlerà a settembre, dopo un ulteriore giro di incontri con i sindaci che non si sono espressi. «Fino a quando non sarà formalizzato il tracciato alternativo – conferma Mainardi – procede l’iter del primo progetto. Ma il tempo c’è», garantisce il commissario. Anche perché per l’Alta velocità a Nordest i soldi non ci sono, come ha confermato pochi giorni fa il ministro Passera. E la stessa Francia ora si pone qualche dubbio sulla Torino-Lione.

 

INCONTRO COL COMITATO

Il commissario ai cittadini «Riapertura dei Bivi inevitabile»

I cittadini che abitano nella zona del Terraglio devono togliersi dalla testa anche la speranza che i treni, un giorno o l’altro, non tornino a passare davanti alle loro abitazioni e, in molti casi, a 20 centimetri delle loro porte d’ingresso. Alcuni giorni fa Bortolo Mainardi, il commissario straordinario all’Alta velocità Venezia-Trieste, lo ha detto ai rappresentanti del Cobiter, il Comitato Bivi Terraglio. «Il ripristino della circolazione dei treni merci lungo la Linea dei Bivi è una scelta strategica ritenuta ormai inderogabile, ci ha detto il commissario, anche se ha aggiunto che ad oggi non sono ancora in una fase progettuale ma solamente nell’ambito di uno Studio di fattibilità dell’opera». È il racconto del Cobiter, e a questo punto i cittadini si trovano a dover fare una scelta difficile: «Opporsi all’opera rischiando la riattivazione tout court della Linea dei Bivi, oppure condividere e sviluppare insieme agli Enti preposti le scelte progettuali, inserendo la riattivazione della Linea dei Bivi nel contesto dell’opera di quadruplicamento della linea storica Venezia-Trieste e puntando ad una riqualificazione del territorio interessato dalla sua riattivazione».       Pare che alla fine la scelta sarà per la seconda opzione, sperando in tal modo di riuscire a ridurre l’impatto della riapertura dei Bivi sul territorio e le abitazioni. I membri del Cobiter hanno infatti ribadito la «necessità che la qualità della vita dei cittadini che vivono nelle dirette vicinanze dell’infrastruttura ferroviaria resti ai livelli attuali sotto tutti i punti di vista: rumorosità, impatto ambientale, logistica».        Una volta, però, che torneranno a passare i treni (e non sarà più come vent’anni fa, un convoglio ogni tanto, ma un passaggio di parecchi treni ogni giorno), la tranquillità sarà una delle prime caratteristiche della zona a sparire. (e.t.)

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Nuova Venezia – 18 Luglio 2012

Allarme discariche. Dalle “terre rosse” ceneri nei canali.

Mira. L’area di Dogaletto non è mai stata bonificata Metalli pesanti in via Fornace, fusti tossici a Borbiago

MIRA. È allarme discariche a Mira. Quella delle “terre rosse “ o ceneri di pirite a Dogaletto è tracimata con gli ultimi nubifragi. Il materiale inquinante è finito nei campi, e ora le forze politiche e i cittadini chiedono al sindaco Alvise Maniero di fare qualcosa per evitare che si consumi un vero e proprio disastro. Ma le discariche pericolose sul territorio comunale sono 11 e per risolvere la situazione è necessario trovare accordi con gli enti sovracomunali.         Ceneri di pirite. «Nei giorni scorsi a causa dei forti nubifragi», spiega il consigliere di opposizione Mattia Donadel, «dai depositi di cenere di pirite di Dogaletto moltissimo materiale inquinante è tracimato nei campi superando le vasche di contenimento. La gente chiede che sia realizzato il promesso diaframma, una barriera in grado di evitare ulteriori sversamenti nell’area lagunare, e nella campagna circostante di via Bastie e via Bastiette, dove si trovano i cumuli lasciati negli anni dalla Veneta Mineraria». Da decenni il deposito delle “terre rosse” rappresenta un problema ambientale. Nel corso degli anni sono stati molti i procedimenti intentati nei confronti della proprietà che non ha avviato la bonifica del sito. Un accordo dello scorso anno definiva competenze e tempi per la messa in sicurezza, la successiva bonifica e l’asporto del materiale (700 mila metri cubi) che, dopo un trattamento, potrà anche essere riutilizzato nell’industria. Nulla però è stato fatto.          Area via Fornace. Se la questione delle «Terre Rosse» è la più urgente dal punto di vista dei pericoli ambientali, resta un mistero su come si vorrà procedere in via S. Antonio e via della Fornace a Mira Buse dove in un’area a ridosso dell’ex Mira Lanza è stata individuata una falda acquifera inquinatissima con concentrazione di metalli pesanti da incubo.          Altre discariche. Irrisolte poi le questioni delle discariche di via Teramo a Borbiago dove negli anni ’70 vennero sepolti in modo abusivo 7000 fusti tossico nocivi. È stata messa in sicurezza solo parzialmente l’area inquinata della C&C a Malcontenta in via Foscara,azienda posta sotto sequestro nel 2005 con l’arresto del proprietario che utilizzava materiali alla diossina le massicciate dell’alta velocità.               Alessandro Abbadir

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Nuova Venezia – 17 Luglio 2012

Grandine e vento. Presentato un conto di 300 mila euro.

Forti danni all’agricoltura nel Miranese e in Riviera La Coldiretti: «Per alcune aziende è stato il colpo del ko»

MIRANO. Viti ma anche colture di mais e ortaggi. Il maltempo ha fatto davvero danni importanti in Riviera del Brenta e nel Miranese. Una prima stima parla di 300 mila euro nei 17 comuni. L’area più colpita è stata quella del Miranese e in particolar modo la zona di Scorzè, Martellago, Salzano e Noale. «Ci sono stati danni alle colture in un almeno cinquanta aziende della zona», dice Fabio Livieri, responsabile della Coldiretti del Miranese, «per questo motivo abbiamo provveduto con i nostri tecnici a verificare i danni provocati dalla grandine e dal vento. Abbiamo constatato che è stato soprattutto il mas, le viti e vitigni ad aver sofferto di più. Sono caduti infatti chicchi di grandine grossi anche tre centimetri di diametro nell’area di Mirano, Salzano e Santa Maria di Sala. Sono stati fatti dei conteggi e solo nel Miranese si stima che i danni abbiano superato i 200 mila euro. Per le colture dell’area di Salzano e Martellago già investite dal maltempo del 22 giugno è stato il colpo del ko».        La stazione Meteosantangelo, a Sant’Angelo di Sala, i cui dati e previsioni si stanno rivelando più precisi di quelli dell’Arpav, ha rilevato domenica scorsa un’intensità di precipitazioni pari a 343 millimetri di pioggia in un’ora. Anche in Riviera le cose non sono andate bene anche se i danni sono stati inferiori.        «In Riviera del Brenta», spiega il responsabile di Coldiretti, Paolo Capuzzo, «il maltempo ha colpito i comuni di Mira, Pianiga, Dolo e Fiesso. In particolare le colture di mais e i vigneti nella zona di Dolo e Camponogara. Altre colture Giare di Mira e Campagna Lupia. Sono stati stimati danni per circa 100 mila euro. Si pensa comunque che per fare una stima completa e minuziosa delle conseguenze di questo maltempo bisognerà aspettare almeno una settimana». Una cosa però è chiara: questi danni non saranno rimborsati e non si potrà chiedere la proclamazione dello stato di calamità naturale. «Per poter fare questa richiesta», conclude Livieri, «è necessario che siano stati fatti danni alle strutture delle aziende agricole, che non ci sono stati. Si spera solo che chi ha perso il raccolto fosse assicurato».    Alessandro Abbadir

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Nuova Venezia – 19 Luglio 2012

MARTELLAGO

Polemiche sul casello di Cappella

Chisso replica a Pettenò (Fed.sin.): «Cambiare costerebbe troppo»

MARTELLAGO – Tutti gli enti della conferenza hanno dato parere favorevole il casello di Cappella-Martellago, il progetto sarà integrato dalla viabilità complementare, ci saranno interventi per mettere in sicurezza il fiume Dese e saranno garantite le opere di mitigazione. Questo, in sintesi, il concetto espresso dall’assessore veneto alla Mobilità Renato Chisso nella risposta scritta al consigliere regionale della Federazione della Sinistra Pietrangelo Pettenò sul cantiere, che dovrebbe partire entro la fine dell’anno. Pettenò aveva chiesto se ci fossero altre alternative al progetto «devastante per il territorio» e proponeva di ascoltare le esigenze dei cittadini rivedendo il casello, che prevede due piazzali per servire altrettanti direzioni, collegati con un viadotto lungo 575 metri e alto 14. Invece Pettenò appoggiava l’ipotesi di ridurre l’estensione dell’opera, magari con un solo svincolo. «L’idea del sottopasso del Passante, replica l’assessore regionale alla Mobilità al consigliere regionale della Federazione della Sinistra, «comporterebbe tratti in trincea e problemi al cantiere. Per fare un unico piazzale per il pagamento, si dovrebbe costruire un manufatto, solo per la viabilità ordinaria, per attraversare il Passante: questo significherebbe una spesa maggiore». Una risposta che sembra non bastare al consigliere regionale che preannuncia nuove iniziative contro il progetto.(a.rag.)

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Nuova Venezia – 19 Luglio 2012

SANITA’

«L’ospedale di Dolo deve restare»

Il sindaco Gottardo con la Pavanello sulla difesa delle due strutture

DOLO «Dico si all’ospedale di Dolo quale struttura di rete per acuti. Perché i comuni della Riviera non possono rinunciare al loro polo clinico di riferimento». A sostenerlo è Maddalena Gottardo, sindaco di Dolo, che accoglie l’invito del sindaco di Mirano, Maria Rosa Pavanello, che aveva sollecitato gli enti interessati a unirsi per tutelare l’Asl 13 nella sua interezza. «Ho incontrato l’altro giorno i portavoce del comitato “Bruno Marcato”», spiega Maddalena Gottardo, «che sono ritornati sul tema del potenziamento dell’ospedale di Dolo in vista dell’approvazione delle schede ospedaliere nel Piano Socio Sanitario». Si torna quindi a parlare di Dolo come polo per “acuti”. «Il comitato ha espresso la forte volontà, che appoggio in pieno, di opporsi a ogni scelta che porti a declassare l’ospedale di Dolo a nosocomio non per acuti», specifica il sindaco di Dolo, «così come appoggio e condivido le parole con le quali Maria Rosa Pavanello ha definito le strutture di Dolo e Mirano: due architravi irrinunciabili che integrano un’offerta sanitaria doverosa per un bacino di popolazione ampio e popolato». Infine una posizione contraria a qualsiasi ridimensionamento di Dolo e dell’Asl 13. «Sono contraria a tagli, accorpamenti o sottomissioni all’ospedale di Mestre. Come amministrazione comunale siamo pronti ad impegnarsi fino in fondo per difendere il nostro servizio sanitario». Giacomo Piran

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Nuova Venezia – 19 Luglio 2012

ASSE FERROVIARIO VENEZIA-TRIESTE

Mainardi: «La linea dei Bivi sarà ripristinata»

Il comitato Cobiter incontra il commissario: «O ci opponiamo all’opera o scendiamo a patti»

«L’obiettivo primario per i cittadini è che sia mantenuto il livello di qualità della vita di cui godono ora in termini di rumorosità, impatto ambientale e logistica». Gli esponenti del comitato Bivi Terraglio l’hanno ribadito al commissario straordinario per l’asse ferroviario Venezia-Trieste, Bortolo Mainardi. Nei giorni scorsi, infatti, il cosiddetto “Cobiter”, che da quando è stato presentato il nuovo progetto dell’Alta velocità-Alta Capacità ha dato l’allarme, dal momento che il ripristino dell’esercizio ferroviario della linea dei Bivi lungo il tratto Marocco-Carpenedo significherebbe un danno per tutti quegli abitanti che risiedono nei paraggi, si è confrontato con Mainardi e il suo staff. Nella prima parte dell’incontro sono stati illustrati gli scenari futuri sull’evoluzione del traffico merci in Europa e in Italia nei prossimi vent’anni e l’impatto sul trasporto ferroviario delle merci. «Ottica nella quale», spiegano al comitato, «si colloca la necessità, entro un orizzonte temporale breve, di sciogliere nell’area del Nordest i nodi ferroviari esistenti al fine di riorganizzare e ottimizzare i flussi di traffico. Tra questi nodi quello a più elevata criticità è rappresentato proprio dal nodo di Mestre, da qui la valutazione del ripristino della circolazione dei treni merci lungo la linea dei Bivi nel tratto di interesse per l’area del Terraglio». «È stato anche chiarito che l’ipotesi del cosiddetto tunnel in gronda lagunare», spiegano ancora al Cobiter, «al di là della sua possibile concreta realizzazione o meno, non ovvierebbe al ripristino della circolazione dei treni merci lungo la linea dei Bivi essendo stato il tracciato in gronda lagunare, esclusivamente pensato per il solo traffico passeggeri». Insomma volenti o nolenti, la tratta sarà riattivata perché non più procrastinabile. «Ci è stato detto con chiarezza», precisa in una nota il comitato, «che il ripristino della circolazione dei treni merci lungo la linea dei Bivi è una scelta strategica ritenuta ormai inderogabile. Possiamo opporci all’opera rischiando concretamente la semplice riattivazione tout court oppure sviluppare insieme agli enti preposti le scelte progettuali inserendo la riattivazione della linea dei Bivi nel contesto dell’opera di quadruplicamento della linea storica Venezia-Trieste e puntando ad una riqualificazione del territorio interessato dalla sua riattivazione». I membri del comitato, durante l’incontro, hanno ribadito con fermezza la necessità che la qualità della vita dei cittadini che vivono nelle dirette vicinanze dell’infrastruttura ferroviaria resti ai livelli attuali sotto tutti i punti di vista: rumorosità, impatto ambientale, logistica. È stata infine rimarcata l’alta densità abitativa e residenziale dell’area in cui passa la linea e l’ulteriore frattura che si verrebbe a creare se l’opera non fosse pensata nel modo migliore, in un territorio già più volte colpito da infrastrutture che lo dividono creando notevoli problemi di vivibilità. Basti pensare alla tangenziale, al Terraglio, all’Sfmr. Marta Artico

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Nuova Venezia – 19 Luglio 2012

Palomar, otto fatture nel mirino

Baita: «Sono tranquillo, le verifiche fiscali sono normali». I rapporti con la società di San Marino.

VENEZIA «Sono tranquillo. Le verifiche fiscali fanno parte della vita di una società. Può anche darsi che abbiamo sbagliato, ma stiamo parlando di otto operazioni su milioni di scritture contabili. Hanno il diritto di verificare, noi aspettiamo fiduciosi». Non perde il tradizionale buon umore Piergiorgio Baita, presidente della Mantovani, tra i più importanti imprenditori del Nord Est. Ieri il giudice del Riesame Lucia Bartolini ha deciso di respingere il suo ricorso presentato per riavere la documentazione sequestrata dalla Finanza, nell’ambito di verifiche fiscali nel periodo che va dal 2005 al 2010. La società Palomar del gruppo Mantovani, con sede in viale Ancona a Mestre, è quella che ha ottenuto in affidamento l’Arsenale dallo Stato. La Finanza sta passando al setaccio alcune fatture sospettando l’evasione fiscale. Alcune di queste riguardano la società Bmc Broker (Business Merchant consulting) con sede a San Marino. Società presieduta da William Colombelli, dove lavorano l’ex segretaria personale di Giancarlo Galan Claudia Minutillo e il suo ex addetto stampa Gianluca La Torre. Balzata agli onori della cronaca per aver organizzato manifestazioni della Regione di Galan e del Porto, come l’inaugurazione dello scavo dei canali e i lavori a Fusina. Lavori effettuati da Mantovani, come del resto la gran parte dei lavori su strade, bonifiche e infrastrutture del Veneto. «Siamo una grande impresa, e dunque lavoriamo», dice Baita, «non vedo cosa ci sia di male. Le verifiche sono un atto dovuto. Il giudice entra in campo perché stiamo parlando di cifre elevate. Nei cinque anni in questione, dal 2005 al 2010, abbiamo avuto tre miliardi di euro di fatturato, versato allo Stato centinaia di milioni di imposte dirette». La Finanza è al lavoro adesso per verificare la corrispondenza di quelle fatture con le prestazioni eseguite. Il pm Stefano Ancilotto potrà trattenere la documentazione sequestrata, visto che il giudice ha rigettato il ricorso presentato da Baita attraverso l’avvocato di Pietro Longo, uno dei più importanti penalisti italiani difensore anche di Berlusconi. Intanto l’attività della Mantovani, impresa del Mose ma anche del tram, delle bonifiche, del Passante e dell’operazione Lido va avanti. L’altro giorno l’azienda si è aggiudicata anche la gara per l’Expo di Milano. Ancora ossigeno alla macchina esigente di un’impresa che per ora non conosce la crisi. E il rinvio a metà settembre della decisione sulla cauzione per l’ex Ospedale al Mare ha riaperto anche la trattativa su quel fronte. Mantovani, insieme a Condotte ed Est Capital, minacciava di ritirarsi dall’operazione Lido. Il giudice però ha bloccato in banca la cauzione di 31 milioni su richiesta del Comune. «Noi vogliamo restare, il mercato oggi va male, ma il mattone tornerà bene sicuro in tempi di recessione», dice Baita, «ma ognuno deve fare la sua parte. Siamo fiduciosi che il Comune mantenga i suoi impegni. Adesso il tempo per trovare un accordo c’è. Il Comune ha il vincolo del Patto si stabilità, noi non possiamo perdere i soldi delle banche. Vediamo».    Alberto Vitucci

 

L’impresa: Mose, tram, ospedali e strade

Indagine fiscale sulle fatture emesse da Palomar e Mantovani nei cinque anni che vanno dal 2005 al 2010. Una rete di attività con migliaia di dipendenti e miliardi di fatturato, quella delle società del gruppo Mantovani. Società padovana della famiglia Chiarotto presieduta da Piergiorgio Baita, manager della prima Republica diventato oggi uno dei più importanti imprenditori del settore edilizia. Mantovani è la prima azionista del Consorzio Venezia Nuova che sta costruendo il Mose. Ma anche l’impresa che ha realizzato il Passante di Mestre, il tram, le bonifiche di Marghera, lo scavo dei canali, l’Ospedale all’Angelo con la società Veneta Sanitaria, lavori al Porto, strade e autostrade. E la proposta di realizzare la sublagunare, il progetto della trasformazione dell’ex Ospedale al Mare in centro turistico privato. E infine ha vinto la gara per l’Expo di Milano del 2015, piazzandosi davanti a imprese del calibro di Astaldi e Impregilo.(a.v.)

