24/02/2012 – Tribuna di Treviso: Su Barcon l’ombra della criminalità

VEDELAGO – Sulle campagne di Barcon si allunga l’ombra della criminalità organizzata.

Laura Puppato (Pd) denuncia: «Vigileremo su ogni possibile aspetto dell’operazione e della Superstrada Pedemontana»

Sulle campagne di Barcon si allunga l’ombra della criminalità organizzata. Laura Puppato nutre il sospetto: non lo dice chiaramente ma vorrebbe essere più esplicita. Due giorni fa ha presentato un’interrogazione a Luca Zaia perchè vigili sulle infiltrazioni mafiose nei lavori di realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta (un dirigente della Sis, subito allontanato, è indagato per mafia a Palermo).

Ora rilancia e collega l’avvertimento trasversale giunto a Nicola Di Santo e al Credito Trevigiano per l’ostilità al polo industriale di Barcon. «Il presidente della banca evidentemente ha elementi di conoscenza maggiore, ma io credo che sulla vicenda Barcon vada acceso un riflettore» sibila il capogruppo del Pd in consiglio regionale. «Non credo che Colomberotto e Rotocart abbiano la forza per un investimento economico di queste dimensioni: è bene vigilare » aggiunge Laura Puppato, che sta mettendo insieme alcuni dettagli. Che insieme formano un’immagine inquietante. «E’ scandaloso l’atteggiamento della Lega Nord, diventato il partito di riferimento dei maggiori potentati economici. Di Santo, la cui ostilità al progetto Barcon è limpida e trasparente, è preso di mira perchè non si fa teleguidare dagli interessi economici. La Lega mostra una spregiudicatezza senza precedenti, che va fermata nell’interesse del nostro territorio. Il sostegno del sindaco di Vedelago, la posizione di Muraro, l’atteggiamento pilatesco della Regione: sono tutti elementi che fanno pensare che questo progetto sia protetto. Noi saremo sentinelle del territorio e vigileremo contro ogni possibilità di infiltrazione e di interessi particolari. E’ ora di smetterla con il saccheggio del territorio a fini puramente speculativi».

Sui veleni distillati contro il Credito Trevigiano e il suo presidente, Nicola Di Santo, registriamo un’ondata di solidarietà.

Walter Veronese, presidente di Confartigianato Castelfranco, e Stefano Zanatta, presidente di Confartigianato AsoloMontebelluna, hanno rilasciato questa dichiarazione: «Piena solidarietà a Credito Trevigiano, al suo presidente Di Santo ed al direttore generale Umberto Longo. Siamo convinti che dobbiamo ripensare la qualità del nostro sviluppo non solo per poter competere adeguatamente nell’economia globale e per accrescere la competitività delle nostre Pmi. Il progetto di Barcon sembra fermo agli anni’50 ed anche i posti di lavoro promessi sembrano esagerati. Il territorio della Pedemontana intende presentarsi come luogo dell’innovazione e della cultura produttiva» .

Anche i dipendenti si sono mobilitati, dopo la nota della Fabi Cisl che chiedeva spiegazione di conti e poltrone al presidente Di Santo: c’è «un atteggiamento disfattista di una sigla sindacale che invece di tutelare i dipendenti opera per creare apprensione e discredito verso l’azienda. Tutti i colleghi, in questo momento di difficile congiuntura economica e avendo a cuore il proprio posto di lavoro, sono impegnati a fronteggiare questa crisi che non lascia spazio a tatticismi di sorta o insinuazioni tendenziose, riteniamo che ciò crei un danno indiretto ai dipendenti. Certe ripicche andrebbero esposte nelle sedi opportune e non sui giornali con l’intento disfattista. Seguirà nei prossimi giorni un comunicato ufficiale della Fabi».Nel pomeriggio, tutti i responsabili di filiale sono stati chiamati a villa Emo per la firma di un documento di solidarietà al presidente. (d.f.)