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Tribuna di Treviso – 19 Luglio 2012

Operazione Barcon l’assessore Franco escluso dal summit

Verifica di maggioranza ma il segretario della Lega non c’è. Ieri sera nuova riunione di giunta convocata da Quaggiotto.

VEDELAGO – Renzo Franco escluso dal summit di maggioranza. Spaccatura sempre più profonda nella giunta guidata dal sindaco Paolo Quaggiotto. Martedì sera nel vertice della maggioranza di centrodestra (un preconsiglio) l’assessore alla sicurezza nonchè segretario locale del Carroccio non è stato convocato. Si parlava di Barcon. Bocche cucite da parte dei partecipanti, ma indiscrezioni vogliono che qualcuno dei presenti abbia tirato fuori dal cilindro una soluzione salva-Quaggiotto. Ovvero una variazione al progetto da presentare in Regione su cui si cerca di far convergere i dissidenti: oltre a Franco gli assessori Marco Perin e Cristina Andretta. Il sindaco Quaggiotto resta pronto a ritirare le deleghe al segretario della Lega locale, ma poi vuole il conseso unanime della giunta sull’accordo per il polo agroindustriale di Barcon. Franco ha chiesto pubblicamente una consultazione referendaria sull’operazione firmata Colomberotto e Rotocart. Una consultazione democratica chiesta da più parti, ma che il primo cittadino non vuole. Franco aveva chiesto di fare la consultazione anche in sede di giunta qualche giorno fa. Il sindaco gli ha risposto domandando al segretario comunale Paolo Spadetto di preparare il provvedimento per il ritiro delle deleghe. Martedì sera Franco è stato escluso dal vertice di maggioranza convocato proprio sul tema Barcon. Quaggiotto vuole andare avanti a ogni costo. La Regione Veneto qualche giorno fa con lettera del dirigente Vincenzo Fabris ha chiesto al Comune le carte del nuovo progetto Barcon. Progetto revisionato nel quale viene ridotta la superficie edificabile da 700 mila mq a 550 mila mq. Altro taglio riguarda la perequazione prevista inizialmente in 19 milioni di opere pubbliche offerte dai privati e ridotta a 14 milioni. Il progetto è stato presentato in giunta da Quaggiotto la scorsa settimana. Nella seduta nella quale Franco ha chiesto il referendum e in cui il sindaco ha invece invitato il segretario comunale a preparare il decreto di ritiro delle deleghe allo stesso Franco. Ieri sera altra seduta di giunta convocata alle 18.30, dove però il progetto Barcon non compariva all’ordine del giorno. Franco è stato convocato, ma non ha voluto presentarsi. Insomma la giunta traballa e la crisi è sempre più profonda. Vacillano le posizioni dei due componenti ex Pdl Marco Perin e Cristina Andretta, che su Barcon avevano già espresso grossi dubbi. La partita decisiva si gioca in queste ore. Sul versante degli oppositori al progetto invece prosegue la battaglia contro il maxi polo industriale. Nei giorni scorsi Primavera Civica e il Comitato Barcon Viva denunciavano la rimozione forzata dei manifesti anti Barcon avvenuta a opera della polizia locale su mandato del sindaco Quaggiotto.   Daniele Quarello

 

Seimila firme contro cartiera e macello

la mobilitazione

Un maxi macello e una cartiera nelle campagne a nord di via Terza Armata. Il no al progetto di Barcon presentato da Colomberotto e Rotocart è arrivato non solo da 6 mila cittadini che hanno firmato la petizione contro, ma anche da tantissime associazioni di categoria. Il Comitato spontaneo Barcon Viva, Primavera Civica e la Fondazione Villa Emo da mesi ormai si sono attivate per bloccare il progetto. (d.q.)

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Gazzettino – 18 Luglio 2012

MIRANO – Pavanello: la proporzione tra posti letto e abitanti è già sottostimata

Ospedale, la sindaca stoppa gli accorpamenti

Tagli ai servizi forniti dagli ospedali di Dolo e Mirano: la questione fa ancora discutere. Ieri la sindaca di Mirano Maria Rosa Pavanello ha diffuso una nota in cui si oppone perentoriamente a questa eventualità. «Le strutture di Dolo e Mirano sono entrambe indispensabili perché servono un territorio ampio e molto popolato. Sono due architravi irrinunciabili, non ci sono ragioni valide che supportino la chiusura di alcuni reparti», ha spiegato. La posizione dell’amministrazione comunale miranese, dunque, è chiara: nessun taglio, nessun accorpamento tra i reparti di Dolo e Mirano, nessuna sottomissione all’ospedale di Mestre. Il tema era stato sollevata dieci giorni fa dalla Cgil, che propose di unificare i reparti «doppioni» e valorizzare le rispettive eccellenze.        Ma la Pavanello la vede diversamente: «Nella nostra Asl la proporzione tra posti letto e numero di abitanti è già nettamente inferiore a quella indicata dal Governo Monti e siamo già all’ultimo posto della classifica regionale sui finanziamenti, il servizio non va penalizzato ulteriormente». Che fare, dunque? «Abbiamo comunque raggiunto un buon livello di efficienza, ora bisogna solo pensare a portare certe eccellenze come cardiochirurgia ad operare in sinergia con Mestre. Tutti gli enti interessati devono unirsi per tutelare il nostro servizio sanitario».

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Gazzettino – 18 Luglio 2012

MIRANO

Ex discarica, parola ai cittadini

Entro il 30 settembre i cittadini potranno presentare osservazioni e contributi al progetto di compensazione ambientale dell’ex discarica di Ca’ Perale, che ha definitivamente chiuso ogni attività. La documentazione può essere consegnata tramite mail a info@veneziaambiente.it e protocollo.comune.mirano.ve@pecveneto.it, tramite fax e al Multi Sportello del Comune. (G.Pip)

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Gazzettino – 18 Luglio 2012

RIVIERA Il concorso indetto da Legambiente rileva una doppia personalità dei Comuni nella differenziata

Rifiuti, Dolo e Mira non sono “virtuosi”

AL LIMITE – Camponogara fuori per poco

RICICLONI – Pianiga e Fossò guidano la lista

VIDEOSORVEGLIANZA – Telecamere per evitare l’abbandono selvaggio

Una Riviera del Brenta che sul fronte rifiuti mostra una doppia personalità. È questo quanto emerge dai dati sulla raccolta differenziata forniti da Legambiente in occasione della diciannovesima edizione di «Comuni Ricicloni». Se da un lato ci sono tantissimi comuni virtuosi, dall’altro preoccupa che nella classifica finale per quanto concerne il territorio rivierasco manchino all’appello comuni del calibro di Mira e Dolo. Le due realtà più popolose e con numeri di differenziazione importanti negli anni Novanta. Segno che qualcosa deve ancora cambiare. Il «concorso» indetto da Legambiente, premia i comuni che hanno raggiunto, già nel 2011, la quota di almeno il 65 per cento di raccolta differenziata, richiesta per legge solo dal 2012 (era del 60 per cento lo scorso anno). Il risultato, secondo l’associazione ambientalista, è positivo. Della nostra zona, la Riviera del Brenta, sono presenti nel lungo elenco di comuni virtuosi con più di 10.000 abitanti. A Pianiga è andato il podio con il 74,7 per cento di differenziata; seguita da Campolongo Maggiore (66,2 per cento). Tra i comuni con meno di 10.000 abitanti, invece, il più bravo è stato Fossò con il 71 per cento; seguito da Stra (69,4 per cento), Campagna Lupia (68,1 per cento) e Fiesso d’Artico (65,7 per cento). Camponogara è stato sulla soglia del riconoscimento, in quanto ha superato il limite fissato per legge del 60 per cento, pur non raggiungendo il 65 per cento necessario per essere considerato «Comune Riciclone» di Legambiente. All’appello mancano però i due comuni più popolosi ed importanti: Mira e Dolo. Un dato preoccupante, specie se considerato che quest’ultimo negli anni Novanta aveva ricevuto diversi riconoscimenti proprio per la sua gestione dei rifiuti. Sempre Dolo ha infatti installato un sistema di videosorveglianza, che coinvolge anche Fiesso, teso a contrastare il fenomeno dell’abbandono selvaggio dei rifiuti lungo le strade. Una piaga, comunque, ancora piuttosto sentita e che con i nuovi regolamenti adottati dai vari comuni della Riviera si sta cercando di contrastare. Specie a Mira, dove sono state diverse le discariche abusive di eternit scoperte da polizia locale e Rangers.         Gianluigi Dal Corso

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Gazzettino – 18 Luglio 2012

Siccità, agricoltori in ginocchio

ALLARME – A rischio circa 27mila ettari di colture estensive

I DANNI – Stimata una perdita fino al 60% dei raccolti

IRRIGAZIONI CONTINGENTATE – Salmonella individuata in alcuni canali. Non bastano i danni della siccità. A Mira come a Santa Maria di Sala i Comuni hanno emesso ordinanze contro l’uso dell’acqua di alcuni corsi.

È grave la situazione delle aziende agricole del veneziano. Il grido d’allarme della Coldiretti nasce dalla mancanza di piogge durante l’inverno e la siccità dell’ultimo mese che stanno mettendo in ginocchio molte coltivazioni. Il problema riguarda in particolare gli agricoltori che coltivano seminativo: mais, barbabietola da zucchero, soia.         Il presidente Jacopo Giraldo osserva: «La Coldiretti di Venezia, con le amministrazioni locali, si sta già attivando per aiutare i coltivatori disagiati richiedendo lo stato di calamità naturale per poi accedere al fondo di solidarietà nazionale. Prima di allora bisognerebbe che la Regione attualizzasse le tabelle delle produzioni ovvero i valori medi per singola coltura. Tabelle che vengono prese a riferimento per le varie stime in caso di calamità naturali; tali valori però si rifanno agli anni ’70 quando il rendimento delle produzioni per ettaro erano sicuramente più basse rispetto ad oggi quando tecniche agronomiche e la tecnologia consentono per fortuna, risultati migliori».         La situazione è grave. «Le piante sono in sofferenza idrica: anche se non si secca, la crescita è lentissima o quasi nulla – osserva il presidente della Cia Paolo Quaggio -. L’area colpita è molto vasta ed è il mais la coltura maggiormente in sofferenza». A lungo andare potrebbero risentirne anche le altre produzioni, quella della frutticoltura e quella viticoltura con evidenti ripercussioni anche sulla qualità, sulla quantità e di conseguenza sui prezzi».        Le aziende interessate sono soprattutto quelle che non hanno la possibilità di irrigare perché lontano da canali e scoli d’acqua. «In un momento di crisi generale questo evento naturale – prosegue Mario Quaresimin, direttore Cia Venezia – non fa che acquire problematiche molto serie per tutto il settore». Ci sono comunque anche notizie buone. Le aziende che possono attuare l’irrigazione di soccorso, ovviamente con notevoli costi dovuti agli impianti irrigui e al prezzo del gasolio agricolo, riescono a conservare una produzione soddisfacente. «Ma non sempre è possibile attuare tale irrigazione – osserva Quaggio -. Bisogna fare i conti anche con il problema del cuneo salino, in particolare nella zona del cavarzerano e nella zona del Tagliamento». A questi problemi se ne aggiungono altri perché i comuni di Mira e Santa Maria di Sala hanno emesso ordinanze con divieto di utilizzo dell’acqua in alcuni canali per la presenza di salmonella.

 

SITUAZIONE DRAMMATICA

Compromessi i raccolti di mais, soia e barbabietole

MESTRE – Circa 5700 aziende agricole per un totale di 27mila ettari coltivati a seminativo nella provincia. I territori maggiormente in difficoltà sono soprattutto localizzati nel cavarzerano, nella Riviera del Brenta , nel miranese, nel sandonatese e nel portogruarese. Aziende che stanno vedendo sfumare il raccolto di un anno di lavoro, con una perdita del 60% della produzione. È soprattutto il mais a subire il maggior disagio anche perché si tratta della coltura con la maggiore produzione. Problemi anche per barbabietola da zucchero e soia. (l.per)

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Gazzettino – 18 Luglio 2012

GRANDI NAVI

«No ad accordi con le compagnie. Non fanno l’interesse della città»

Non hanno gradito i termini del dialogo che il sindaco sta portando avanti con le compagnie crocieristiche e quindi gli attivisti del Comitato No grandi navi tornano all’attacco.               «Nel silenzio come al suo solito – accusano – senza alcun confronto con la città, contro le linee del Pat (Piano di assetto del territorio) che la sua stessa Amministrazione ha votato, il sindaco sta delineando una soluzione ai rischi connessi col crocierismo che prevede nella peggiore delle ipotesi lo scavo del Canale Contorta Sant’Angelo, nella migliore l’attracco delle grandi navi a Porto Marghera».            Nessuna delle soluzioni è gradita o auspicabile per il Comitato.              «Anzi, entrambe sono proprio da scartare. Si tranquillizzino – si legge in una nota del Comitato – i lavoratori portuali che in questi giorni hanno manifestato per il crocierismo e pensino piuttosto che anche loro, come Paolo Costa e Sandro Trevisanato, respirano la stessa aria appestata dai fumaioli delle navi. Il Comitato No Grandi Navi non è contro le crociere ma contro la corsa al gigantismo che risponde solo agli interessi delle grandi compagnie».             La richiesta è sempre la stessa: autorizzare al passaggio quelle navi che “studi autorevoli e indipendenti giudicheranno compatibili col benessere della città” e col mantenimento della laguna per stazze, dislocamento, pescaggio, emissioni. «Le altre – conclude – se ne staranno fuori dalle bocche di porto, sempre che la città le voglia, e i nuovi servizi che richiederanno daranno certo più occasioni di lavoro che non oggi».

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Tribuna di Treviso – 18 Luglio 2012

Barcon, via i cartelli del No «Distraggono chi guida»

VEDELAGO Il sindaco fa rimuovere i manifesti del «No al progetto Barcon», scoppia la polemica. Il fatto accade proprio nei giorni in cui la giunta è stata chiamata dalla Regione Veneto a pronunciarsi ufficialmente sul progetto. Qualche giorno fa gli agenti della polizia locale di Vedelago hanno ricevuto l’ordine di staccare tutti i manifesti affissi a Vedelago e in tutte le sei frazioni del Comune. Sono in tutto 42 i manifesti staccati. «NO macello! Cartiera! Cava! a Barcon. Il futuro ha bisogno di terra da coltivare….. non di cemento». Questa la scritta riportata sulle locandine assieme ai nomi di tutti coloro che sono contrari a quell’insediamento industriale. Le associazioni di agricoltori, artigiani, commercianti, sindacati oltre a 6000 cittadini che hanno firmato le cartoline del «No a Barcon» consegnate al sindaco di Vedelago Paolo Quaggiotto e al presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro. Ma su questo episodio divampa la polemica. Primavera Civica, gruppo di opposizione alla maggioranza che fin dall’inizio si è battuto contro il progetto Barcon, attacca. «Questa azione ci ha lasciati stupefatti e indignati», spiega il capogruppo Fiorenza Morao, «fino a prova contraria in Italia viviamo ancora in un paese democratico dove la libertà di opinione è sancita dalla Costituzione. Il sindaco Quaggiotto non può dare l’ordine di cancellare tutto quello che gli dà fastidio invocando un supposto “disagio o distrazione agli utenti della strada” appellandosi ad una interpretazione soggettiva di un regolamento comunale sulla pubblicità, peraltro lacunoso. Faccio notare che la polizia locale ha tolto i manifesti con il «no» al polo industriale di Barcon, lasciando appesi i manifesti di altre iniziative affissi a fianco. Sono stati tolti i manifesti appesi in luoghi privati, forniti di permesso e di timbro della società di affissione, ma non sono stati tolti i manifesti con il «SI a Barcon» che fanno ancora bella mostra di sé in molti sottopassi e pensiline. Faccio notare che l’affissione di manifesti e locandine è sempre avvenuto negli spazi “abituali”da quando esiste questo tipo di pubblicità, cioè almeno da 25 anni e forse più. Se questo tipo di affissione porta “distrazione” per gli automobilisti, allora io chiedo che ci sia una regola uguale per tutti, senza discriminare nessuno». Critico anche il Comitato spontaneo «Barcon Viva». «Una scelta singolare quella del sindaco», dice il portavoce Ermes Dondoni, «sono stati tolti solo i manifesti del No, affissi regolarmente. Salvi quelli del sì. Il sindaco vuole mettere a tacere chi la pensa diversamente da lui».   Daniele Quarello

Oggi l’incontro decisivo della giunta

Si incontreranno oggi i componenti della giunta per decidere sulla questione Barcon. La Regione ha chiesto alla giunta un pronunciamento ufficiale. E su questo tema si rischia la crisi. Il sindaco Paolo Quaggiotto, principale sostenitore politico del progetto, potrebbe trovarsi in minoranza. L’assessore Renzo Franco, in quota Lega Nord come Quaggiotto, ha chiesto il referendum popolare: e rischia il ritiro delle deleghe. Il vice sindaco Marco Perin e l’assessore all’urbanistica Cristina Andretta (ex Pdl, ora indipendenti) sono pronti a dare battaglia. (d.q.)