 

«Sono indignato»

«Perchè questo attacco, perchè proprio ora? Tutto ciò mi indigna». Non le manda a dire Armando Cremasco, ex vicesindaco, in prima linea nella battaglia per salvare villa Emo dalla fame dei cavatori e ora dalla parte di chi si batte per difendere la campagna dei Pola, a Barcon. «Nicola Di Santo – osserva – è stato tra i primi a credere nella nostra insurrezione popolare per Fanzolo . Si è schierato con la gente e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la dimora è diventata sede del Credito Trevigiano e la campagna è salva. Il suo è stato allora ed è oggi un atto di grande generosità personale. È nello statuto della Fondazione Villa Emo salvaguardare il territorio ed è tra gli scopi del Credito Trevigiano. Trovo avvilente tutta questa inutile polemica in un momento delicato in cui si stanno decidendo le sorti di Barcon».

 

«Sostegno da soci e clienti Sono la forza della banca»

VEDELAGO «Preoccupazioni per le presunte cattive acque in cui navigherebbe il Credito Trevigiano? Per quanto mi riguarda non ce ne sono. Se può valere come indice statistico è tutto il giorno che devo mettere il cellulare in carica per le tantissime telefonate di sostegno che mi stanno arrivando». Nicola Di Santo, il presidente dell’istituto bancario di Vedelago, il giorno dopo la notizia pubblicata da «Il Giornale» sullo stato di salute della banca non perde l’ottimismo. Tutt’altro. «Ribadisco che dietro a tutto questo c’è un attacco alla mia persona per il mio impegno contro il progetto di insediamento industriale a Barcon. Non vedo altre giustificazioni, anche alla luce degli avvertimenti ricevuti. Ai numeri si può far dire tutto e il contrario di tutto, lo sappiamo bene: ma lo stato di salute della banca non è quello descritto, lo dico con assoluta certezza». E, da quanto dichiara, i soci continuano ad aver fiducia nel suo operato: «E’ ovvio che mi ha fatto molto piacere ricevere quelle chiamate di solidarietà, anche perché mi confermano che come banca abbiamo scelto una linea largamente condivisa: essere vicina al territorio. E questo vuol dire anche opporsi a interventi che possono snaturarlo per sempre». Per Di Santo, tornando all’affidabilità del Credito Trevigiano, le performance registrate sono sicuramente migliori di altri soggetti del circuito credito cooperativo. «Sempre in riferimento all’attuale difficile congiuntura economica. E questo anche perché abbiamo continuato a dare fiducia alle imprese, anche se piccole e anche se in sofferenza. Ad esempio recentemente abbiamo deciso di sostenere un’impresa esposta già per 50 mila euro, mentre un’altra banca aveva preteso il rientro per soli 600 euro». E circa una possibile guerra per le poltrone, Di Santo conclude: «Appuntamenti prossimi non ce ne sono se non l’anno venturo. Magari stanno scaldando i motori…».

 

Il comitato: il Comune esca allo scoperto

VEDELAGO «È ora che l’amministrazione comunale e chi la guida esca allo scoperto sulla questione Barcon. Ci sono troppe incertezze che devono essere chiarite». Il comitato Barcon Viva, attraverso il suo portavoce Ermes Dondoni, chiama in causa il sindaco, Paolo Quaggiotto, affinchè una volta per tutte siano chiarite le intenzioni del Comune. «Quando un anno fa si è cominciato a parlare del progetto – spiega Dondoni – sembrava che di lì a poco fossero messi nero su bianco quali investimenti che si volevano fare in quell’area. Ma da allora non c’è stata più la possibilità di un confronto concreto su un tema di grande importanza per il nostro territorio. E si sono susseguiti solo i “si dice”». L’incertezza è anche data dal fatto che il comitato non ha potuto prendere visione dei documenti sui quali confrontarsi: «Sappiamo che c’è un progetto che giace in Regione e che attende i pareri di Comune e Provincia. Ci risulta che ce ne sia uno in Provincia, ma girano voci, tutte ovviamente da confermare, che sia differente. Su quale ci si baserà per l’operazione Barcon?». E non aiutano a fare chiarezza le notizie recenti. «Colomberotto ha annunciato che sta rivolgendo altrove la sua attenzione rispetto a Barcon e che alcune di quelle attività qui previste hanno già preso altre strade. Ci attendiamo che dalle parole, l’imprenditore passi ai fatti, ovvero rinunciando o modificando il piano già presentato».

La questione Barcon allo stato attuale risulta alquanto confusa: da più parti si è espressa chiaramente una contrarietà al progetto, sia dalle forze politiche come il Pd, da associazioni come Fai e Italia Nostra e Wwf, dalla Confartigianato castellana, oltre che dal Credito Trevigiano e dalla Fondazione Villa Emo, e ovviamente i comitati spontanei Barcon Viva e e comitato civico Vedelago.