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Nuova Venezia – 17 Luglio 2012

«Subito l’accordo sugli ospedali»

Il Comitato “Marcato” chiede all’Asl di presentare in fretta un piano

DOLO. «Invece di sforzarsi per garantire e mantenere i servizi ospedalieri ai 270 mila abitanti dell’Asl 13 si preferisce lasciare spazio alle polemiche. Noi non siamo campanilisti perché siamo convinti che salvando l’ospedale di Dolo salviamo anche tutta l’Asl 13 e quindi anche Mirano. La salute è un bene primario e irrinunciabile, e deve essere frutto di progettualità chiare e compartecipate». A sostenerlo sono Antonino Carbone, Francesco Sacco, Giovanni Urso, Gino Bedin e Valter Mescalchin del direttivo del comitato “Bruno Marcato” che ritornano sulla necessità di fare “quadrato” per salvaguardare le strutture dell’Asl 13.    «Solo attraverso un confronto serio», spiegano, «si possono trovare soluzioni che garantiscano servizi essenziali alla popolazione. Crediamo sia possibile mantenere sia l’ospedale di Dolo che quello di Mirano “per acuti” evidenziando e valorizzando le eccellenze di questi». Viene poi presentata la proposta di suddivisione dei servizi. «Visto che Mirano rappresenta una realtà indiscutibile nella Cardiologia potrebbe per questo diventare “Ospedale nodo di rete”, come previsto dal nuovo Piano Socio Sanitario, mentre Dolo potrebbe mantenere le caratteristiche di “ospedale di rete”». Il comitato appoggia la proposta di riassetto dell’Asl 13 proposta dalla Cgil. «Concordiamo con le proposte di riassetto presentate dalla Cgil nel convegno di Villa Errera e con quanto affermato dal direttore generale Arturo Orsini. Questo però non deve annullare il progetto di organizzazione degli ospedali firmati anni fa da sindacati e Conferenza dei sindaci per il quale si sta lavorando dal 2008. Bisogna poi che la Regione aumenti la quota di trasferimento procapite che vede l’Asl 13 ultima nel Veneto».      Giacomo Piran

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Nuova Venezia – 18 Luglio 2012

«Tagli all’ospedale? Abbiamo già dato»

MIRANO Comune contro Cgil sulla proposta di riorganizzazione degli ospedali dell’Asl 13. Il sindaco Maria Rosa Pavanello (Pd) rispedisce al mittente la ricetta del sindacato: «La nostra Asl dispone di 2,9 posti letto per ogni mille abitanti, ben al di sotto della soglia del 3,7 per mille indicato come obiettivo nazionale dal governo Monti ed è all’ultimo posto per finanziamenti con una quota inferiore del 12,5% sulla media regionale: 1.418 euro contro i 1.600 di media», rileva Pavanello, «economicità ed efficienza sono state già raggiunte e non ci sono ragioni valide per chiudere reparti e servizi. Al limite serve un’ulteriore razionalizzazione, che porti eccellenze come Cardiochirurgia a operare in sinergia con Mestre». Comune contrario dunque ad ulteriori tagli e nuova bordata nei confronti della Cgil che aveva avanzato le proposte di eliminazione dei doppioni. «Dobbiamo essere uniti nel tutelare un servizio sanitario che già risponde a criteri accettabili di qualità del servizio e contenimento dei costi», continua Pavanello, «mi permetto anche di far notare alla Regione che questa Asl non ha ancora ricevuto i fondi, e sono ben 20 milioni di euro, di cui 10 destinati a Mirano, stanziati fin dal bilancio del 2010 e che servono per il completamento del terzo monoblocco del nostro ospedale». La Cgil però non molla, nonostante il coro di critiche alle sue proposte non si fermi: «Siamo schierati per salvaguardare una sanità pubblica che garantisca i livelli essenziali di assistenza eliminando sprechi, inefficienze ed illegalità», puntualizzano Marco Busato e Sergio Chiloiro, Fp-Cgil, «in Veneto siamo di fronte a una nuova programmazione regionale che dovrà essere attuata per le singole Asl entro 90 giorni dall’approvazione. Riteniamo importante partecipare adesso, facendo sì che le scelte non siano limitate al Consiglio regionale ma coinvolgano lavoratori, professionisti, comunità locali e forze sociali. Come Cgil abbiamo messo a disposizione delle analisi sulle criticità dell’Asl 13 a partire dalle condizioni dei lavoratori e dei servizi erogati ai cittadini, abbiamo presentato proposte che puntano a confermare l’integrità territoriale dell’Asl 13, il ruolo delle diverse sedi ospedaliere e ad investire sulla prevenzione, su distretti strutturati e sull’integrazione socio-sanitaria: siamo disponibili al confronto, l’importante è partecipare, non subire le scelte». Filippo De Gaspari

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Nuova Venezia – 18 Luglio 2012

Comitati diffidenti sull’accordo con il sindaco

Il Comitato No Grandi Navi guarda con perplessità e con toni negativi alla possibile intesa che il sindaco Giorgio Orsoni avrebbe delineato con Msc e Costa Crociere perché le navi da crociera non passino più in futuro dal Bacino di San Marco. «Nel silenzio come al suo solito, senza alcun confronto con la città, contro le linee del Pat (Piano di assetto del territorio) che la sua stessa Amministrazione ha votato – scrive il Comitato in un comunicato – il sindaco, Giorgio Orsoni, sta delineando una soluzione ai rischi connessi col crocierismo che prevede nella peggiore delle ipotesi lo scavo del Canale Contorta Sant’Angelo, nella migliore l’attracco delle grandi navi a Porto Marghera. In entrambi i casi, si risolve il problema del passaggio dei condomini del mare in Bacino San Marco al prezzo del definitivo dissesto della laguna e del mantenimento di tutte le criticità al suo interno. In primis, erosione dei fondali e gravissimo inquinamento. L’ipotesi di una Marittima 2 a Dogaletto di Mira per le navi da 350 e più metri, così cara alla Venezia Terminal Passeggeri, neppure la commentiamo, anche se ci piacerebbe sentire cosa ne pensa il sindaco». Una risposta anche al ComitatoCruiseVenice, a favore del passaggio delle grandi navi in Bacino. «Si tranquillizzino i lavoratori portuali che in questi giorni hanno manifestato per il crocerismo – risponde il Comitato No Grandi Navi – e pensino piuttosto che anche loro, come Paolo Costa e Sandro Trevisanato, respirano la stessa aria appestata dai fumaioli delle navi: il Comitato No Grandi Navi non è contro le crociere ma contro la corsa al gigantismo che risponde solo agli interessi delle grandi compagnie. Le navi che studi autorevoli e indipendenti giudicheranno compatibili col benessere della città e col mantenimento della laguna per stazze, dislocamento, pescaggio, emissioni, potranno tranquillamente continuare a attraccare in Marittima».

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Nuova Venezia – 15 Luglio 2012

Grandi navi, un nuovo canale che sconvolgerà la laguna

L’ultimo numero della lussuosa newsletter del Porto di Venezia (consultabile sul web) contiene alle pagine 3, 4 e 5 un dettagliato articolo dell’ingegner Giampietro Meyerle del Magistrato alle Acque di Venezia, l’autorità alla quale i ministri Passera e Clini hanno chiesto di studiare la fattibilità di un nuovo canale di passaggio per le grandi navi dirette verso la Marittima. Lo studio non è ancora terminato, come si deduce dai capoversi finali dell’articolo (che parla di «prime verifiche effettuate» e di «aspetti che verranno ulteriormente approfonditi»), ma viene presentato dalla rivista come praticamente e positivamente concluso: «In meno di due mesi dalla richiesta», si legge nella presentazione, «il Magistrato alle Acque ha proposto un elaborato che dimostra la fattibilità di un accesso agli accosti che protegga maggiormente San Marco». Questo “accesso agli accosti” è il delicato, tranquillo e ancora poetico canale Sant’Angelo Contorta, oggetto di tante veleggiate dei veneziani in cerca di pace e silenzio. Una volta vi si è svolta anche una regata delle vele al terzo, con l’isola di San Giorgio in Alga che fungeva da boa. Era una giornata estiva ma di maltempo, con una forte bora che aveva cominciato a soffiare. Nella “strambata” per girare attorno all’isola una delle barche più grosse, un “topo” ben noto tra i regatanti e che ancora gareggia con ottimi risultati, sbagliò la manovra e si capovolse… Il canale, lungo  (come spiega l’ingegner Mayerle) 4.800 metri, è oggi profondo tra due metri e mezzo e cinque metri e largo circa venticinque, segnato da una fila di bricole che ne accompagnano l’andamento (per ora) sinuoso. L’articolo dell’ingegnere spiega come sarà trasformato: avrà una profondità di dieci metri e una larghezza… di 80 metri! Le sinuosità dovranno essere attenuate, «per mantenere un raggio di curvatura superiore a 2,5 km in modo da garantire adeguata manovrabilità in navigazione». Lo scavo produrrà quattro milioni di metri cubi di “fanghi” da piazzare in qualche posto, magari per costruire delle rive robuste (l’articolo le chiama velme) per «proteggere i bassi fondali a lato del canale» dalle onde create dalle navi… Qualche tempo fa il consigliere comunale Renzo Scarpa, assieme al collega Nicola Funari (anch’egli forse non casualmente del gruppo consiliare misto) fece preparare e presentò a un pubblico purtroppo non così numeroso come l’occasione avrebbe meritato, un’anticipazione di quelli che potranno essere gli scavi e di quale canale ne risulterà.   A suo avviso (come a quello del professore d’idrodinamica D’Alpaos dell’Università di Padova) la laguna non potrà non esserne sconvolta nella sua struttura. Scarpa aveva fatto preparare e presentò le immagini che dipingevano la geografia locale come potrebbe essere dopo la creazione del canale. C’erano delle fotografie del canale com’è ora, con la sua struggente bellezza, dopo le quali si vide una larga, quasi rettilinea striscia gialla che congiungeva il canale dei Petroli con il retro della Giudecca. Eravamo nella bella e appena rinnovata Serra dei Giardini, e alla vista dell’immagine si sentì quasi un grido d’orrore levarsi dal pubblico. Era stata una visione da incubo, che si può trovare ancora sul sito web del consigliere Scarpa (http://www.renzoscarpa.it/documenti/grandi-navi.pdf). Ah, anche lui possedeva una barca con la vela al terzo. Si chiamava “Verena” ed era una bella, antica topetta, «che ha l’opera viva di una sanpierota e le linee superiori adattate alla pesca a togna», come ha scritto recentemente con parole in cui risuona una forse involontaria malinconia. * Vicepresidente Italia Nostra sezione di Venezia

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Nuova Venezia – 17 Luglio 2012

Grandi navi pronte a lasciare il Bacino

Msc e Costa Crociere annunciano la disponibilità a cercare alternative: «Il passaggio davanti a San Marco non è essenziale»

Passare davanti a San Marco non è un elemento essenziale per il mantenimento dell’attività croceristica a Venezia. Non lo dicono più soltanto i comitati, ma adesso anche gli amministratoti delegati delle due maggiori compagnie da crociera, Costa e Msc. Che hanno annunciato ieri al sindaco Giorgio Orsoni la disponibilità a valutare soluzioni alternative al transito delle grandi navi. Una svolta clamorosa, anche se ancora non operativa, per il problema delle navi in laguna. Che potrebbe dare una forte accelerazione alla realizzazione di progetti alternativi per allontanare le navi da San Marco. Il sindaco Giorgio Orsoni ha convocato ieri a Ca’ Farsetti l’amministratore delegato di Msc Pierfrancesco Vago e di Costa crociere Michael Tamm. I due manager, accompagnati dal presidente di Venice Terminal passeggeri – la società che gestisce il porto crociere – Sandro Trevisanato e dall’amministratore delegato Roberto Perocchio. Il sindaco ha espresso la «grande preoccupazione» per l’impatto che il traffico delle grandi navi ha sulla città e sulla laguna. Preoccupazione, ha detto Orsoni, condivisa dall’opinione pubblica. Alla fine è arrivata la dichiarazione. secondo Costa e Msc «Passare davanti al palazzo Ducale e nel canale della Giudecca non è un elemento essenziale per mantenere l’attività croceristica a Venezia», diventata ormai il terzo home port del Mediterraneo. Dunque, si possono valutare altre soluzioni. Grande la soddisfazione del sindaco, che aveva fatto del limite alle grandi navi uno dei punti della sua campagna elettorale. Dibattito poi arenatosi, rilanciato dopo l’incidente alla Costa Concordia e al naufragio del Giglio. Il decreto emesso dal governo per allontare le navi dalle aree sensibili non ha trovato applicazione in laguna. Le navi sopra le 40 mila tonnellate se ne dovrebbero andare, ma prima si aspettano le alternative. Secondo il sindaco una nuova stazione Marittima a Marghera, secondo il Porto lo scavo del nuovo canale Contorta-Sant’Angelo e l’ingresso in Marittima da Malamocco. Per Vtp invece il problema non si pone, anzi il porto potrebbe raddoppiare presto con una nuova Marittima ai Moranzani. «Scelta assurda», secondo i comitati. L’altro giorno intanto anche un comitato a favore delle crociere in laguna, in buona parte lavoratori del porto, ha manifestato in Marittima con un flash mob. Costa e Msc hanno infine annunciato l’intenzione di introdurre l’uso di carburanti «puliti» al loro ingresso in porto.

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Gazzettino – 18 Luglio 2012

Interrogazione sulla Mestrinaro

ZERO BRANCO – (N.D.) «Non si possono autorizzare impianti di trattamento per rifiuti speciali a pochi metri da dove abitano centinaia di persone». Lo dicono i consiglieri regionali di Verso Nord (Diego Bottacin e Andrea Causin) che sulla spinosa questione della ditta Mestrinaro di Zero Branco hanno deciso di presentare un’interrogazione ad hoc al presidente della Regione Luca Zaia. A far discutere è sempre la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato la delibera della Giunta regionale di autorizzazione all’impianto di trattamento di rifiuti speciali della Mestrinaro. «E’ tanto chiedere al presidente Zaia una risposta definitiva?», chiedono Bottacin e Causin.

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Il Manifesto – 17 Luglio 2012

Cemento, asfalto e sporchi schei

La manifattura non «tira» più: oggi i miracoli a Nord-est si fanno con la rendita e le grandi opere. Tra speculazioni, distruzione del territorio, corruzione politica e la Camorra che si fa impresa.

Nemmeno sant’Antonio fa più miracoli e non salva dalla crisi la sua «industria», una delle principali di Padova: pellegrini in calo e turismo religioso in difficoltà, con un meno 3% tra 2010 e 2011. I frati osservano preoccupati una curva negativa e indifferente persino all’ultima ostensione del santo corpo. Le autorità locali sono corse ai ripari affidandosi a un mago delle promozioni, Josep Ejarque, che intende «rompere la dipendenza da pellegrinaggi, ostensioni e riti di passaggio», per «rigenerare i prodotti turistici padovani, puntando sui flussi europei e usando molto internet». Ejarque ha alle spalle i successi dei giochi olimpici di Barcellona ’92, ma quelli erano anni di vacche grasse. Poi con le olimpiadi invernali di Torino 2006 le cose sono andate diversamente, considerato il poco che è rimasto alla città – debiti a parte – una volta spenti i costosi «botti» a cinque cerchi.
Di fronte a una crisi che come una pestilenza colpisce un po’ tutti, è difficile dire se l’ispirazione salvifica possa essere la mistica antoniana o la managerialità virtuale. Di certo è che, nel cuore del Nord-est – tra Padova, Mestre e Treviso – la «strada degli schei» da tempo ha cambiato punti di riferimento e consistenza. Nell’ultimo decennio s’è fatta sempre più astratta, meno visibile quanto reale. Spostandosi dal manifatturiero ai servizi, alle concessioni, alla rendita. Un caso evidente è il gruppo Benetton, che continua a produrre e vendere maglioncini e magliette, ma i soldi li fa con autostrade e aeroporti. Basta leggere l’ultimo bilancio di «Edizione srl», lo scrigno di famiglia. Fatturato 12.253 milioni di euro, utile netto 300 milioni – per metà da attività svolte all’estero -, così ripartiti: 52,4% da Autogrill, autostrade e aeroporti, 30,7% da infrastrutture e servizi per la mobilità, 16,6% da tessile e abbigliamento (con quest’ultimo a segnare un -2% sull’anno precedente). Benetton vent’anni fa marchiava di sé il trevigiano (squadre di basket e volley esibite come gioielli di famiglia), oggi pensa globale e sposta i suoi investimenti dal tessile alle concessioni che assicurano rendita: prossimo investimento, 12 miliardi per gli aeroporti, con relativa guerra delle tariffe. Una precisa concezione dello «sviluppo».
Di Benetton, naturalmente ce ne è uno, ma il caso è sintomatico e l’illustre esempio fa scuola. Grandi e piccoli ne traggono ispirazione, aggiornando le vecchie abitudini di chi ha i piedi ben piantati sulla terra e la considera un suo bene. Da sfruttare il più possibile e «in proprio». Così si è passati dal dilagare di capannoni industriali a quello delle speculazioni più fantasiose, protagonisti gli stessi che trent’anni fa hanno cementificato mezzo Veneto e oggi continuano a farlo, dirottando sulla rendita tutto ciò che hanno ricavato dal manifatturiero. Perché se c’è un’ispirazione che è stata abbandonata è quella industriale – per molti ormai troppo faticosa e poco remunerativa. Perché gli «schei» (veri o virtuali) si possono fare più comodamente da novelli rentiers e senza il rischio d’impresa. Costruendo una nuova rete: non più un distretto industriale ma un intreccio di relazioni – palesi e occulte – tra economia, politica e malaffare.

Tra Veneto City e Nuova Romea
La furia costruttrice, che da queste parti non tramonta mai, ruota sull’asse Padova-Mestre. Veneto City e Nuova Romea sono le due mega-opere attorno cui e da cui partono una serie di altri progetti, per un giro d’affari superiore ai 20 miliardi di euro. Veneto City è un faraonico progetto da due milioni di metri cubi su un’area di 750.000 metri quadri, divisi tra i comuni di Dolo e Pianiga, a ridosso di quello di Mira: la logica è quella delle newtown che hanno fatto la fortuna di Berlusconi (e costruito, mattone su mattone, il berlusconismo) declinata tutta in chiave commerciale. Cosa ci sarà dentro, di preciso, ancora non si sa (il progetto ha maglie molto larghe: outlet e botteghe, spazi fieristici e aree museali, alberghi e università, persino ospedali) e nemmeno importa molto. Quel che conta è l’occupazione di una rilevante porzione di campagna con l’equivalente di un capannone largo 12 metri, alto 7 e lungo quanto il tratto dell’autostrada A4 che separa Padova Est da Villanova: 23 chilometri. E’ un progetto che vale 2 miliardi di euro, sponsorizzato prima dal centrosinistra e poi dal centrodestra, nato nel 1998 da una società promossa da un selezionato gruppo di imprenditori padovani e trevigiani: Luigi Endrizzi (costruttore), Giuseppe Stefanel (industriale tessile), Fabio Biasuzzi (calcestruzzi e presidente di Nordest Ippodromi), Olindo Andrighetti (import di legname) e l’unico non veneto del gruppo, Giancarlo Selci (pesarese, industriale meccanico e cavaliere del lavoro). Nel corso degli anni la società Veneto City ha acquistato terreni ed è diventata oggetto d’investimenti, aumentando progressivamente il proprio capitale oltre i 9 milioni di euro. Ma è rimasta una società in mano al costruttore Endrizzi, che grazie a due piccole srl di 10.000 euro ciascuna, detiene il 26% del totale azionario (un valore di quasi 2 milioni e mezzo). Chiavi di volta della valorizzazione di questo progetto – che porta con sé strade, svincoli, caselli autostradali, aree verdi, allargando a oltre un milione di metri quadri l’area interessata – sono il passaggio dei terreni da uso agricolo a commerciale-industriale, una serie di varianti approvate dai comuni interessati (affascinati dai «contributi di costruzione» e dalle previsioni sulla futura Ici-Imu) e soprattutto il via libera al progetto da parte della giunta regionale guidata dal leghista Zaia, che dichiarandone la «pubblica utilità» ha cancellato tutti i pareri contrari e tutte le obiezioni istituzionali. Un’approvazione arrivata di gran corsa il 31 dicembre del 2011, facendo lievitare il valore dei terreni, giusto in tempo per porre a bilancio cifre consistenti, far crescere patrimoni, per la salvezza delle società di alcuni proprietari dei lotti e la tranquillità delle banche finanziatrici: sul modello dei derivati si creano soldi finti. Pazienza se poi, in questo modo, si gonfiano bolle immobiliari e finanziarie. Del resto quella dei terreni comprati per poi cambiarne la destinazione d’uso, facendo del valore maggiorato una garanzia bancaria, è una pratica ricorrente (c’è persino chi costruisce ancora capannoni per lasciarli vuoti e farne solo una voce patrimoniale). I lavori di Veneto City dovrebbero iniziare entro la fine del 2012, anche se il Cat (Comitato ambiente e territorio), che fin dall’inizio denuncia questa follia, spera ancora di bloccarli. Se pure inizieranno, non è detto che la crisi economica ne permetta il completamento e non riduca Veneto City a un’enorme speculazione finanziaria, lasciando sul terreno solo qualche edificio e un scheletrico reticolo di strade.
E proprio una strada (anzi, un’autostrada) è l’altra grande opera. Viene da sud, è la «Nuova Romea», sarebbe l’ultima propaggine di un delirio chiamato Civitavecchia-Marghera, dal Tirreno all’Adriatico, tagliando gli Appennini. Detta così sembra un doppione dell’Autostrada del sole. E, infatti, lo è. Nel concreto sarebbe la trasformazione in autostrada dell’attuale Orte-Cesena, che proseguendo a nord attraverso Ravenna (tratto già esistente) confluisce nella «vecchia» Romea. Statale pericolosissima (ad alta frequenza d’incidenti) che arriva fino a Marghera (per unirsi al passante di Mestre): da anni si parla di un suo raddoppio, uno schieramento trasversale – che unisce i ravennati delle cooperative vicine al Pd (segretario nazionale in testa) ai berlusconiani di Vito Bonsignore – ha pensato di proporne la trasformazione in autostrada (a pagamento). L’ipotesi è al vaglio del Cipe che se riconoscerà la legittimità delle varianti di programma, decretandone la «priorità», farà partire i lavori per una spesa inizialmente prevista di quasi 10 miliardi. Non proprio bruscolini, in epoca di crisi. Agli oppositori – che pure hanno pesato sulle ultime elezioni amministrative, con l’elezione del grillino Maniero a Mira e gli oltre mille voti di una lista appoggiata dai Comitati ambiente e territorio – non resterà che l’ultima carta del ricorso al Tar. «Perché l’ideologia dello spreco che ha sorretto il berlusconismo – sintetizza Antonio Draghi, architetto, uno dei promotori dei Cat e candidato sindaco del centro sinistra a Vigonovo, sconfitto dalla Lega per un pugno di voti – si sfalderà quando dimostreremo che si può creare lavoro e benessere curando l’esistente e il territorio. Quando passeremo dal consumo alla manutenzione». Un modello di sviluppo che ricorda un po’ la «Fabbrica di san Pietro», un cantiere sempre aperto, che dà lavoro per valorizzare l’esistente, piuttosto che per sostituirlo o aggiungere. Che punta sul riuso e sul riadattamento alle nuove esigenze di ciò che è stato abbandonato, come potrebbe accadere per tante aree ex-industriali del Nord-est. Idea affascinante, ma che si scontra con interessi forti e – anche – con una cultura popolare ben radicata da queste parti. A partire dalla tradizione contadina che fa coincidere l’uscita dalla famiglia originaria del primogenito maschio con la costruzione (in dote) di una nuova casa; comunque, a prescindere dagli edifici vuoti che possono esserci attorno. Aspettando che i poteri (e i costumi) cambino e compatibilmente con i tagli alla spesa, si comincerà a scavare, spianare, costruire. Non solo per Veneto City e Nuova Romea, ma per la Pedemontana (da Vicenza a Treviso a nord della A4), l’ipotizzata camionabile Marghera-Padova, la città della moda di Fiesso d’Artico (200.000 metri cubi), Motor City (il «parco dei motori» vicino a Verona) e una serie quasi infinita di strade, raccordi, bretelle, caselli. Senza dimenticare il polo logistico di Dogaletto, che si affaccia sulla laguna veneziana e dovrebbe essere collegato alla zona industriale di Padova da una nuova camionabile a pedaggio: i terreni dell’area per lo stoccaggio dei containers sono già stati acquistati da Alba srl e con il solo cambio di destinazione d’uso – da agricolo a industriale – la società dell’imprenditore romagnolo Franco Gandolfi guadagnerebbe circa 165 milioni di euro senza muovere un dito.

Chisso, l’assessore d’asfalto
Spending review permettendo, un po’ qua e un po’ là, qualcosa resterà, perché il Veneto «che conta» si farà sentire anche a Roma, pensando di andare avanti così, nonostante tutto, fingendo di essere sani: dall’azienda a rete sul territorio alla rete della rendita del territorio. Sotto il controllo e le spinte del deus ex machina che trasforma la terra in soldi (veri o virtuali, poco importa), il santo del cemento e dell’asfalto, Renato Chisso, già socialista, dal 1995 consigliere regionale del centrodestra (prima Forza Italia, poi Pdl), attuale assessore alla mobilità della giunta Zaia. Chisso rappresenta, insieme a Silvano Vernizzi (amministratore delegato di Veneto strade), la vera continuità del potere che dalla giunta Galan è transitata a quella Zaia, basata sulla gestione di opere pubbliche e appalti. Dirige il traffico della vera fabbrica di soldi del Nord-est odierno, il delicato intreccio tra economia e politica che frutta ricchezze, potere e un certo brivido del proibito che anche da queste parti conosce le sue «vittime». Come Lino Brentan, amministratore delegato dell’autostrada (a partecipazione pubblica) Venezia-Padova. Brentan, area Pd, lunga militanza nel Pci e nella Cgil, da febbraio è agli arresti domiciliari, accusato di corruzione e «atti contro i doveri d’ufficio». Avrebbe distribuito appalti – frazionandoli in tanti lotti per evitare di metterli a gara – in cambio di mazzette; secondo Brentan servivano a «finanziare il partito». Un Lusi in formato minore (le tangenti sarebbero attorno ai 100.000 euro), che negli interrogatori si sarebbe difeso parlando di «feste e iniziative elettorali». Molto amico dell’assessore Chisso – nonostante le diverse provenienze politiche – Brentan potrebbe essere solo la punta di un iceberg: secondo il pm veneziano Carlo Mastelloni «siamo arrivati di fronte al potere, a una cassaforte che ora si spera di aprire». Dentro ci potrebbero trovare di tutto. Come è accaduto, in un’altra inchiesta, alla Guardia di finanza che indagando su alcuni fallimenti sospetti di aziende in crisi è arrivata alla criminalità organizzata, quella più «pesante»: bancarotta, evasione fiscale, truffa, sono le accuse che hanno portato in carcere Giuseppe Capatano, titolare dell’omonima holding e presidente dell’Associazione «Osservatorio parlamentare europeo» (politicamente inesistente, eppur indiziato di un breve amoreggiamento con Scilipoti). Gli inquirenti sono convinti che Capatano e il suo gruppo siano legati al clan camorristico della famiglia Gionta di Torre Annunziata, che – anzi – ne siano la longa manus per controllare aziende venete in crisi, in particolare del settore costruzioni. Promettendo di sanare i passivi attraverso la costituzione di società all’estero (domiciliate presso un box office in Gran Bretagna) cui intestare i beni delle imprese in difficoltà prima di farle «sparire». In cambio chiedeva e otteneva un pagamento in contanti pari al 15% del totale dei debiti. Un giro d’affari stimato attorno ai 50 milioni di euro e un’evasione fiscale di 5,5 milioni nel solo padovano.
Quella sul gruppo Catapano è una delle tante inchieste in corso nel Veneto (Alessandro Naccarato, deputato del Pd, ne ha censito una quarantina in tre anni) che indicano come stia crescendo il ruolo delle mafie nell’economia del Nord-est, anche attraverso lo strozzinaggio nei confronti di centinaia di imprese che, messe alle strette dalla crisi economica, trovano chiusi gli sportelli delle banche e aperti quelli della malavita che «investe» e mette le mani sulle aziende, acquisendole direttamente o indirizzandone l’attività. Come sempre molto avviene nei servizi e nelle opere pubbliche. Dallo smaltimento dei rifiuti – in particolare quelli tossici che per anni il Nord-est ha «affidato» alla malavita campana e scaricato nel Mezzogiorno – all’edilizia e al movimento terra, settore in cui si sono specializzati i Casalesi. I clan sono molto interessati alle grandi opere, le sole (a parte le nicchie dell’alta qualità manifatturiera, più difficili da infiltrare) che fanno ancora girare gli schei del Nord-est. Insieme al traffico illegale vero e proprio di merci (armi, droga) e persone (immigrazione e prostituzione) che dalla Trieste-Padova riforniscono tutta la penisola.
«La corsa della locomotiva veneta – dice Massimo Carlotto, scrittore che per storia e mestiere conosce bene il ventre della «bassa» padovana – si è alimentata per anni anche di evasione fiscale e lavoro nero, creando così un habitat perfetto per la criminalità e il riciclaggio dei soldi sporchi. Qui c’è gente che gira con le valigette piene di contante che presta a strozzo o investe negli appalti, prendendosi le aziende e taglieggiandole». Ecco come e dove girano i soldi «veri» nel Nordest di oggi. Un nuovo «miracolo» che sant’Antonio non avrebbe proprio saputo fare.   Inchiesta di Gabriele Polo. Con la collaborazione di Sebastiano Canetta ed Ernesto Milane

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Tribuna di Treviso – 17 Luglio 2012

CRISI DI GIUNTA

Barcon, il sindaco convoca la maggioranza

VEDELAGO – Stasera una riunione della maggioranza, domani il summit con la giunta ed entro metà agosto la convocazione del consiglio comunale. Il sindaco Paolo Quaggiotto prova a serrare le file dopo l’infuocato incontro con gli assessori di giovedì scorso in cui ha minacciato il licenziamento di Renzo Franco, contrario all’operazione Barcon. «Nuovo accordo su macello e cartiera? Non ne abbiamo parlato», nega l’evidenza, «Del resto sull’operazione la giunta si è già espressa con due distinti provvedimenti». E la lettera del dirigente regionale arrivata proprio giovedì in municipio con la richiesta di ulteriore documentazione sul polo agroindustriale previsto nella campagna a nord di via Terza Armata? Il sindaco leghista glissa, preferisce parlare di bilancio consuntivo. «Ci ritroviamo stasera per salutarci prima delle ferie», svicola, «Ora abbiamo altro di cui occuparci». Eppure l’operazione Barcon accende – e non poco – gli animi. In giunta se il sindaco confermerà il ritiro delle deleghe a Franco altri due sono pronti a fare le valigie: il vicesindaco Marco Perin e l’assessore all’urbanistica Cristina Andretta. «La maggioranza» chiude Quaggiotto, «È con me». (a.d.m.)

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Nuova Venezia – 17 Luglio 2012

IL PROCESSO A BRENTAN

«La Provincia chieda i danni»

Documento degli ex An, tanti dubbi nel Pdl e nell’opposizione

La Provincia si divide su Lino Brentan, l’ex amministratore delegato della società autostradale Padova Venezia che giovedì andrà a processo. Brentan deve rispondere di quattro episodi di corruzione, in tutto avrebbe intascato bustarelle per 245 mila euro in cambio di lavori affidati a tre imprenditori e di consulenze ad un ingegnere. Ieri in commissione Affari istituzionali i consiglieri Pdl (fronte ex An), primo firmatario Pietro Bortoluzzi, hanno presentato un documento in cui chiedono alla Provincia «qualora il processo si risolvesse con una condanna», di «intervenire in sede civile contro lo stesso per chiedere i danni d’immagine per la sua quota parte percentuale di partecipazione azionaria», all’epoca dei fatti pari al 7,61%. Un documento che ha acceso il dibattito, con molti se e altrettanti ma, sia tra i consiglieri di maggioranza sia tra quelli dell’opposizione e del Pd, partito del quale Brentan faceva parte. «È stato deciso», spiega Beniamino Boscolo Capon, presidente della Commissione, «di approfondire la questione, sia da un punto di vista tecnico che politico, e di cercare di portare in consiglio provinciale un documento che sia il più possibile condiviso, entro la data del 7 agosto, ultima seduta prevista prima della pausa estiva». «Il nostro è un documento su tre livelli: tecnico, amministrativo e politico, ed è su quello politico che siamo intransigenti. Questo documento è l’opportunità per lanciare un messaggio politico di discontinuità, non capiamo che problemi ci siano a votarlo». «Abbiamo notato un certo timore nei confronti di questo fatto», rincara la dose Gianmarco Corlianò. La replica del Pd, con Elisabetta Populin: «È una fuga in avanti e una strumentalizzazione politica. La giustizia faccia il suo corso, e poi la Provincia potrà decidere come muoversi». Francesco Furlan

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Gazzettino – 17 Luglio 2012

IL CASO Segnali di apertura nella trattativa per regolamentare il traffico dei grattacieli del mare

Grandi navi pronte a lasciare S. Marco

Orsoni ha incontrato le compagnie: «Non essenziale il transito delle crociere in canale della Giudecca»

«Le compagnie di crociera sono disponibili ad allontanarsi da San Marco». Lo ha annunciato il sindaco Giorgio Orsoni e lo ha confermato il presidente della Vtp, Sandro Trevisanato, al termine di un incontro a Ca’ Farsetti con i rappresentanti delle due più importanti realtà che fanno scalo alla Marittima, Msc e Costa Crociere.        L’incontro era stato promosso da tempo dal presidente della Venezia terminal passeggeri, per discutere di vari argomenti legati al settore. Tra questi doveva esserci anche la questione del ticket per Venezia; Vtp, in proposito, pensa ad un’offerta volontaria da parte dei turisti in arrivo al porto, stimolata dalle compagnie con un’azione di sensibilizzazione.        La dichiarazione di disponibilità delle compagnie ad entrare con le navi dalle bocche di porto di Malamocco e non più dal Lido ha, però, posto in secondo piano la questione ticket, anche se un accenno comunque è stato fatto e sia il Comune sia le Compagnie si sono impegnate ad approfondire la questione.        Altra novità importante uscita dall’incontro di ieri è la disponibilità a ridurre ulteriormente le emissioni usando carburanti a basso impatto ambientale sin dall’ingresso delle navi in laguna, e non solo una volta giunte in bacino. Non si tratta ancora di un annuncio ufficiale perché le due compagnie dovranno prima ottenere l’approvazione dall’European Cruise Council, e lo stesso vale anche per l’entrata da Malamocco, ma è il primo e più importante passo perché Msc e Costa (con il gruppo statunitense Carnival che la controlla) sono leader mondiali nel settore crociere. Ieri non a caso all’incontro in Municipio c’erano i due amministratori delegati, Pierfrancesco Vago per Msc e Michael Thamm per Costa Crociere.        Il sindaco aveva aperto la riunione esprimendo le sue preoccupazioni, «condivise dalla cittadinanza e dell’opinione pubblica mondiale, sull’impatto ambientale che i transiti delle grandi navi determinano sulla laguna e su Venezia».         Per rendere operativa la disponibilità annunciata dalle compagnie di crociera servirà il nuovo canale Sant’Angelo-Contorta, che dovrebbe collegare Malamocco alla Marittima. Siamo, quindi, ancora lontani da una soluzione pratica «ma è un gran passo avanti perché prima le compagnie ci dicevano di voler assolutamente passare per San Marco – commenta il presidente di Vtp, Sandro Trevisanato che ha partecipato all’incontro assieme all’amministratore delegato Roberto Perocchio -. Sono soddisfatto perché è uscita un’importante volontà comune, fra compagnie di crociera ed autorità locali di trovare le soluzioni migliori per la sicurezza della navigazione e la salvaguardia della città».         Vtp ora più di prima punta sulla realizzazione della Marittima 2 a Dogaletto (a poche centinaia di metri dal nascente terminal delle autostrade del mare che ospiterà tutti i traghetti che oggi arrivano alla Marittima di Venezia): «La soluzione che da tempo proponiamo per le navi oltre i 330 metri di lunghezza sarà ancora più funzionale nel momento in cui la stragrande maggioranza delle navi da crociera entrerà da Malamocco».

 

CANALE DI FUSINA

Un barcone incrocia la Divina. L’onda lo fa sbattere sulla bricola.

(p.n.d.) Di certo non deve essere stato un piacere. Già. Trovarsi quasi a tu per tu con la “Divina”, la grande nave da crociera da 330 metri, che in passato non solo ha creato più di qualche preoccupazione per il suo passaggio in Canale della Giudecca, ma che è stata anche “obiettivo” del Comitato No Grandi Navi. Così, nel pomeriggio di sabato 14, nell’imminenza del Redentore, un motobattello con a bordo una settantina di persone, noleggiato dall’associazione “Pedaliamo per la vita” di Vigonovo, una volta giunto allo sbocco del canale di Fusina, si è trovato di fronte al transito della “Divina”.        Per fortuna non vi è stata alcuna collisione, ma il motobattello dell’associazione, pur restando a distanza di sicurezza, si è trovato sull’onda della nave crociera tanto che l’imbarcazione è stata sballottata andando ad urtare una bricola lungo l’ultimo tratto del canale. «Sarebbe stato più opportuno – spiega il presidente dell’associazione, Gianluca Maggiori – che vi fosse stata almeno una barca delle forze dell’ordine pronta a segnalare il passaggio della grande nave. Così non è stato. L’unica segnalazione l’abbiamo avuta dai natanti della Guardia Costiera che stavano scortando la grande nave». Maggiori ci tiene a sottolineare che alle persone a bordo non è successo assolutamente nulla. «Qualcuno si è accorto di quello che era successo – spiega – ma solo perché si è ritrovato bagnato dall’«onda anomala» del risucchio che ha coinvolto l’ultimo tratto del canale di Fusina. Niente altro». Dal canto suo la Capitaneria di Porto conferma, al di là del transito della nave, non vi sono state segnalazioni né danni».