La Regione attende il parere delle amministrazioni locali, mentre uno dei principali investitori ha annunciato di sfilarsi dall’operazione. «A fronte di questa situazione per nulla chiara – dice Dondoni – proviamo noi a dare qualche elemento utile ai cittadini sul progetto». L’occasione sarà la tavola rotonda di questa sera a Villa Pola dove, con gli interventi di Umberto Zandigiacomi (Italia Nostra), Andrea Menegotto (Proap Italia) ed Enzo Bergamin (Villa Emo) saranno presentati i pro ed i contro di questo mega insediamento.

 

Il portavoce di “Barcon Viva” nel mirino

Pressioni su Ermes Dondoni: campagna denigratoria e inviti ad appuntamenti al buio, indagano le forze dell’ordine

VEDELAGO – Sale la tensione a Barcon. Dopo l’attacco al presidente del Credito Trevigiano – «ricollegabile al mio impegno in prima persona contro il polo agroindustriale previsto sulla campagna a nord di via Terza Armata» – e i sospetti di infiltrazioni di criminalità organizzata sulla stessa operazione espressi da Laura Puppato, tocca a Ermes Dondoni denunciare pressioni.

Il portavoce del comitato Barcon Viva preferisce tenere un profilo basso, ma di quanto gli sta succedendo ha già informato le forze dell’ordine. «Minacce? Non proprio – ammette – Certo, ci si può aspettare di tutto e non posso negare che qualche pressione c’è». Non esplicita, ma chi gli è vicino racconta di uno strano episodio accadutogli nelle scorse settimane. Parla di una telefonata ricevuta da una segreteria milanese che gli fissava un appuntamento con una persona interessata alla sua attività di presidente degli Amici della Musica di Vedelago. Una persona che avrebbe voluto incontrare Dondoni per fargli una proposta. Appuntamento praticamente al buio in paese: solo un luogo, un’ora ma nessun nome. Dondoni ha informato i carabinieri e si è presentato con loro all’ora stabilita. Ma nessuno si è fatto vedere. Solo una coincidenza o effettivamente una vicenda legata al suo impegno nella battaglia contro il progetto del maxi macello con cartiera e farmer market di Barcon? Il portavoce del comitato glissa. Ma le forze dell’ordine indagano.

Dondoni preferisce riferire di tentativi di screditare la sua figura di presidente degli Amici della Musica. Un incarico che qualcuno sta cercando di togliergli ritenendolo scomodo. «La temperatura sta salendo a Barcon – ammette Dondoni – Ce ne stiamo accorgendo. Davanti e dietro a una speculazione di tale portata ci può essere di tutto. Sono rimasti in 5 contro tutti». I cinque che sostengono il progetto sono «i promotori Colomberotto e Rotocart, il sindaco Paolo Quaggiotto, il governatore Luca Zaia e il presidente della Provincia, Leonardo Muraro».

«Sull’opposta barricata– continua Dondoni – c’è tutta la gente comune. Tantissimi giovani mi stanno avvicinando per esprimere la loro contrarietà all’operazione. Hanno a cuore la loro terra». Ieri sera l’assemblea pubblica convocata dal comitato spontaneo di Dondoni.

Sul fronte del Credito Trevigiano continuano le attestazioni di solidarietà al presidente Nicola Di Santo dopo l’attacco sferratogli dalla Fiba Cisl e da «Il Giornale» che dalle sue colonne ha messo in discussione la solidità dell’istituto bancario.

Una cinquantina di dipendenti ha firmato una lettera in difesa dell’operato di Di Santo. Ma la guerra è anche interna al Credito Trevigiano. Una guerra tra sigle sindacali: da un lato la Cgil dall’altro la Fiba Cisl. Reciproche le accuse. La Fiba Cisl precisa di condividere la battaglia di Di Santo di «sottrarre un’intera area a chi vorrebbe depauperare il territorio con una logica di vera rapina ambientale». Scinde il fronte Barcon da quello della situazione del Credito Trevigiano. E su questo versante chiede a Di Santo di «mostrare i libri contabili» per certificare la solidità della sua banca.

 

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