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Nuova Venezia – 16 Luglio 2012

OSPEDALE DI DOLO

Esami più veloci e sicuri con la nuova Tac

DOLO. Il reparto di Radiologia diretto dal dottor Alfredo Gongolo, si è dotato di una Tac di ultima generazione da 32 Slides che permette di raddoppiare il numero di esami eseguibili in un giorno arrivando a 42-43 tac giornaliere oltre ad aumentare la qualità d’immagine e una migliore refertazione.      L’acquisto del macchinario, costo 600 mila euro, è stato possibile grazie ad un contributo di 240 mila euro da parte della Cassa di Risparmio di Venezia. La Tac completa l’offerta del reparto dolese che un anno fa si era dotato anche di un mammografo digitale acquistato sempre con il contributo di Carive. «Si tratta di una Tac con tecnologia di prima fascia» spiega il dottor Alfredo Gongolo, «che permette risultati evidenti sia dal punto di vista diagnostico che di velocità diminuendo i tempi di realizzazione dell’esame e di attesa». Con questa Tac si riesce a fare un esame dell’addome in 30 secondi, con un minor utilizzo del liquido di contrasto, oltre a poter eseguire anche la diagnostica vascolare.          All’inaugurazione erano presenti anche il direttore generale dell’Asl 13 Arturo Orsini, che ha ringraziato Carive per il contributo confermando l’importanza del rinnovamento della Tac considerato il “cuore della diagnostica”, e Franco Gallia direttore generale Carive che ha ribadito la volontà di contribuire anche in futuro per l’acquisto di macchinari ospedalieri.

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Nuova Venezia – 15 Luglio 2012

Grandinata in Riviera e Miranese, danni al mais e agli ortaggi

Chicchi grossi come noci hanno colpito le colture orticole Raffiche di vento a 44 chilometri orari. Caduti 343 millimetri di pioggia in un’ora

MIRANO. Ancora grandine su Miranese e Riviera, dove a piegarsi è stata ancora una volta l’agricoltura, già in ginocchio a causa dei fenomeni intensi delle scorse settimane.         Ieri all’ora di pranzo un nuovo violento temporale si è abbattuto nell’entroterra veneziano, poco dopo l’una, interessando le zone già colpite dal fortunale di due settimane fa. Raffiche di vento fino a 44 chilometri orari, poi una vera e propria bomba d’acqua con chicchi di grandine grossi come noci, fino a 3 centimetri di diametro in alcune zone. La stazione Meteosantangelo, a Sant’Angelo di Sala, ha rilevato un’intensità di precipitazioni pari a 343 millimetri di pioggia in un’ora. Gli esperti del centro meteo spiegano il fenomeno come un’improvvisa discesa di aria fredda dalle Alpi, che in pianura si è incuneata sotto a quella più calda presente da giorni. Un contrasto che ha generato nubi imponenti che hanno scaricato la loro potenza soprattutto tra le province di Padova, Venezia e Treviso. Il Miranese si è in pratica trovato al centro del ciclone. Vento, acqua e grandine hanno sferzato soprattutto Mirano, Noale, S. Maria di Sala, Scorzè e Martellago, senza particolari danni ma colpendo ancora una volta le colture già devastate dalla tromba d’aria del 22 giugno, soprattutto quelle orticole. È ancora presto per fare la conta dei danni, l’ennesima in questa stagione, dove a parte i temporali violenti si soffre ancora di problemi di siccità. L’acquazzone di ieri, intenso, ma per fortuna breve, ha anche creato qualche disagio in alcuni quartieri residenziali, con strade, scantinati e sottopassi allagati, ma la situazione è tornata velocemente alla normalità.       In Riviera la forte grandinata ha colpito i comuni di Mira, Pianiga, Dolo e Fiesso. In particolare le colture di mais e i vigneti nella zona di Dolo e Camponogara. «L’area che è stata più colpita» spiega Fabio Livieri di Coldiretti, «è stata quella a cavallo con il Miranese. Stavolta è stato danneggiato il mais in fase di crescita avanzata a causa del gran caldo degli ultimi giorni e le produzioni di ortaggi». Non si sono registrati in Riviera danni ad abitazioni o cose. I pompieri della caserma di Mira non hanno registrato chiamate di soccorso. Il gran vento ha fatto volare qualche grosso ramo d’alberi sulla provinciale 14 tra Dolo e Piove di Sacco. A Pianiga sono volati cartelloni pubblicitari di metallo in mezzo alla strada.     Filippo De Gaspari – Alessando Abbadir

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Nuova Venezia – 15 Luglio 2012

Martellago. I grillini: «La Lega nel Pat vuole altro cemento»

MARTELLAGO. «Abbiamo fatto un’analisi critica sul consumo generale del territorio del nostro Comune. C’è un documento di disapprovazione su www.meetup.com/Grilli-Martellago/files: forse la Lega non se n’è accorta». Risponde così il Movimento 5 Stelle di Martellago alle critiche avanzate nei giorni scorsi dal Carroccio, che aveva accusato i grillini di aver solo protestato senza fare proposte concrete sulla stesura del Piano d’assetto del territorio (Pat). «Se la Lega ha apportato concrete modifiche», si legge in una nota del Movimento 5 Stelle, «allora non si riesce a capire come ci siano ancora ben 68 aree non agricole con alcuni casi clamorosi rimasti anche dopo il primo ricalcolo chiesto dalla Provincia. Senza contare, poi, che è stata ridefinita la superficie territoriale comunale, diminuita per poter mantenere l’indice di trasformabilità più alto e, quindi, con maggior consumo del suolo». Poi nella nota si spiega quali sono le intenzione dei grillini sul Pat di Martellago: «Ridurre in modo drastico la quantità di aree di nuova edificazione, tutelare e valorizzare la biodiversità e i beni culturali delle aree naturalistiche e agrarie».(a.rag.)

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Nuova Venezia – 15 Luglio 2012

TAV: IL DIBATTITO

Tracciato interno, Venezia dice sì

Mainardi lo vuole affiancato all’attuale linea Mestre-Portogruaro

Non sono tutti d’accordo, i sindaci dei 19 comuni coinvolti nel progetto dell’alta Capacità-Alta Velocità con il giudizio del commissario straordinario per l’asse ferroviario Venezia-Trieste, che in una lettera inviata venerdì ai primi cittadini dice sostanzialmente di percepire che la maggior parte propende per il nuovo tracciato. Vale a dire l’ipotesi alternativa delineata dallo studio di fattibilità illustrato in aprile che prevede il futuro corridoio della Tav lungo l’attuale linea ferroviaria nella tratta da Mestre-Carpenedo a Portogruaro.         Non sono tutti d’accordo, dicevamo, ma di sicuro c’è il sostegno di Venezia. Dice l’assessore alla Mobilità Ugo Bergamo: «Abbiamo espresso piena condivisione a questo nuovo tracciato, con i dovuti approfondimenti, che per noi è la pietra tombale sul progetto del passaggio in gronda, meno costoso e meno impattante, per questo siamo soddisfatti che si proceda su questa strada». Più scettici altri comuni. «Abbiamo chiesto un incontro per capirne di più» commenta il sindaco di Marcon, Andrea Follini, «esiste un progetto litoraneo che aveva uno studio e una analisi, ora abbiamo invece una carta, neanche aggiornata, sulla quale sono tracciate delle righe che dovrebbero essere i binari. Punto». E prosegue: «Lo scopo dell’incontro richiesto era quello di capirne le ripercussioni, anche perché, stando alle carte non aggiornate, dovremmo gettare al vento un pezzo di viabilità appena costruita. Non ci siamo espressi, se parliamo di prendere la linea attuale e migliorarla dal punto di vista tecnologico anche domani mattina, ma se dobbiamo modificare la situazione, dateci qualche elemento in più». «Il metodo della Legge Obiettivo ha fallito» commenta da Quarto d’Altino Silvia Conte «come già la Corte dei Conti ha ripetutamente segnalato. La politica ha necessità di metodi decisionali nuovi, come il “Dibattito pubblico” previsto dalla normativa francese e chiesto da 11 sindaci nel veneziano. Nel caso dell’asse Venezia-Trieste tutto ciò non è affatto chiaro. Si continua a “fare fumo”, a ragionare in termini di nuova opera (lungo la gronda lagunare o a fianco della linea esistente) faraonica, inutilmente costosa e impattante, che nessun beneficio porterà al trasporto locale, per il quale al contrario si registra ormai da anni un continuo depotenziamento». «Pur nel rispetto del ruolo del commissario» commenta il sindaco di Meolo, Michele Basso «continuerò a portare avanti le istanze dei cittadini che, non solo a Meolo con duemila firme, ma anche in altri Comuni hanno chiesto che la Tav passasse al di fuori dei centri abitati. Il commissario ha preso definitivamente la folle scelta di far passare il corridoio Av/Ac lungo l’attuale linea ferroviaria, questa scelta non causa un danno non solo locale, ma generale perché si verificherà in tutti i Comuni che sono attraversati dall’attuale ferrovia. Come avevo preannunciato in consiglio, bocciare il percorso litoraneo voleva dire aprire le porte al tracciato lungo la ferrovia. Se poi vediamo che perfino le associazioni ambientaliste avvallano questa soluzione, mi chiedo cosa contano i cittadini».        Marta Artico   -     Giovanni Monforte

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Ricordiamo che Piergiorgio Baita è presente nel consiglio di amministrazione di Veneto City

 

Nuova Venezia – 15 Luglio 2012

Evasione fiscale, la Finanza da Baita

Il presidente della «Mantovani» ha presentato ricorso al Tribunale del riesame per riavere i documenti sequestrati

Piergiorgio Baita, uno dei maggiori imprenditori veneziani e presidente della «Mantovani», rivuole i documenti che i finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria si sono portati via dai suoi uffici. E per riaverli si è scelto lo stesso legale dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, l’avvocato Piero Longo. Martedì, infatti, il Tribunale del riesame di Venezia presieduto dal giudice Lucia Bartolini discuterà del ricorso presentato dall’avvocato padovano dovrà decidere se gli incartamenti resteranno a disposizione del pubblico ministero Stefano Ancillotto o se Baita potrà riaverli subito.   Baita le aule di giustizia, addirittura anche il carcere, li ha già conosciuti. Nei primi anni Novanta, in piena bufera di Mani pulite a Milano e quando a Venezia erano finiti sotto inchiesta i ministri Gianni De Michelis e Carlo Bernini per gli appalti veneti, Baita era stato arrestato, a Santa Maria Maggiore aveva illustrato al pubblico ministero il sistema delle tangenti, poi venne prosciolto. Nel 2003 era finito sotto inchiesta per evasione fiscale, ma se l’era cavata con un patteggiamento, una pena di sei mesi, cancellati grazie al pagamento di poco meno di novemila euro. Quindi, per quasi dieci anni la pace e soprattutto passi da gigante nel mondo degli appalti pubblici e non solo. Un mese fa la visita delle «fiamme gialle».    In verità, quelli delle «fiamme gialle» erano arrivati in viale Ancona a Mestre per una verifica fiscale che riguardava i bilanci dal 2005 al 2010, un’operazione di routine per imprese grandi e piccole, al centro le attività della «Palomar» di via Torino di cui Baita è rappresentante legale e che fa parte del gruppo «Mantovani». Durante quei controlli sarebbero nati i sospetti su numerose fatture provenienti da una ditta con sede nella Repubblica di San Marino, la «B.M.C. Broker srl» . Il sospetto è che si trattasse di fatture in realtà per operazioni commerciali inesistenti. Numerosi i lavori su cui sarebbero scattati i controlli: i lavori del Mose alle bocche di porto del San Nicolò e degli Alberoni, quelli sul prolungamento dell’A 27 per Belluno, gli interventi in via Torino a Mestre, il terminal di Porto Levante a Rovigo, via Moranzani a Marghera.   Gli accertamenti, a quel che si può capire, sono all’inizio anche se la verifica fiscale è partita alcuni mesi fa, ma si tratta di accertamenti diversi e che seguono strade diverse: da una parte quello amministrativo che può concludersi con verbali di contestazione e pagamenti di ammende anche consistenti, dall’altra il penale, che viene avviato se i finanzieri scoprono un’evasione fiscale che supera la soglia prevista dalla legge o se c’è il sospetto di fatture per operazioni inesistenti, indagine di cui si occupa un pubblico ministero. L’ingegner Baita vuole riavere la documentazione, anche perché gli investigatori si sarebbero presi gli originali, mentre solitamente lasciano l’originale in modo che negli uffici possa continuare il lavoro, e si portano via le copie. L’indagine penale è alle prime battute e non ci sono ancora indagati, neppure Baita, pur essendo rappresentante legale di «Palomar» e presidente di «Mantovani spa». Il ricorso al Tribunale del riesame, infatti, l’ha presentato solamente in quanto persona alla quale sono stati sequestrati i documenti. I giudici veneziani discuteranno del ricorso martedì 17 e già nel pomeriggio decideranno se accoglierlo, restituendoli o meno.     Giorgio Cecchetti

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Tribuna di Treviso – 15 Luglio 2012

Barcon, la giunta trema. Quaggiotto caccia Franco.

Riunione di fuoco giovedì sul progetto del contestato maxi macello con cartiera Il sindaco al segretario: via le deleghe all’assessore in disaccordo sull’operazione

VEDELAGO – Mezzogiorno di fuoco giovedì nella sala giunta del municipio. A fine riunione e con un fuori programma rispetto all’ordine del giorno, il sindaco Paolo Quaggiotto ha consegnato ai suoi assessori le carte del nuovo progetto del polo agroindustriale di Barcon. Quelle chieste dal dirigente regionale Vincenzo Fabris con lettera arrivata a Vedelago qualche ora prima dell’incontro di giunta e che dovranno essere inviate a Venezia entro trenta giorni per garantire la continuazione della proceduta per il via libera al maxi macello Colomberotto e alla cartiera Rotocart, a nord di via Terza Armata. Un malloppo con i nuovi numeri dell’operazione. Ridotta la superficie consumata dall’intervento: si passa dagli iniziali 700 mila metri quadri ai 550 mila della nuova proposta. Un taglio netto all’edificabile e soprattutto scure sulla perequazione: dai 19 milioni di euro di opere pubbliche offerte dai privati nella prima ipotesi di accordo ai 14 milioni del progetto rivisto e corretto. Il sindaco ha informato rapidamente i suoi rinviando discussione e approvazione alla prossima giunta convocata per mercoledì prossimo. E qui il colpo di scena. L’assessore alla sicurezza nonché segretario locale del Carroccio, Renzo Franco, ha annunciato: «Su questa operazione ho già espresso tutte le mie perplessità e ho chiesto il ricorso alla consultazione popolare. Non sono incoerente e non torno sui miei passi. Per me non se ne fa nulla senza sentire la gente». La dichiarazione ha mandato su tutte le furie il sindaco Quaggiotto. Non si aspettava una presa di posizione così decisa, «non da chi lavora con me da due anni e ha condiviso il mio programma elettorale». «Prepari il decreto di ritiro delle deleghe all’assessore Renzo», ha ordinato Quaggiotto al segretario generale Paolo Spadetto. Il leghista Franco fuori dalla giunta per il no a Barcon? Ma le sorprese non sono finite. All’annuncio di Quaggiotto sono scattati – e non certo sull’attenti – anche il vicesindaco Marco Perin e l’assessore all’urbanistica Cristina Andretta, un tempo tessera Pdl e ora liberi battitori. Hanno preso le difese del segretario del Carroccio, condividendo il suo dissenso all’operazione Barcon. Per la serie: «Se cacci lui, devi allontanare anche noi. La nuova proposta non accoglie alcuna delle condizioni che avevamo posto per dare il nostro sì». È crisi di giunta. La Lega locale e provinciale con il segretario Giorgio Granello si schiera con l’assessore Franco e annuncia provvedimenti disciplinari contro il sindaco se non farà dietrofront. Giorni di fuoco da qui a mercoledì.    Alessia De Marchi

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Nuova Venezia – 14 Luglio 2012

SANITA’

Scaramuzza: «Questa Asl 13 esempio per tutti»

DOLO. «L’Asl 13 insiste su un bacino di circa 275 mila abitanti, perfettamente dimensionato anche rispetto ai criteri introdotti dal nuovo Piano Socio-Sanitario della Regione Veneto, che ne giustificano ampiamente il suo mantenimento». A sostenerlo è Gabriele Scaramuzza, responsabile Sanità del Pd di Venezia, che ribadisce le posizioni del partito sulla salvaguardia dell’Asl 13 e degli ospedali di Dolo e Mirano. «In tempi di spending review l’Asl 13 può essere presa ad esempio» prosegue Scaramuzza, «ultima per finanziamento della quota pro-capite da parte della Regione, si colloca ai primi posti per adeguatezza e appropriatezza di cure anche nelle alte specialità, come certificato da indagini di livello nazionale. Inoltre rientra già negli obiettivi fissati in termini di dotazioni di posti letto».       Vengono poi lanciate delle proposte e dei suggerimenti alla Regione Veneto. «La vera azione da intraprendere per la Regione è riequilibrare una volta per tutte i livelli dei trasferimenti pro-capite dell’Asl 13, allineandoli alle media regionale, sia per quanto riguarda l’assistenza ospedaliera che la non autosufficienza». Un pensiero va agli ospedali di Dolo e Mirano. «I due poli ospedalieri» conclude Scaramuzza «sono le due leve di un ospedale di rete in grado sia di coordinarsi e integrarsi, sia di assicurare in ciascun presidio le dotazioni e specialità che garantiscono piena funzionalità».   Giacomo Piran

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Nuova Venezia – 14 Luglio 2012

I legali difendono le sedi distaccate

Tribunale, gli avvocati in stato di agitazione. Spaccatura su Portogruaro

VENEZIA. Gli avvocati veneziani tutti d’accordo nel contestare la soppressione delle sedi distaccate del Tribunale, ma divisi sulla soluzione avanzata dalla Camera civile di Portogruaro, quella di accorpare quest’ultima sede a Pordenone e non a Venezia. Nell’incontro di ieri, organizzato dal Consiglio dell’ordine forense lagunare, la discussione, a tratti anche animata, ha coinvolto da una parte il presidente dell’Ordine Daniele Grasso dall’altro il presidente della Camera avvocati di Portogruaro Alvise Cecchinato. Alla fine dell’incontro, comunque, è stata approvata all’unanimità una delibera che, preso atto delle soppressioni delle sedi distaccate, dichiara lo stato di agitazione degli avvocati veneziani, tutti a favore del mantenimento delle sedi distaccate di Portogruaro, San Donà, Dolo e Chioggia.         L’avvocato Grasso ha sostanzialmente ribadito la posizione che aveva reso nota con un comunicato la scorsa settimana, nel breve documento sosteneva che «la scelta di accorpare la sezione di Portogruaro a Pordenone è frutto di un compromesso politico lontano dalla storia, dalla cultura e dalla tradizione veneta, profondamente incoerente con la prospettiva di Venezia città metropolitana ed estraneo a qualsiasi tipo di confronto con le istituzioni di riferimento. Sul punto sarà necessario un serio ripensamento». Parole chiare, una posizione opposta a quella di Cecchinato e, se non di tutti, della maggioranza degli avvocati portogruaresi. Il presidente della Camera civile del Veneto Orientale ha difeso la sua posizione e ha criticato il collega che non ha partecipato a convegno organizzato dagli avvocati, ma era presente anche il sindaco e altri esponenti politici, nell’aula consiliare di Portogruaro.           Dopo il decreto delegato del ministro Paola Severino sulle soppressioni è stata resa nota un’ulteriore decisione del governo, che ha portato acqua a chi contesta l’accorpamento in direzione del Friuli, quella della probabile cancellazione della provincia di Pordenone, che potrebbe avere conseguenze anche nel settore della Giustizia. Tra l’altro, il solo apparato statale che finirà nell’orbita friulana è quello della giustizia, tutto il resto, dal catasto all’Agenzia delle entrate, dalla Prefettura alla Questura, rimarrà collegato alla provincia di Venezia, che dovrebbe diventare città metropolitana. Un ulteriore complicazione non solo per i cittadini ma soprattutto per gli avvocati.(g.c.)

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Nuova Venezia – 14 Luglio 2012

Tav, Mainardi ai sindaci: «Piace il nuovo tracciato»

Il commissario per l’asse ferroviario Venezia-Trieste scrive ai 19 Comuni «Dissenso per quello litoraneo». Non tutti sono d’accordo all’ipotesi alternativa

QUARTO D’ALTINO. Bortolo Mainardi scrive ai sindaci dei 19 Comuni interessati dal tracciato della Tav. La lettera è di ieri, il commissario straordinario per l’asse ferroviario Venezia-Trieste, ha fatto pervenire la missiva a tutti, nessuno escluso. Un modo per fare un po’ il punto della situazione, da quando ad aprile è stata presentata la proposta alternativa al tracciato balneare. «In questa prima fase semestrale di utile confronto», si legge, «ho registrato la conferma quasi unanime del dissenso dei Comuni al tracciato “litoraneo” del progetto preliminare del dicembre 2010». Prosegue il commissario: «Rispetto all’ipotesi alternativa delineata dallo studio di fattibilità illustrato e consegnato in aprile che prevede il futuro corridoio dell’alta velocità-alta capacità lungo l’attuale linea ferroviaria nella tratta da Mestre-Carpenedo a Portogruaro, pur con tutte le vostre comprensibili e legittime richieste di ulteriori chiarimenti e approfondimenti, ho registrato l’essenziale preferenza e condivisione».           Insomma, la maggioranza dei comuni, fa capire il commissario, preferiscono la proposta alternativa. Mainardi fa i dovuti distinguo: «Solo i Comuni di Meolo e Fossalta di Piave», scrive, «hanno ufficializzato la loro contrarietà al corridoio lungo l’attuale linea ferroviaria e la loro prelazione per il tracciato “litoraneo”, scelte comunali che vanno comunque rispettate anche se non le condivido, in quanto sono intuibili motivazioni di tornaconto locale che rimangono solamente nella temporalità della loro convenienza».        San Stino di Livenza invece si pronuncia favorevolmente per la sola modernizzazione dell’attuale tracciato: «Ci sarà tempo e luogo per illustrare maggiormente e meglio agli amministratori di San Stino di cosa ci stiamo occupando, per chi e per quali obbiettivi si sta lavorando, qual è il livello di governabilità e competenza richiesto, qual è lo sforzo richiesto a tutti i Comuni attraversati specie nel saper alzare lo sguardo oltre l’orizzonte dei propri confini comunali».         Mainardi poi, si scusa con i comuni che avrebbe dovuto incontrare a luglio e con quelli (Roncade, Marcon, Quarto d’Altino, San Donà, Annone, Fossalta di Portogruaro, Teglio, San Michele al Tagliamento, Ceggia e Cessalto), che hanno chiesto un incontro. Il commissario propone una data, quella del 10 settembre, mentre auspica di poter dialogare anche con chi non è d’accordo. La partita, insomma, è rinviata a settembre, ma la direzione è già presa.       Molto critica la sindaca altinate, Silvia Conte: «Il commissario attribuisce ai Comuni interessati al progetto del quadruplicamento una generalizzata posizione di “essenziale preferenza e condivisione”. Ritengo doveroso chiarire che il Comune di Quarto non può essere incluso in questo elenco. Non ci siamo mai pronunciati a favore del progetto di pre-fattibilità del Commissario, anche perché non chiarisce il nodo fondamentale: serve una nuova linea?”. E ancora: «Curiosa amnesia di Mainardi, nella lettera si scusa per non riuscire ad incontrare le amministrazioni prima di settembre a causa dei suoi molti impegni, ma dimentica di dire che è stata riaperta la fase di osservazioni alla Valutazione di Impatto Ambientale del progetto Litoraneo, l’unico progetto ufficialmente presentato a quello stesso Ministero, i cui termini scadono intorno a Ferragosto».       Marta Artico

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Gazzettino – 14 Luglio 2012

ALTA VELOCITÀ Il commissario Mainardi dà appuntamento a settembre per le valutazioni finali

“Nuova” Tav, il sì dei Comuni

Meolo e Fossalta di Piave sono le due uniche Amministrazioni a preferire il tracciato litoraneo

Ci si vede a settembre. Il commissario della «Tav/non Tav», Bortolo Mainardi, scrive ai sindaci dei Comuni interessati dall’opera e promette un nuovo incontro per i primi di settembre.              Ma è già tempo di bilanci. A breve infatti il commissario dovrà presentare una relazione al Ministero. Dove probabilmente dirà che, ad oggi, gli unici Comuni ad aver detto di no al tracciato alternativo – quello che si sovrappone all’attuale linea ferroviaria Venezia-Trieste – sono stati Meolo e Fossalta di Piave, che invece preferiscono di gran lunga il progetto ufficiale, quello “litoraneo”. Mezzo sì è invece arrivato dal Comune di San Stino di Livenza, favorevole alla modernizzazione della linea esistente, meno al suo quadruplicamento.             Una posizione, quella di Meolo e Fossalta, per nulla condivisa dalle associazioni ambientaliste e dei coltivatori, che si sono dette invece favorevoli al potenziamento della linea esistente e poi di un suo eventuale quadruplicamento. Fare il “litoraneo” vuol dire costruire una nuova infrastruttura nel bel mezzo della costa veneziana, mentre procedere con il “corridoio alto” significa migliorare quanto è già esistente.          Nella sua lettera ai sindaci, il Commissario Mainardi scrive di rispettare, ma di non condividere, la posizione assunta da Meolo e Fossalta di Piave, adoperando una parafrasi gentile nella descrizione, né più, né meno, dei soliti campanilismi.             «Scelte comunali – scrive Mainardi – che vanno comunque rispettate anche se non le condivido, in quanto sono intuibili le solinghe motivazioni di tornaconto locale che comunque rimangono solamente nella temporalità della loro convenienza».        Il Commissario rinnova poi ai primi cittadini alle prese con la «Tav/non Tav» di pensare con lungimiranza, specie «nel saper alzare lo sguardo oltre l’orizzonte dei propri confini comunali, oltre il tempo d’oggi».           Ma è anche tempo di carezze. In fondo, il Commissario ha già avuto molte aperture sul tracciato alternativo, che pare al momento la soluzione più condivisa e raggiungibile. Tant’è che Mainardi chiude la sua lettera di arrivederci a settembre complimentandosi con tutti i sindaci «per lo spirito civile di autentico civil service che avete ad oggi dimostrato, e per l’autentico quanto proficuo e gradito apporto che avete saputo e voluto riservare ai miei compiti e al mio ruolo».

 

IL SINDACO DI MEOLO ATTACCA

«Scelta folle sul tracciato. A rischio la qualità della vita»

Michele Basso, sindaco di Meolo, non ha digerito la lettera di Mainardi. «Il commissario – dichiara Basso – ha preso definitivamente la folle scelta di far passare il corridoio lungo l’attuale linea ferroviaria, mettendo a repentaglio la qualità della vita di migliaia di cittadini che abitano lungo la linea storica, senza ascoltare le istanze di chi chiedeva un tracciato che evitasse di creare disagi sociali ed economici agli abitanti dei nostri paesi». E continua Basso: «Se poi vediamo che perfino le associazioni ambientaliste appoggiano questa soluzione, mi chiedo cosa contino i cittadini che, non solo a Meolo con la raccolta di duemila firme, ma anche in altri Comuni, hanno chiesto che la Tav passasse fuori dai centri abitati». (m.dor.)

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Gazzettino – 14 Luglio 2012

Coltivatori in ginocchio. Un anno nero per il mais.

Pregiudicato almeno metà del raccolto nel Miranese e in Riviera del Brenta a causa della siccità.

Un anno buttato. Gli agricoltori della Riviera del Brenta e del Miranese possono dire addio al loro guadagno per il 2012. Se tutto sommato la mietitura del grano era andata abbastanza bene, per quanti hanno coltivato mais, soia e barbabietole, la stagione in corso si sta rivelando un vero disastro.               Tutta colpa della siccità. Se qualche tempo fa ad arrecare ingenti danni in gran parte del territorio agricolo veneziano era stata la grandine, il colpo di grazia è arrivato ora dalla persistente penuria di precipitazioni.              Una situazione davvero allarmante che secondo il segretario della Coldiretti di Dolo, Paolo Capuzzo, “ha già portato danni dal 40 al 50 per cento alle coltivazioni di mais e dal 30 al 40 per cento a quelle di barbabietole da zucchero e soia. Danni che a quanto sembra non potranno più essere recuperati neanche in caso di precipitazioni a breve termine. In tal caso solo la soia potrebbe avere qualche possibilità di recupero. La stagione della raccolta della barbabietola è stata anticipata di una quindicina di giorni perché ormai il bulbo non ha più possibilità di crescita.              Si calcola che il danno per ettaro oscilli tra i 1.000 e i 1.500 euro. I conti sono presto fatti, ossia un danno complessivo che varia tra cinque e sette milioni e mezzo di euro.              Meno gravi i danni per quanti hanno potuto innaffiare le loro coltivazioni. Ma anche in questo caso le spese per il gasolio dei mezzi di irrigazione andranno a incidere molto sulle spese.             Col risultato che i prezzi delle granaglie sono improvvisamente saliti alle stelle, con un conseguente pericolo di speculazione. Negli ultimi 15 giorni il mais è schizzato da 18 euro a 24 euro al quintale, il frumento da 20 a 25 euro e la soia da 41 a 51 euro. Per la soia è un record assoluto dei prezzi. (V.Com.)

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Gazzettino – 14 Luglio 2012

«Ospedali, Dolo e Mirano non devono pestarsi i piedi»

Il Comitato Marcato lancia un appello al “Salviato” di Mirano dopo i veleni sul futuro dei nosocomi

«Salvando l’ospedale di Dolo si salva l’Asl 13» È il monito del Comitato Bruno Marcato composto da Antonino Carbone, Francesco Sacco, Giovanni Urso, Gino Bedin e dall’ex sindaco di Camponogara Valter Mescalchin, ultimo arrivato. «Concordiamo con le proposte della CGIL e quanto dichiarato dal dott. Orsini e riteniamo che queste vadano meglio valutate e precisate. Le idee ci sono e con i primari dell’Ospedale di Dolo ed i Sindaci della Riviera del Brenta, tante proposte sono già state formulate». Polemico, invece, il Comitato per l’atteggiamento di Tonolo del Comitato Savioli di Mirano. «Non comprendiamo la reazione rabbiosa, quasi ideologica, di Tonolo – dicono – Consigliamo a tutti di darsi “una calmata” tenuto conto che non sempre i santi in paradiso possono risolvere i problemi. Nel caso dell’ospedale di Mirano questo, forse, è avvenuto per anni, ma ora non sono più sufficienti neanche i “politici amici” su cui ha sempre potuto contare. Siamo convinti che solo attraverso un confronto serio, coinvolgendo tutti, soprattutto chi si sta occupando di sanità in quest’area, si possano trovare soluzioni condivise che garantiscano servizi essenziali alla popolazione. Se queste proposte sono farneticanti e se quanto proponiamo viene considerato campanilismo allora proprio non ci capiamo con Tonolo». Ma quali le soluzione del Comitato che possano garantire la sopravvivenza di entrambe le realtà? «Noi crediamo sia possibile mantenere sia all’Ospedale di Dolo che a quello di Mirano la caratteristica di ospedali per acuti e, considerando che Mirano rappresenta una realtà indiscutibile nella Cardiologia, potrebbe proprio per questo diventare “Ospedale nodo di rete” previsto dal nuovo Piano, mantenendo contemporaneamente a Dolo le caratteristiche di “Ospedale di rete”. Lavoreremo per questo».

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Gazzettino – 14 Luglio 2012

«La Lega non si è accorta delle nostre proposte»

Martellago. Secca replica del “Movimento 5 Stelle” al Carroccio sulla battaglia combattuta contro il Pat

Pronta la replica dei Grillini alla Lega, che li aveva accusati di essersi aggregati dal nulla alla battaglia del Comitato pro Complanare contro il Pat. «Invitiamo a visionare il nostro documento di disapprovazione del Pat del Comune, all’indirizzo www.meetup.com/Grilli-Martellago/files dove critichiamo la politica di consumo del territorio, riferendosi poi a Martellago, e avanziamo proposte, di cui la Lega non s’è accorta» scrive il meetup del Movimento Martellago 5 Stelle, che attacca. «La Lega dice di aver apportato modifiche al Pat sostenendo le istanze locali, ma come mai allora, nell’ultima elaborazione della Superficie Agricola Utilizzata ci sono ancora 68 aree non agricole con casi clamorosi rimasti anche dopo il promo ri-calcolo chiesto dalla Provincia?». I grillini spiegano poi la sinergia col Comitato. «Il Movimento è fatto da cittadini che non si riconoscono nei partiti politici, non ha ideologie di destra o sinistra ma lo scopo di realizzare uno scambio democratico fuori dai legami partitici e senza mediazioni di organismi direttivi, riconoscendo a ogni cittadino pari dignità nel ruolo di governo, in genere attribuito a pochi. In quest’ottica il M5S Martellago controlla legittimamente l’operato della PA e ritiene, se necessario, di condividere con altri movimenti di cittadini una verifica su temi cruciali, come il Pat». (N.Der.)

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Tribuna di Treviso – 13 Luglio 2012

VOLPAGO

Duemila firme a Giorgetti «Fermiamo l’elettrodotto»

VOLPAGO. Hanno portato le oltre duemila firme all’assessore regionale Giorgetti e gli hanno spiegato le ragioni per cui si oppongono a un elettrodotto ad alta tensione e a una sottostazione nel territorio di Volpago.  Volpago Ambiente aveva già consegnato le sottoscrizioni raccolte ai sindaci e al presidente della Provincia, ora sono arrivate anche a Venezia. «L’assessore Giorgetti ci ha ascoltato e ci ha detto che adesso approfondirà la questione», spiega Paola Tonellato, «assieme alle firme gli abbiamo portato anche una serie di studi».  All’assessore regionale Volpago Ambiente ha posto essenzialmente due questioni: serve effettivamente l’elettrodotto e, in caso affermativo, perché non farlo interrato lungo i corridoi autostradali? «Non si può continuare, se vogliamo tutelare il nostro territorio e quello degli altri non cominciare a chiedere con forza l’interramento. Se in Italia Terna lavorasse in regime di concorrenza e non di monopolio ci sarebbero sicuramente costi minori e tecnologie migliori. Ma la politica non si vuole battere per questo. Allora lo devono fare amministratori e cittadini insieme», spiega Paola Tonellato, «Il tema dell’interramento non può restare estraneo neanche ai sindaci degli undici comuni, che per fortuna lavorano insieme e insieme interloquiscono con la Regione Veneto nella persona dell’assessore Massimo Giorgetti, in quanto, se insieme si valuta quale può essere il miglior percorso di una infrastruttura, posto che sia fondata la necessità di realizzarla. Contestualmente ci si deve porre la domanda sulla migliore tecnologia da utilizzare al fine di tutelare veramente i territori». (e.f.)

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Gazzettino – 13 Luglio 2012

NOVENTA DI PIAVE

Binari “quadruplicati” per la Tav. C’è l’ok del Consiglio comunale.

NOVENTA – Tav: anche Noventa di Piave, come la maggioranza dei Comuni del Sandonatese, è favorevole alla modernizzazione e al potenziamento dell’attuale linea ferroviaria, con la prospettiva di quadruplicamento dei binari, che interessa una piccola parte del territorio noventano, poche centinaia di metri in località Santa Teresina. Il Consiglio comunale ha infatti approvato all’unanimità la proposta del commissario straordinario Bortolo Mainardi, respingendo il progetto di Tav litoranea.        Un emendamento presentato dalla Lega Nord, in cui vengono chiesti prioritariamente interventi di mitigazione ambientale, eliminazione dei passaggi a livello e soluzione dei nodi critici, ha ottenuto il consenso unanime del Consiglio. Respinta invece la richiesta della Lega di modificare il nome dell’intervento, non più Tav ma “corridoio Venezia-Trieste”: la maggioranza consiliare ha ritenuto necessario continuare a definirlo “Tav”, come indicato dall’Unione Europea. (E.Fur.)

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Gazzettino – 13 Luglio 2012

RIALTO Il Consiglio superiore dei beni culturali ha inviato le osservazioni al soprintendente Soragni

Fontego, ecco cosa va cambiato

Evidenziata l’esigenza di modificare il progetto delle scale mobili e quello della terrazza

Il ministero per i Beni culturali non chiude la porta, tutto sommato. Anzi, a ben vedere ne lascia una… semi-aperta. Ma a precise condizioni: ridefinire il progetto di riqualificazione del Fontego dei Tedeschi e, quindi, rivedere sostanzialmente due punti: la terrazza sul tetto e le scale mobili. Insomma, non proprio quisquilie. Ma tant’è. In ogni modo niente a che vedere con una sonora “bocciatura”, ma un “richiamo” deciso.               Ed è questa la “filosofia” che contraddistingue il parere del comitato di settore del Consiglio superiore dei Beni Culturali, che è stato recapitato in questi giorni alla Direzione regionale per i Beni culturali del Veneto.                La nota giunta al dirigente Ugo Soragni comunque parla chiaro. Il Ministero non lascia nulla al caso sottolineando soprattutto come il “progetto sia sovradimensionato – si legge nel parere del Comitato redatto dal suo presidente Giovanni Carbonara - rispetto alle antiche strutture che meriterebbero, invece, maggiore considerazione e, sotto il profilo funzionale, più contenute pretese». E non manca quindi l’affondo: «Il Comitato – si aggiunge – ritiene che la proposta in esame, pur apprezzabile nell’intento di assicurare una funzione all’edificio, altrimenti a rischio di ulteriore degrado, debba essere riconsiderata avendosi come obiettivo un intervento più limitato e più consono al contesto architettonico e anche urbano».              In sostanza il Comitato di settore, che ricordiamo ha solo parere consultivo e non vincolante, ribadisce la necessità di una “rivisitazione” del piano redatto dall’architetto olandese Rem Koohlaas. E proprio su questo il Comitato non ha, comunque, parole tenere. «Il progetto, così come proposto, – si dice – risulta carente di elementi che consentano di valutare appieno l’interferenza dell’intervento, sia per la parte archeologica che per la sua funzionalità e staticità; privo di un’indagine storico-filologica analitica che consenta di ripercorrere effettivamente le vicende del complesso; di datarne le murature; di definire con precisione la consistenza delle modifiche strutturali novecentesche».              Insomma, una nota da Roma che, pur esprimendo giudizi pesanti, punta a rimettere la palla al centro “riconsegnandola” alla Direzione regionale e alla Soprintendenza per i Beni Artistici e Architettonici, e “allargando la cerchia” anche a quella per i Beni Archeologici. E proprio dalla Soprintendenze e dalla Direzione regionale verso il progetto Fontego non si era stati teneri nell’aprile scorso tanto che i pareri giunti nella Capitale da Venezia avevano parlato di “progetto sovversivo” per il Fontego. Ora, di fronte a questo spiraglio offerto dal Comitato di settore, potrebbe scattare una vera e propria mediazione per evitare il muro contro muro. Ma lo si capirà solo in futuro.

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Gazzettino – 12 Luglio 2012

ROMEA COMMERCIALE Pigozzo: «Chisso eserciti le sue funzioni». Tiozzo: «Basta personalismi»

«Comuni lasciati soli dalla Regione»

L’accusa: sulla definizione del tracciato l’ente non svolge il suo ruolo di coordinamento

INVITO A CHISSO  – Subito un tavolo tra gli enti locali toccati dal percorso

LA PROPOSTA – Allargare il confronto a opzioni alternative

Pioggia di polemiche sulla definizione del tracciato di collegamento della Romea Commerciale con l’innesto all’autostrada A4. Sparano a zero sulla Regione i consiglieri regionali del Partito Democratico Bruno Pigozzo e Lucio Tiozzo. «Mentre l’iter progettuale della Romea commerciale si avvia all’esame del Cipe, il governo della Regione se ne sta immobile – osservano -, lasciando i Comuni in balia degli eventi, senza rispettare gli impegni presi per la definizione completa del tracciato, in particolare il tratto di collegamento con l’autostrada A4». Nel mirino l’operato dell’assessore a Mobilità e infrastrutture Renato Chisso che, secondo i due esponenti del PD, dovrebbe esercitare le sue funzioni per far conciliare le esigenze e i problemi di tutte le realtà esistenti nel territorio.         «Non è ammissibile che la Regione consenta che improvvisati protagonisti nei singoli comuni, come quello di Dolo, la sostituiscano nel ruolo istituzionale senza coordinamento e senza titolo formale. – evidenziano Pigozzo e Tiozzo – Esiste una precisa delibera di Giunta (la 1188/2011) che stabilisce come “per quanto attiene il tracciato dalla località Lughetto in Comune di Campagnalupia, alla connessione con il sistema autostradale la soluzione progettuale verrà individuata in sede di progetto definitivo. La Regione si impegna a concordare la soluzione con i Comuni interessati». Cosa propongono per risolvere il problema, perciò, i due esponenti della sinistra democratica? «Chiediamo che l’assessore Chisso si assuma le proprie responsabilità e si faccia promotore del tavolo di confronto tra le amministrazioni per esaminare le possibili alternative alla definizione del tracciato ancora in sospeso. Chiediamo però che questo confronto sia allargato anche ai Comuni di Venezia e di Padova, per garantire una visione d’insieme che sia la più efficace possibile».

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Gazzettino – 12 Luglio 2012

MIRA-MIRANO – Convogli soppressi nelle ore di punta, ritardi e disagi sulla Padova-Venezia

Treni a singhiozzo, pendolari furiosi

UTENTI IN RIVOLTA CONTRO TRENITALIA         «Il servizio non vale l’abbonamento»         Corre su Facebook la protesta dei pendolari di Riviera e Miranese, vessati da ritardi e soppressioni di treni. E ora arriva in Regione.

Treni soppressi ormai quotidianamente, disagi e ritardi. Gli utenti della linea Venezia-Padova sono sul piede di guerra e l’ennesimo «ci scusiamo per il disagio», trasmesso dalla voce robotica degli altoparlanti di Trenitalia, li ha portati all’esasperazione. Non ne possono più i pendolari di Miranese e Riviera, che quotidianamente hanno a che fare con ritardi e cancellazioni dei convogli sulla linea. Con l’estate Trenitalia ha tagliato ulteriormente il servizio. A farne le spese gli utenti del treno delle 8 e di quello delle 18, in pieno orario di punta, che ormai vengono quasi sistematicamente soppressi. Centinaia gli studenti e i lavoratori che frequentano la stazione di Mira-Mirano, situata nella frazione di Marano in territorio di Mira. Da anni hanno a che fare con molteplici disagi, ma ora alzano la voce. Perché nel periodo estivo, quando chiudono scuole e università, la puntualità dei treni peggiora ulteriormente. In qualsiasi momento della giornata, anche e soprattutto negli orari di punta. E invece di migliorare il servizio, Trenitalia sopprime del tutto due corse essenziali.         «Il servizio offerto non vale i 36 euro mensili che spendiamo. Andassimo al mare ci potremmo passar sopra, ma con il lavoro e lo studio come la mettiamo?» si chiede Matteo, studente di Ca’ Foscari. E non è l’unico problema: «I treni spesso sono sporchi e manca l’aria condizionata – sottolinea Laura, impiegata in una ditta di Padova -. Quando mi sono lamentata col personale mi è stato risposto che se non mi comodava avrei potuto prendere il bus».      Una situazione che non danneggia solo i pendolari. Perfino alcuni titolari di bed and breakfast di Mira e Mirano si sono dovuti sorbire le proteste dei clienti stranieri, abituati a ben altra efficienza. La questione ora è stata impugnata dal consigliere regionale Pettenò (Federazione della Sinistra), che ieri ha scritto un’interrogazione alla Giunta regionale: «Il servizio peggiora progressivamente, da Mira-Mirano passano molti treni sporchi, senza aria condizionata e in pesante ritardo – sostiene Pettenò – È divenuta una scandalosa normalità. La Giunta solleciti Trenitalia a tutelare i pendolari migliorando il servizio».         Il tam-tam ora corre vorticoso anche su Facebook, dove ogni giorno in moltissimi sfogano la propria rabbia contro questi disservizi. Quotidianamente pubblicano le proprie proteste grazie al telefonino, direttamente dal binario, aspettando l’ennesimo treno in ritardo.

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Nuova Venezia – 11 Luglio 2012

«Patrimonio edilizio, un censimento a Spinea»

Petizione di trecento cittadini al sindaco per evitare ulteriori colate di cemento La cittadina risulta la più densamente popolata in Veneto dopo Padova

SPINEA. Trecento cittadini chiedono al sindaco un censimento del patrimonio edilizio di Spinea. La richiesta è stata protocollata in municipio e sollecita la giunta ad attivare urgentemente una rilevazione statistica in grado di definire la situazione degli edifici pubblici e privati in città. A promuovere la petizione è stato il Forum italiano dei Movimenti per la terra e il paesaggio, a cui aderiscono oltre 650 organizzazioni, tra cui il Fai, Fondo ambiente italiano, Italia Nostra, Lipu, Legambiente, Slow Food, Touring Club Italia, Wwf e molti altri.           Un’iniziativa nazionale che riguarda molti Comuni italiani, ma che assume particolare significato a Spinea, il più densamente popolato del Veneto dopo Padova, il primo non capoluogo. Già pronta una scheda, redatta da professionisti del settore, amministratori e cittadini, il cui scopo è mettere in luce con esattezza quello che in realtà già si conosce e cioè che esiste un notevole numero di strutture edilizie sfitte, vuote, non utilizzate. E soprattutto che questo dato rende inutile nuove edificazioni.        «Soprattutto con un Piano di assetto del territorio come quello della nostra città che prevede ulteriori 740 mila metri cubi», afferma Massimo De Pieri, portavoce del Forum a Spinea, «una scelta che riteniamo poco lungimirante, in considerazione dello stato attuale dell’economia e del mercato immobiliare che vede, sono dati dell’Agenzia del territorio, un 20% in meno di compravendite nel primo trimestre 2012, con previsioni di peggioramento».         Disporre di dati certi e incontrovertibili per ragionare senza pregiudizi sul fenomeno del consumo di suolo. «Un’iniziativa che riteniamo indispensabile nel nostro comune», aggiunge De Pieri, «in particolare vista la definitiva approvazione del Pat. Come movimento avevamo già sollevato dubbi in merito, con le osservazioni presentate in relazione al dimensionamento e al calcolo della Sau, la Superficie agricola utilizzabile, che definisce quanto costruire e quanto suolo agricolo consumare. Osservazioni che non sono state accolte in prima istanza ma che la commissione regionale Vas ha in parte riconsiderato il 18 aprile scorso». Il sindaco Silvano Checchin non vede ostacoli all’avvio del censimento. Dal Comune arriva così un primo assenso alla rilevazione statistica promossa dal Forum. «A patto però», aggiunge Checchin, «che non si chiedano soldi al Comune per farlo».          Filippo De Gaspari

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Nuova Venezia – 11 Luglio 2012

gli ospedali di mirano e dolo

I primari dell’Asl 13 bocciano la Cgil

DOLO.     «Respingiamo l’ipotesi di riassetto dell’Asl 13 proposta dalla Cgil perché peggiorerebbe i servizi ospedalieri sul piano della qualità, della quantità e della sicurezza dei servizi resi ai cittadini. Auspichiamo che la proposta non venga considerata dalla Regione cui compete la responsabilità di definire la distribuzione dei servizi nelle varie Asl». A dirlo, con una nota unitaria dopo un incontro svolto lunedì pomeriggio, sono i primari di Dolo, Mirano e Noale che bocciano la proposta di riassetto dell’Asl 13 proposta durante un’assemblea pubblica organizzata dalla Funzione pubblica della Cgil di Venezia in villa Errera. «La soppressione dei cosiddetti “doppioni”», spiegano i primari, «se effettuata, ridurrebbe l’offerta di servizi alla popolazione e comporterebbe la perdita di professionalità infermieristiche, tecniche e mediche acquisite in questi anni. La proposta della Cgil dell’Asl 13 corrisponderebbe, se accolta dalla Regione, al taglio di una Chirurgia generale, una Medicina, una Rianimazione, una Ostetricia e ginecologia, una Radiologia, una Cardiologia, un Pronto soccorso e la cessazione delle attività di Cardiochirurgia». I primari sono contro la divisione netta dei servizi tra Dolo e Mirano: «Non è sostenibile la rigida divisione delle funzioni tra i due ospedali di Dolo e Mirano senza la presenza, in ciascuno di essi, dei reparti diagnostici e assistenziali. È necessario inoltre implementare la funzione di Lungodegenza riabilitativa di Noale. Pur condividendo gli intenti di potenziamento dell’assistenza territoriale espressi dalla Cgil, non riteniamo che le risorse necessarie per questo progetto vengano reperite sacrificando la funzione ospedaliera».  Giacomo Piran

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Gazzettino – 11 Luglio 2012

OSPEDALI

Primari contrari ai “tagli” della Cgil

MIRA – «La Cgil locale propone tagli agli ospedali di Dolo e Mirano ed è inaccettabile». Dura presa di posizione dei primari dell’Asl 12 che hanno valutato le ipotesi formulate in un convegno della Cgil a Mirano. La proposta del sindacato prevede una «diversificazione funzionale» tra i due ospedali destinando Dolo a presidio ospedaliero con indirizzo chirurgico mantenendo a Mirano l’indirizzo internistico e unificando i «doppioni» presenti nei due nosocomi. «È paradossale che la Cgil locale voglia indicare alla Regione quali servizi ospedalieri debbano essere eliminati, etichettandoli come “doppioni” – dichiarano i primari dell’Asl 13. – La soppressione di questi reparti ridurrebbe pesantemente l’offerta di servizi alla popolazione e comporterebbe la perdita di professionalità infermieristiche tecniche e mediche».         Secondo i dirigenti degli ospedali la proposta della Cgil si tramuterebbe in un taglio di ben 7 strutture: 1 chirurgia generale, 1 medicina, 1 rianimazione, 1 ostetricia e ginecologia, 1 radiologia, 1 cardiologia, 1 Pronto Soccorso e la cessazione delle attività di cardiochirurgia.

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Nuova Venezia – 10 Luglio 2012

Nuova legge speciale alla prova

Casson e Molinari presentano il testo unificato che andrà nell’aula del Senato a fine settembre

Su laguna e grandi navi decidono il Comune e il sindaco, con un vero e proprio trasferimento di competenze dallo Stato alla città. È il cuore del testo unificato della nuova Legge Speciale per Venezia «partorito» dalla Commissione Ambiente del Senato, che da settembre potrebbe iniziare il suo cammino nell’aula di Palazzo Madama, anche se, realisticamente, non vedrà la sua approvazione nell’attuale legislatura, dovendo poi andare anche alla Camera, dove sono prevedibili – anche sulla base dei testi di riforma già presentati in quel ramo del Parlamento – nuovi emendamenti e modifiche. A presentare ieri il testo a Ca’ Farsetti, per iniziativa del Gruppo Misto e alla presenza delle maggiori associazioni ambientaliste veneziane – dal Comitato No Grandi Navi a Italia Nostra – il relatore del Pd del nuovo testo di riforma in Commissione Ambiente al Senato Claudio Molinari e il senatore veneziano Felice Casson, che con la sua proposta ha fornito la base per quella unificata, che tiene comunque conto anche di quelle presentate da Paolo Scarpa Bonazza Buora per il Pdl, da Gianpiero D’Alia per l’Udc, da Franca Donaggio (riprendendo quella presentata alla Camera dal parlamentare veneziano del Pd Andrea Martella) sempre per il Partito Democratico. Il testo base è di diciassette articoli, che ora vanno in Commissione al Senato, per la fase degli emendamenti, da chiudere entro luglio, per iniziare appunto in autunno l’esame parlamentare. «Fondamentale è far capire che Venezia non è speciale, è unica – ha sottolineato Casson – e per questo ha differenza di altre città, ha assoluto bisogno di una legge di questo tipo. È quindi necessario dare una veste istituzionale al governo del territorio, che deve essere governato da un organismo tecnico-politico come il Consiglio superiore di Venezia e della sua Laguna, da coordinarsi con l’area metropolitana».       «Il disegno di legge – ha aggiunto Molinari – consentirà una semplificazione normativa, togliendo alcune norme di legge esistenti. Tra i punti che riteniamo più significativi, l’articolo 4, con l’attribuzione al sindaco, come presidente del Consiglio superiore, attraverso decreto legislativo, delle competenze sulla Laguna attualmente in capo al Magistrato alle Acque, l’articolo 12, con il trasferimento delle aree dell’Arsenale al Comune di Venezia e l’articolo 4 comma 4, che prevede la competenza in ogni caso del sindaco sul Bacino di San Marco e sul canale della Giudecca». Ma la Legge, all’articolo 7, norma anche la bonifica e la riconversione di Porto Marghera. Per questo è ambiziosissima, certamente rivedibile al ribasso, la dotazione finanziaria che reclama: addirittura 4 miliardi l’anno, che dovrebbero arrivare da imposte dirette e indirette legate alle attività del Porto di Venezia, ma anche da una riduzione del 2,5 per cento l’anno, delle spese di funzionamento di ciascuno dei Ministeri interessati. Nel “pacchetto” dei fondi della Legge Speciale – secondo la proposta – ci sarebbe tutto: da quelli per la manutenzione del Mose a quelli per la salvaguardia fisica della città, a quelli della riconversione di Marghera. Ma a decidere le priorità di spesa sarebbe appunto il Consiglio superiore di Venezia e della sua laguna presieduto dal sindaco, e dunque, nonostante la collegialità, aumenterebbe il peso delle scelte cittadine. Anche se questo testo prevede ancora la Commissione di Salvaguardia, che il Comune non riconosce più.   Enrico Tantucci

 

Clini: «Grandi navi, decisione in autunno»

Il ministro dell’Ambiente, ieri a Ca’ Foscari, ha ribadito che la soluzione è l’estromissione dalla laguna

«Entro l’autunno prenderemo una decisione definitiva al passaggio delle grandi navi in Bacino di San Marco. Il Ministero delle Infrastrutture e quello dell’Ambiente stanno lavorando a stretto contatto a questo scopo. La soluzione finale è certamente quella di portare il traffico crocieristico al di fuori della laguna, ma ci sono diverse ipotesi, comprese quelle sostenute dallì’Autorità Portuale». Così ha detto ieri il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, intervenendo a Ca’ Foscari alla presentazion del “Carbon Footprint Calculator”, messo a punto dall’Ufficio Processi e progetti speciali di Ca’ Foscari insieme ai tecnici del Ministero dell’Ambiente, il nuovo strumento realizzato dall’Università veneziana nell’ambito delle azioni volte a raggiungere l’obiettivo della massima sostenibilità ambientale. «Bisogna comunque valutare anche gli effetti collaterali sull’ambiente veneziano prodotti dallo scavo di un canale, come quello Sant’Angelo, per spostare il traffico crocieristico – ha detto ancora il ministro – e vare anche le necessarie valutazioni di tipo economico. E’ interessante, anche per quanto riguarda il problema del passaggio delle Grandi Navi la nuova proposta unificata di Legge Speciale per Venezia che è stata presentata alla Commissione Ambiente del Senato».           Potrebbe infatti rientrare anche la questione delle grandi navi in laguna, con competenza affidata al Comune, nel testo unificato del disegno di legge su una nuova Legge Speciale per Venezia, illustrato ieri a Ca’ Farsetti Il quarto comma dell’articolo 4 del disegno di legge, infatti, prevede: «in ogni caso è trasferita esclusivamente al comune di Venezia la competenza sul bacino di San Marco e sul canale della Giudecca, per i quali ogni regolamentazione, limitazione o interdizione del traffico è attribuita al sindaco di Venezia, sentito il consiglio comunale».           La lettera “s” dell’articolo 1 del disegno di legge individua tra gli interventi «lo sviluppo delle infrastrutture, della portualità e della logistica, anche attraverso la realizzazione di una struttura portuale d’altura, al fine di rendere Venezia un nodo logistico e di trasporto di interesse europeo e di realizzare la progressiva estromissione del traffico petrolifero e delle navi portacontenitori dalla laguna di Venezia».

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Gazzettino – 10 Luglio 2012

SAONARA

I sindaci della Riviera del Brenta dicono no all’elettrodotto aereo

(C. Arc.) Uniti per dire no all’elettrodotto aereo Dolo-Camin. Nei giorni scorsi si sono riuniti i sindaci dei comuni di Saonara, Vigonovo, Dolo, Camponogara, Fossò e Stra per preparare due appelli al Consiglio di Stato contro le sentenze del Tar del Lazio che lo scorso 7 maggio dichiararono inammissibili i ricorsi presentati contro l’elettrodotto. Il summit si è svolto in municipio a Saonara. Vi hanno preso parte Walter Stefan per Saonara, Mariamaddalena Gottardo per Dolo, il vicesindaco Massimiliano Mazzetto per Camponogara, Federica Boscaro per Fossò, Damiano Zecchinato per Vigonovo e Mario Pollini per Stra. A supportare la battaglia dei comuni in questa delicata vicenda che sta tenendo con il fiato sospeso migliaia di residenti sarà l’avvocato Matteo Ceruti del foro di Rovigo, che nelle sentenze del Tar ha riferito di aver individuato diversi punti deboli, sia sotto il profilo interpretativo che procedurale. «Crediamo in questo progetto – ha commentato il sindaco di Saonara Walter Stefan – il problema dell’elettrodotto è molto sentito dalle nostre parti. Noi non siamo contrari a questa mega opera, ma vogliamo fermamente che venga interrato e non costruito aereo».

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Gazzettino – 10 Luglio 2012

DOLO

L’ospedale acquista l’impedenziometro

A Dolo, dopo diverse settimane d’attesa ed una pubblica denuncia dell’ex dirigente ospedaliero Vincenzo D’Agostino, è arrivato l’impedenziometro. Un macchinario che serve a misurare la quantità d’acqua presente nel corpo ed utilizzato sulle persone soggette a scompenso cardiaco.         Il macchinario è stato acquistato grazie ad una donazione di 10 mila euro di Veritas. Adesso si spera che l’azienda possa dotare di un Ecocardiografo compatto il reparto di Cardiologia.         L’acquisto di quell’apparecchiatura farebbe fronte alle situazioni di emergenza, essendo un kit portatile, e potrebbe anche ridurre le liste d’attesa per le visite di quel tipo. Così come si auspica la sostituzione dell’apparecchiatura per l’esame elettromiografico, che costringe gli utenti a recarsi a Mirano, in quanto quello di Dolo è rotto. Molti invece auspicano che possa essere finalmente realizzato l’hospice, una struttura dedicata ai malati terminali, che continuano a morire in un letto di corsia perché non vi sono abbastanza posti in simili strutture. Da evidenziare che l’hospice a Dolo era stato promesso sulla carta da più parti. (G.Dco.)

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Gazzettino – 10 Luglio 2012

DOLO – Si profila una clamorosa iniziativa giudiziaria contro la chiusura del Tribunale

La crociata degli avvocati

«La decisione non rispetta i criteri indicati nella legge delega del 2011»

Sulla chiusura della sezione distaccata di Dolo del Tribunale di Venezia, la Camera degli Avvocati della Riviera del Brenta e Miranese è pronta a dare battaglia.             Promettendo possibili azioni giudiziarie contro il provvedimento della ministro della Giustizia Paola Severino.         E chiedendo l’appoggio dei sindaci di Riviera del Brenta e Miranese in questa battaglia. Ad annunciarlo è il presidente della locale Camera degli Avvocati, Michele Zatta.          «Esprimo il mio più profondo rammarico – fa sapere – per la decisione presa dal governo. La scelta non rispetta i criteri che erano stati indicati con la legge delega del Settembre 2011 e non rispetta, soprattutto, le legittime richieste dell’avvocatura, di cittadini e sindaci perché tale riforma non tiene conto di criteri reali e situazioni concrete». Rilanciando: «La scelta di riformare la geografia giudiziaria richiedeva un’istruttoria ben più ampia, un confronto ed una collaborazione con l’avvocatura per delineare un’analisi di costi-benefici che facesse chiarezza su tribunali e sezioni distaccate che andavano chiuse perché inefficienti e dispendiose». Per l’avvocato Zatta, infatti, ci sono realtà, come quella dolese, dove grazie all’efficienza e alla celerità si riusciva a dare un vero servizio, con un ottimo contenimento dei costi degli immobili. «Ora- sottolinea Zatta- bisognerà valutare quale incidenza avrà questo provvedimento nel nostro territorio e, soprattutto, come si penserà di organizzare il Tribunale di Venezia che presenta già ora, senza l’accorpamento delle sezioni distaccate, una situazione critica». Auspicando, inoltre, che le commissioni parlamentari esprimano un parere contrario, seppur non sarà vincolante, al provvedimento.

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Gazzettino – 10 Luglio 2012

LA BOZZA – In 17 articoli si spazia da Marghera all’Arsenale

Legge speciale, ecco il nuovo testo

É una sintesi dei quattro disegni di legge già presentati da cui ripartirà la discussione

TEMPI – In autunno potrebbe iniziare l’iter nell’aula del Senato

C’è di tutto un po’: dall’idea di un Ufficio di piano presieduto dal sindaco di Venezia cara al senatore Felice Casson, al porto off-shore che a suo tempo aveva proposto l’allora ministro Renato Brunetta. Il testo unificato da cui ripartirà la discussione sulla nuova Legge speciale per Venezia è pronto. Ieri è stato presentato a Ca’ Farsetti dal suo relatore in commissione ambiente a Palazzo Madama, il senatore Claudio Molinari, presente lo stesso Casson.         SINTESI & POTERI – «Erano quattro le proposte di legge speciale presentate – ha ricordato Molinari -. Ora abbiamo concluso questo lavoro di sintesi da cui ripartirà la discussione. Il testo base è quello della proposta Casson; dagli altri disegni di legge abbiamo recuperati alcuni articoli, ad esempio sul porto off-shore e sulla questione Marghera…». Il risultato sono 17 articoli che riassegnano i poteri sulla laguna. Centrale diventa il Consiglio superiore di Venezia e la sua laguna, una sorta di ufficio di piano, presieduto dal sindaco, che assorbe parte dei poteri del Magistrato alle acque.          AREA METROPOLITANA – Una riorganizzazione che, a sentire i due senatori, non cozza con le recenti indicazioni del Governo sulle aree metropolitane da istituire. «Non c’è contraddizione – ha spiegato Casson – Il Consiglio superiore dovrà coordinarsi con l’area metropolitana». «Sarà un argomento di confronto con il Governo» ha aggiunto Molinari.         DA MARGHERA ALL’ARSENALE – I 17 articoli, per il resto, spaziano. C’è il tema di Porto Marghera e del recupero dei siti inquinati. Si prevede la realizzazione di una “struttura portuale d’altura” per estromettere traffico petrolifero e container; nonché la “fissazione di un numero massimo sostenibile di visitatori per Venezia insulare”. E ancora, tra le sdemanializzazioni, c’è l’intero Arsenale da passare al Comune come “patrimonio inalienabile e indivisibile della città di Venezia”.         GRANDI NAVI – Nessun riferimento esplicito, invece, al tema della grandi navi, anche se le competenze su Bacino di San Marco e Canale della Giudecca passano al sindaco, sentito il Consiglio comunale. «Così sarà il territorio a decidere – ha sottolineato Casson -. Oggi ci sono più alternative sul tappeto, non solo quella del canale Contorta, che giudico distruttiva per la laguna. L’ipotesi finale indicata da questo testo è un porto esterno alla laguna…». E sul tema delle grandi navi, ieri è tornato anche il ministro dell’ambiente, Corrado Clini, a Venezia per un convegno. «I progetti alternativi sono sul tavolo e devono essere valutati dai ministeri dell’ambiente e dei trasporti per evitare effetti collaterali sul delicato ambiente lagunare. Per me l’opzione definitiva potrebbe essere lo scalo fuori della laguna».          FINANZIAMENTI – Altro capitolo delicato, del testo unificato, da approfondire con il Governo. La proposta è di una sorta di “federalismo finanziario”, con la possibilità di utilizzare in loco le entrate di imposte dirette e indirette, nonché di tasse e diritti del porto. «Non è un’idea facile da far passare – ha sottolineato Casson – bisogna puntare sull’unicità di Venezia».         TEMPI – Questo testo unificato, com’è prassi parlamentare, ora servirà da base per la discussione in commissione ambiente prima, in aula poi. «Se a luglio concluderemo la fase delle audizioni e a settembre quella degli emendamenti – ha calcolato Molinari – possiamo arrivare in Senato nell’autunno entrante». Troppo tardi per un’approvazione entro la fine della legislatura? «Per la precedente Legge speciale ci sono voluti sette anni – ha scherzato Casson -. L’importante è andare avanti, poi si vedrà».

 

LE REAZIONI

Ma le associazioni restano diffidenti

Apertura di Italia Nostra e Ambiente Venezia: «Recepiti alcuni aspetti». Testa (No grandi navi) molto perplesso

Un plauso «per il recupero dell’idea di legge speciale per Venezia, anche se la precedente non è stata sempre applicata per intero». Ma al tempo stesso, massima cautela delle associazioni ambientaliste sul testo unico al vaglio della commissione Ambiente del Senato. Che un giudizio definitivo lo esprimeranno solo dopo l’esame articolo per articolo e i dibattiti con gli iscritti, per concordare con loro eventuali emendamenti.          Secondo Cristiano Gasparetto di Italia Nostra, «già emerge che l’area metropolitana non può essere la Patreve, ma la laguna e le porzioni di territorio che le stanno intorno. Laguna dove ogni trasformazione fisica va messa a confronto con le ricadute, come ad esempio la perdita di sedimenti. Inoltre, in materia di grandi navi, si sono poste le premesse per porre fine a un assurdo. Perché a nostro giudizio, fino al raggiungimento di una soluzione, queste dovranno restare in mare. Poi si vedrà».          Meno ottimista sui risultati Silvio Testa: «Questo documento va prima esaminato e discusso. Parlerò solo a titolo personale, in base alle poche impressioni che già mi sono fatto – esordisce il portavoce del Comitato No grandi navi – Per quel che riguarda le richieste sul tema a noi più caro, trovo il testo debole. Anzi, riscontro che di grandi navi proprio non parla. Dall’offshore è del tutto escluso il settore crocieristico. E indipendentemente dai poteri straordinari attribuiti al sindaco, le competenze del Comune non sono precisate. In altre parole, ci si limita a dire che i giganti del mare non passeranno più per bacino San Marco e il canale della Giudecca, ma potranno farlo altrove». Secondo Testa, «si conferma un modello contestato da sempre. Senza prevedere il suo cambiamento radicale, che per noi è la vera alternativa. Insomma, mi sembra che il documento sia caratterizzato da una logica compromissoria, e tenga conto soprattutto delle necessità delle società crocieristiche. E dell’Autorità portuale, di fronte alla quale il sindaco, ampi poteri o no, resta un soggetto altrettanto debole».        Di poche parole Luciano Mazzolin, dell’Associazione Ambiente Venezia. «Alcune cose questo testo le recepisce», ha riconosciuto subito dopo la presentazione. Aggiungendo però che «altre saranno oggetto di valutazione». Comune la richiesta d’informazioni a Molinari e a Casson sui tempi di presentazione degli emendamenti alla XIII commissione del Senato, incaricata di stendere il testo definitivo da proporre in aula. Emendamenti, in questa fase, «certi» per Testa e «probabili» per gli altri.          Vettor Maria Corsetti

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Gazzettino – 09 Luglio 2012

MEOLO

No corale alla Tav lungo la ferrovia

MEOLO – Il paese alza le barricate contro l’ipotesi di realizzare la Tav lungo la ferrovia. Nella seduta consiliare di mercoledì scorso il comitato cittadino, istituito da due mesi tra i dissenzienti del progetto, ha consegnato al sindaco Basso 1820 firme di cittadini che non vogliono il quadruplicamento della linea ferroviaria. «Le firme di una gran parte della cittadinanza diventino un impegno per portare avanti la volontà dei meolesi» ha esortato il referente del comitato Tiziano Cagnato. Anche il consiglio comunale si è schierato contro l’ipotesi di Tav lungo la ferrovia. Raddoppiare i binari che attraversano il paese significherebbe non solo abbattere oltre 30 edifici, ma anche coinvolgere nella fascia di rispetto più di 700 edifici, comprese le scuole, creando disagi a gran parte del territorio, ha ricordato il sindaco. «Realizzare la Tav in galleria? L’ipotesi è già stata scartata perché costerebbe 40 milioni di euro al chilometro» ha aggiunto Basso. Il «no» alla Tav affiancata alla ferrovia è stato quindi corale ma il documento a sostegno di questa presa di posizione non è stato approvato dall’intero consiglio comunale. La maggioranza Pdl-Lega Nord, assieme al rifiuto del progetto, ha ribadito il parere favorevole alla Tav litoranea, già votato a dicembre 2010. I gruppi di minoranza, invece, hanno respinto entrambi i tracciati, favorevoli solo all’ammodernamento della ferrovia esistente. Oliviero Pillon (Lista per Meolo) ha suggerito al sindaco di organizzare un corteo di protesta contro la Tav, perché il paese sta già patendo disagi per il casello autostradale, la “Via del mare”, e ora si aggiunge anche il raddoppio dei binari. Contrari ai due progetti Luciano Varsori, di “Meolo Europea” e Giorgio Peloso e Mattia Zaffalon, di “Essere Meolo”. (e.fur.)

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Gazzettino – 08 Luglio 2012

Nuova ipotesi in opposizione a quella di Save

Tessera, spostare la pista invece del Quadrante

Intanto Enac dà ragione al Comune: tolti i vincoli

Se proprio vuole si sposti Enrico Marchi, con armi, bagagli e seconda pista. È uno degli scenari che circolano in Comune per affrontare il nodo del Quadrante Tessera e dello sviluppo del terzo aeroporto intercontinentale italiano. Ora che il sindaco si appresta a diventare anche coordinatore dell’area metropolitana, è uno scenario che si fa più autorevole. Poi ci sono altre due opzioni, la prima parte dall’osservazione al Pat del presidente di Save, la società di gestione del Marco Polo: Enrico Marchi dice al Comune che, se proprio vuole costruire la cittadella dello sport e quella dell’intrattenimento con il nuovo Casinò, può spostarsi più a Nord espropriando terreni privati; mentre vicino alla nuova pista potrebbe costruire strutture che prevedano poche concentrazioni di persone, terziario o cose simili. In tal caso Marchi vincerebbe su tutti i fronti, il suo Master Plan per l’aeroporto diventerebbe il vero Piano regolatore e il Quadrante Tessera scomparirebbe. La seconda opzione è quella che il Comune considera ideale: non si costruisce la nuova pista ma si integrano gli aeroporti di Treviso e Venezia (e magari Ronchi dei Legionari), collegandoli con un treno rapido; ma così si impedisce al presidente di Save di realizzare terziario, direzionale, alberghiero e quant’altro.         La prima vede Marchi vincente, e va contro la filosofia dell’Amministrazione veneziana, più volte spiegata anche dall’assessore all’Urbanistica Ezio Micelli nelle risposte a varie interrogazioni e che punta a consumare meno territorio possibile, negli anni ne è già stato sprecato anche troppo; il Comune del resto ha deciso di concentrare le funzioni terziarie nella zona del Vega e in via Torino, non certo a Tessera.         La via di mezzo, cioè spostamento e ridimensionamento della seconda pista, salverebbe capra (buona parte del Master Plan aeroportuale) e un po’ di cavoli (ottenendo un minore consumo del territorio).               Il sindaco Giorgio Orsoni ai primi di aprile era andato in missione a Roma per spiegare all’Enac che il Comune su Tessera ha la sua programmazione urbanistica che non può essere cancellata dalla seconda pista dell’aeroporto. Era appena scoppiato il caso dei vincoli che l’Ente nazionale aviazione civile aveva posto su tutto il Quadrante, prendendo per buone le mappe che Save gli aveva allegato e che indicavano già la seconda pista.         Nei giorni scorsi uno dei massimi direttori dell’Enac ha inviato poche righe al Comune per confermare che le nuove Mappe di vincolo non comprenderanno le due tavole indicanti la nuova pista. Nelle sue osservazioni al Pat, Enac ha dato un parere negativo ma interlocutorio, e invita il Comune a coordinarsi per la programmazione urbanistica. Il Comune intende sfruttare appieno questa volontà di interloquire, partendo dall’assunto che 700 ettari dedicati ad una nuova pista sono un’enormità (circa 14 Quadranti messi in fila) e che, in realtà, potrebbe essere sufficiente molto meno spazio, salvando così i mosaici di Altino, il corso del Dese, le aree verdi e pure gli spazi del Quadrante. La stessa lista “In Comune” di Beppe Caccia, che fa parte della maggioranza, ha più volte ribadito che anche l’Amministrazione veneziana si stringerà, costruendo centro sportivo e casinò in un solo angolo del Quadrante, lasciando tutto il resto al verde.

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